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Dieci domande a…Elena Tetta

Dieci domande a…Elena Tetta
fonte Federnuoto

Foto da Federnuoto

Foto in copertina by  Giorgiana Emili

E insomma dopo Vittoria non poteva mancare la sua gemella della SAFA: stessa squadra, stessa mitica allenatrice, stesso esordio in azzurro…ed eccola qua, Elena Tetta!

1)Intanto ciao e grazie per la disponibilità di tempo che dai a Corsia 4. Ci racconti per che squadra gareggi e in che squadra invece sei cresciuto?

Ciao a tutti! Grazie a voi per questa intervista. Attualmente gareggio per la SAFA-2000 e sono cresciuta al Centro Nuoto Torino, con un intermezzo alla LaPresse.

2)Parlaci un po’ di te, dei tuoi interessi, di quello che riesci a fare quando non sei impegnata negli allenamenti.

Sono una persona molto ambiziosa che non si accontenta mai e che si pone sempre obiettivi nuovi. Diciamo che tra studio e allenamenti ed ora tra lavoro e allenamenti rimane poco tempo. Il sabato essendo il giorno più leggero della settimana, cerco di vedere o perlomeno sentire gli amici “storici”, quelli che sai che ci sono sempre anche se non riesci a frequentarli in modo continuativo.

3) Hai un ricordo molto bello di questo sport che porterai sempre con te?

Beh ne ho due: in ordine cronologico il mondiale Interclub del 2012 in Australia e l’Europeo 2015. La prima è stata indimenticabile perché siamo stati una squadra da quando siamo partiti da Torino a quando siamo rientrati, abbiamo condiviso tutto in quei 20 giorni; poi neanche a dirlo eravamo in Australia!! Invece l’esperienza degli Europei in Galles è stata magnifica perché oltre alla soddisfazione personale c’era quella di condividerla con un gruppo appena formato ma nonostante questo molto affiatato.

4) C’è invece un momento buio, invece, in cui hai pensato di mollare veramente tutto?

Purtroppo si, dopo gli Assoluti dell’anno passato quando continuavo a rincorrere un sogno che non arrivava.

5) Di solito chiedono sempre chi vuoi ringraziare: ecco c’è una persona che non puoi fare a meno di citare nell’ambito del salvamento a cui sei particolarmente grata?

In primis, devo ringraziare la persona che mi ha trascinato in questo sport, Diego, il mio attuale ragazzo. Non posso però fare a meno di ringraziare allenatrice (Elena Prelle) e presidente della SAFA-2000 (Franco Abbà) che hanno continuato a credere in me dandomi sempre la possibilità di allenarmi. Ma in realtà dovrei ringraziare tutta la SAFA perché qui ho ricominciato ad apprezzare il senso di appartenenza ad una squadra che in passato avevo un po’ perso…senza tutti loro non avrei raggiunto i miei obiettivi!

6) Per tantissimi atleti (i più giovani tutti) oltre allo sport c’è ovviamente da affrontare lo studio. Tu come sei riuscita a conciliare i due aspetti? Te la senti di dare qualche consiglio ai nostri lettori?

Vi racconto la mia giornata tipo alle superiori: uscivo da scuola alle 14, andavo a nuotare e quando arrivavo a casa alle 17 iniziavo a studiare. Sono convinta che la voglia e la volontà di riuscire a fare sport pur studiando è la cosa determinante. Quando sono finite le superiori è stato un poco più complesso perché magari gli allenamenti coincidevano con gli orari di lezione e quindi alcuni giorni mi allenavo da sola. Attualmente, avendo gli allenamenti alla sera quando finisco di lavorare vado a nuotare.

7)A questo proposito si dice che la scuola italiana non aiuti gli sportivi, e molti dei ragazzi che ci seguono non fanno neanche sapere di esser atleti agonisti. Come era la tua situazione?

Io a scuola tendevo a non dirlo perché non sapevo mai come i professori la potessero vedere, in realtà poi quando lo scoprivano non mi hanno mai fatto ostruzionismo (neanche favoritismi ovviamente) anzi qualcuno si interessava anche su come andassero le gare.

8)Diciamo che la famiglia gioca un ruolo fondamentale nella crescita dell’atleta…la tua come era (o è se ti segue tutt’ora): ti incitava ti osteggiava, indifferente…

I miei genitori non sono stati degli agonisti quindi hanno imparato ad esserlo con me. Mi hanno sempre sostenuto, senza mettermi nessuna pressione, anzi magari quando le gare non andavano come io speravo tentavano di consolarmi con frasi del tipo “Andrà bene la prossima volta”…frasi che un atleta di solito non accetta molto bene!! Se fosse per loro verrebbero sempre a vedere le gare e sono io a dire loro di non venire perché ho sempre paura che si annoino. Anche attualmente mi seguono sempre, sia dal punto vista morale che organizzativo (aspetto assolutamente non trascurabile!!).

9)Hai già dei progetti per la tua vita dopo il salvamento? Conti di restare nell’ambiente o pensi che ne uscirai definitivamente?

Mi piacerebbe continuare a lavorare nello stesso ambito per il quale ho studiato. Abbandonare totalmente il mondo del salvamento mi spiacerebbe molto, ma non ho ancora capito come potrei rendermi utile perché a fare l’allenatrice non mi vedo molto portata.

10) Un consiglio ai ragazzi del forum: perché fare nuoto per salvamento?

Perché è vario, divertente ed è impossibile non trovare qualcosa che ti piaccia e per il quale sei portato.

Grazie mille, e a presto!

Grazie a voi!

About The Author

Mauro Romanenghi

Ricercatore per professione, scrittore per passione, allenatore per caso, ma tutto con la massima professionalita'. Nato in Brianza nel 1973, Mauro Romanenghi come il whisky invecchiando migliora ma va preso a piccole dosi. Allenatore dal 1994, dopo la laurea in Scienze Biologiche lavora allo IEO di Milano nel campo della ricerca contro le leucemie e i tumori, e allena nella sua terra di origine quando e come puo' nuoto e salvamento. Collabora col forum di Corsia4 dal 2007, ed e' coautore e pseudoconduttore delle trasmissioni in podcast. Vive ad Arcore (ma non se ne vanta) con la moglie e un cane labrador, i veri angeli ispiratori delle sue cronache.

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