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Nuoto, i requisiti della “vasca veloce”: qual è la tua?

di Alessandro Foglio

Un altro anno è alle porte, e con esso riparte il viaggio attraverso le piscine di tutto il mondo. Che tu sia un agonista o un master, avrai il piacere di gareggiare in tante vasche diverse durante questa stagione, confrontarti con te stesso e con gli avversari cercando di superare i tuoi limiti e allenarti ancora di più per migliorare. L’allenamento si sa, è la base fondamentale di ogni sport, ancor più nel nuoto, dove anche il più piccolo problema può mandare all’aria i piani di un’intera annata. Ma c’è anche un’altra variabile che si aggira negli spogliatoi di tutto il mondo e risponde alla domanda: “è una vasca veloce?”.

Un quesito che è facile poter ascoltare soprattutto nelle gare master, dove gareggiano tanti atleti che per le prime volte si affacciano al mondo del nuoto e non hanno l’esperienza e la conoscenza per capire se e perché la piscina in cui stanno per gareggiare è “veloce”. Per fortuna, o sfortuna loro, trovano sempre l’esperto di turno che dice la sua, tanto che sul perché una vasca sia migliore di un altra se ne può sentire di ogni tipo. C’è chi dice “perchè ha il fondo basso”, chi “perchè ha il fondo alto”, chi pensa che dipenda dal tipo di corsie che si usano, chi è convinto sia meglio quando c’è il pontone, chi quando ha il bordo alto, fino a qualcuno che adora una tale piscina perché convinto che sia addirittura più corta!

Non è facile dare una spiegazione tecnica di vasca veloce, ma possiamo indicare alcuni parametri che sulla carta dovrebbero rendere una vasca migliore, più performante di un altra, sempre tenendo conto che l’atleta in questioni ci gareggi al top della forma e quindi possa avere un concreto e reale paragone con altri impianti.

Il discorso della profondità è importante: nell’acqua bassa non si va veloci, poiché nelle piscine con il fondo inferiore ai 2 metri esiste un onda di ritorno che frena l’avanzamento, anche se spesso la sensazione è quella di andare velocissimi. Meglio però un fondale più profondo, superiore ai 2 metri e possibilmente costante per tutta la lunghezza della vasca, dove l’onda di ritorno non arriva.

Anche il numero di corsie è un punto chiave: le vasche con tante corsie (8 o 10) sono migliori in quanto le onde rimbalzano più lontano, ci mettono quindi più tempo ad arrivare al muro e ritornare indietro, favorendo la performance. A proposito di bordi, ovvio che sarà sempre meglio trovarlo a sfioro, dove tali onde possono in parte scivolare fuori invece che i bordi vecchio stile, (talmente alti da doverci inventare climber per uscire) che ributtano indietro l’onda completamente. Un particolare che torna anche nell’uso delle corsie stesse. Se si guardano le gare internazionali, si vedranno corsie formate da grossi galleggianti, vere e proprie linee di demarcazione, ideali per limitare le onde tra un atleta e l’altro soprattutto nelle gare veloci.

Fondamentale per la scorrevolezza è la presenza del pontone: essendo mobili e non toccando il fondo della vasca, permottono all’acqua di passare al di sotto e quindi, per il solito discorso di onde, di non tornare incontro ai nuotatori. Esempio importante di quanto un pontone ben sistemato faccia la differenza sono i Campionati Europei in vasca corta di Trieste 2005. In quell’occasione i 25 metri furono ricavati all’interno della piscina da 50, quindi con due pontoni ( da una parte fu posizionata una tribuna mobile che copriva parte della vasca) che quindi consentivano alle onde di sciovolare al di sotto di essi in entrambi i lati della vasca, tant’è che in quella manifestazione caddero ben  8 record mondiali e  3 europei (di cui uno di Magnini nei 100 stile). Altra qualità dei ponti, anche se l’incidenza è minima, è quella di essere più elastico di un muro, migliorando di conseguenza la spinta in virata.

Sembrerà strano ma anche la temperatura dell’acqua può incidere in una prestazione, con i 27° gradi che sarebbero l’ideale, ma in questo caso ci avviciniamo a quello che può essere un vero e proprio gusto personale: c’è chi si sente meglio con l’acqua più fredda, chi con quella più calda, come chi gareggia meglio al mattino e chi al pomeriggio. Un particolare è anche il tipo di superfice del fondo e dei lati della vasca: hanno una resa migliore quelli piastrellati, che vanno per la maggiore, ma non è così raro trovare strutture con teloni, dove l’acqua scivola più lentamente.

 Infine, non meno importanti sono i blocchi di partenza, soprattutto quelli di ultima generazione che possono senza dubbio portare un beneficio maggiore al via rispetto a quelli classici, sprovvisti di pedana.

Per quanto si possa cercare un vero e proprio modello di vasca scorrevole, alla fine la vasca più veloce è…. quella in cui si va meglio. Chiunque abbia avuto la fortuna di gareggiare in tante vasche, avrà sicuramente una piscina dove stampa sempre i suoi migliori o trova sensazioni stupende, pur essendo magari una buca con l’acqua fredda, blocchi in cemento e quasi in “salita”. Le nostre convinzioni sono quindi ancor più forti di tante spiegazioni logiche e tecniche, tanto che la “testa” è parte fondamentale dell’allenamento tanto quanto l’aspetto tecnico e fisico.

Quest’anno ci sarà però un occasione d’oro per i fortunati che riusciranno ad andare ai Campionati Europei  Master di Londra: nuotare all’Acquatics Centre, la vasca Olimpica del 2012 e tuffarsi nelle corsie dove hanno nuotato Michael Phelps e tanti altri campioni.

E’ forse troppo??? Meglio allora tornare nella cara e affidabile “vasca da bagno” di tutti i giorni!

About The Author

Responsabile sezione Master, istruttore di nuoto, ex-ago di nuoto e salvamento, “Ing-mamma-atleta” Master

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