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Budapest 2017, un tifoso ai Mondiali di nuoto

Budapest 2017, un tifoso ai Mondiali di nuoto

Volete sapere come sia andare a vedere i Mondiali di nuoto? È quasi un lavoro e richiede una certa preparazione.

La caccia al biglietto parte già due anni prima dell’inizio della manifestazione: ogni tanto, a distanza di qualche mese, il tifoso si informa sul prossimo evento e soprattutto cerca di capire quando metteranno in vendita i biglietti.

Quando arriva il momento, ecco che il tifoso si precipita a comprarli: tutte le gare di nuoto, molte di quelle di pallanuoto e qualcuna di tuffi, per esempio. Se deve stare dieci giorni a Budapest, che siano dieci giorni di gare ininterrotte!

Ecco formato anche il calendario delle ferie di luglio, quindi via a consultare le App fondamentali per decidere alloggio e volo.

Una settimana prima dell’evento, poi, prepara tutto il necessario per partire, controlla di avere tutti i biglietti, ne compra anche per i giorni che pensava di dedicare alla visita della città, consulta la Lonely Planet perché sa che avrà poco tempo per girare al di fuori del villaggio e deve essere preparato, ricorda di non dimenticare degli accessori fondamentali per il suo lavoro di tifoso: il caricabatterie portatile, una bandiera della sua nazione e l’ipad, per esempio.

Arrivato in città immagina di non avere tempo. Non ce la farà mai a fare tutto: a visitare le città, a guardare tutte le gare.

Ragiona come se non avesse mai fatto questo. Deve essere un orologio. Deve essere veloce. Guarda quanto tempo impiega per arrivare da casa agli impianti e in città e poi di nuovo agli impianti: gli orari della sua vita dipendono dal programma degli eventi.

Scoprirà ben presto i percorsi da fare tra i vari luoghi e come farli a piedi, in autobus, in metro o perfino in nave. Le linee di metro le guarderà come delle amiche fidate. Segue i volontari dell’organizzazione e scopre dove fermano i pullman che portano gli atleti e dove questi vengono scaricati. Arriverà il giorno in cui seguirà l’orda degli autografisti, per raccogliere chiacchiere e osservare la caccia all’atleta da parte del bambino Rambo.

Perlustra il villaggio spettatori subito dopo avere perlustrato la casa in cui alloggia. Controlla tutti i menù dei ristoratori, guarda i prezzi, ipotizza quale sarà il prossimo pasto, guarda chi sono i caffeinizzatori, cerca le toilette.

Prima di entrare dentro l’impianto, in prossimità delle gare, prepara il biglietto, gli strumenti metallici ed elettronici e lo zaino per velocizzare i controlli e passare indenne dal metal detector.

Ovviamente ci sarà sempre un intoppo, ugualmente.

Impara a superare quindi le insidie dello scanner che verifica che il biglietto sia valido: va messo di traverso o diritto? Per lungo o per largo? Di sopra o di sotto? Una volta dentro perlustra l’area cibo e l’area toilette. Quindi ecco l’impianto di gara.

Solitamente maestoso. Fotografa tutto quello che vede: se ci fossero le ragnatele sui seggiolini fotograferebbe pure quelle. Forse in effetti meriterebbero una foto, se ci fossero.

Ogni giorno inizia alle sei di mattina con una corsa che gli dia la giusta carica. Si dirige dopo la doccia verso l’impianto dove si svolgono le batterie di nuoto e dove arriverà un’ora prima.

A volte per vedere gli atleti arrivare, altre per stare un po’ dentro a osservare il riscaldamento, altre volte per girare con tranquillità dentro la zona dedicata agli spettatori, sempre per leggere gli articoli dei siti sportivi e di nuoto e le rispettive pagine social.  Cerca sempre di velocizzare gli ingressi ai tornelli che portano dentro il villaggio degli spettatori, altrimenti chiamato mercato, vista la presenza di sponsor, merchandising dello sponsor tecnico, merchandising ufficiale dell’organizzazione, ristorantini, area giochi.

Sfrutta le batterie, in cui cerca di piazzarsi al posto uno fila uno quando ci sono posti vuoti, per conoscere atleti sconosciuti di nazioni che vorrebbe visitare, come Palau, il Laos o le isole Mauritius. Guarda la differenza di movimenti tra i migliori e i peggiori cercando di capirci qualcosa, se non è un tifoso esperto di tecnica.

Per la prima batteria del mondiale impara a conoscere tutti gli atleti presenti. Guarda migliaia di movimenti, di partenze, di virate, di bracciate. Verifica sul tabellone i risultati. Poi, col tempo, userà le prime batterie per fare il punto della situazione sui siti e sui giornali e rimettersi in pari coi “commenti da casa” e leggere qualche dichiarazione che non ha potuto ascoltare in diretta. Il che significa che dedica più considerazione ai primi che agli ultimi, a ben vedere.

Cerca di guardare con attenzione le batterie migliori, anche se a volte si perde i momenti clou perché sta leggendo un commento sul forum o gli è venuta un’idea su qualcosa da raccontare. Quando entrano in vasca gli atleti della sua nazione, li incita in silenzio, col pensiero o con la bandiera, se è da solo, o con le urla o battendo le mani o sventolando ancora la bandiera, se è in compagnia. Certo. In quasi tutti i luoghi ci sono decine di tifosi che vanno in visibilio per un piazzamento in batteria che vedono come una vittoria olimpica. Lui non è così, ma forse lo diventerà un giorno.

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Finite le gare del mattino il problema principale è capire quanto tempo il tifoso ha a disposizione prima del prossimo evento e come gestire gli spostamenti. Visita a un quartiere, con l’ausilio prezioso della Lonely Planet e di Google Maps? La visita dovrà essere fatta di corsa e durare non più di due ore.

È un andare da un “luogo da vedere” a un altro senza fermarsi e sempre con l’assillo del tempo che incombe. Mangiare?

Per quello c’è tempo: al limite basta un hot dog preso al volo, a meno che non ci siano mercati low cost come a Berlino e Barcellona, che allora vengono inclusi nel programma come se fossero delle gare. Prima vivere, poi mangiare, questo è il motto! Dove “vivere” significa vivere l’evento come se si stesse dentro una bolla sportiva.

Il fatto di avere tempo per un’escursione in città significa che c’è una pausa senza partite di pallanuoto, altrimenti, almeno dai quarti in poi, inizia il ping pong: finisce il nuoto la mattina e vai alla pallanuoto, finisce la partita di pallanuoto e torni al nuoto per le finali, finisce la pallanuoto e… magari c’è tempo per una visita notturna alla città.

Se il tifoso si accorge che manca solo un’ora al momento in cui ha deciso di essere dentro l’impianto stesso (un’ora prima dell’inizio delle gare, di solito) e lui è ancora in un posto sperduto della città (sperduto nella sua mente, ma in realtà vicino agli impianti che sono sicuramente raggiungibili agevolmente almeno coi mezzi pubblici), diventa impaziente e si mette alla ricerca del primo mezzo disponibile che lo porti a destinazione. Dentro l’impianto, poi, agita la bandiera come segno di riconoscimento o di incitamento. Sta bene in quest’ambiente cosmopolita e spettacolare, in cui in due ore ogni giorno gli atleti si giocano un anno di preparazione.

È il momento delle semifinali e delle finali, di nuoto, ma anche di pallanuoto e tuffi. Ci ha pensato fin dalla mattina, ipotizzando risultati, valutando post su Facebook, leggendo articoli e social network mentre è in movimento o tra una pausa e l’altra. Ecco che arrivano gli atleti, ecco il riscaldamento, ecco i tifosi coi colori della nazione in faccia o sui loro indumenti, ecco le bandiere, ecco le bacchette da battere per incitamento, ecco i video e i giochi di intrattenimento, ecco finalmente la presentazione delle gare del giorno, ecco la tensione che sale.

Ecco le persone sedute accanto a te. Italiani? Ciao, anche voi qua, ehi, la 4x100 stilecom’è andata?! Andiamo a vedere la pallanuoto insieme, dopo? Questi invece sono francesi? Alé jé jé alé jé jé, un incubo.

Non si limita a tifare per i suoi colori, ma tifa per lo sport, o così gli piace pensare. Si appassiona a ogni gara perché è tifoso, ma anche appassionato. Apprezza le sfide, apprezza i campioni, sta attento ai passaggi, ai tempi, ai record, ai giovani emergenti, all’andamento di ogni nazione: del resto, che si è preparato a fare se no?

Però ci vuole poco a tornare tifoso e basta: tifa contro qualcuno o qualche squadra che gli stanno antipatici, si lamenta delle prestazioni dei suoi (avrebbe dovuto fare un tempo migliore, ogni volta la stessa storia, che ci voleva a qualificarsi, sempre la solita delusione, ti pareva non sbagliasse nel finale), non presta la stessa considerazione a quelle altrui (quello lì avrebbe dovuto vincere ori su ori ed è arrivato quarto, quella lì è fuori dai giochi in tutte le gare a cui ha partecipato). Alla fine prevale la sua anima sportiva e rimette i pensieri in riga, ma i momenti più belli sono quelli in cui il pensiero è annullato e vive una gara di puro cuore e questa gli ha lasciato o un’immensa esaltazione per una vittoria o una tristissima delusione per una sconfitta. Nel primo caso lo vedi girellare per l’area spettatori correndo e sorridendo e se è in compagnia cantando insieme agli amici fatti per caso al mondiale. Nel secondo lo vedi vagare in modalità zombie.

A fine manifestazione fa il pieno di gadget, zaini, magliette ufficiali. Il pieno di cibo lo ha fatto nei giorni precedenti. Domani è un altro giorno e uscirà dalla bolla e tornerà alla vita normale, in attesa di comprare i biglietti per la prossima grande manifestazione internazionale.

Perché ha già deciso che tornerà. Domani è un altro giorno e tornerà a lavorare. Ecco che un pensiero gli balena in testa:”Lavorare? Perché qua che ho fatto? Devo dormire!”

Volete sapere come si è comportato il tifoso a Budapest? Seguitelo nella prossima puntata.

(Foto copertina: Riccardo Ricci)

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