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7Colli 2017, analisi di un’edizione da record

7Colli 2017, analisi di un’edizione da record

È terminata una delle edizioni più spettacolari di sempre del Trofeo Sette Colli, ottimo antipasto per gli imminenti Campionati Mondiali di Budapest ed ottimo test per verificare le condizioni di forma ed aggiustare la mira nelle settimane decisive della stagione.

Ed è proprio la collocazione del meeting il punto chiave del suo successo. Quando diciamo collocazione intendiamo sia geografica, in quella che è unanimemente riconosciuta come la piscina più bella del mondo in una delle città più belle del mondo, sia temporale. Ed è da questo punto di vista che ci torna utile confrontare i risultati del 2016 con quelli del 2017.

Tra i maschi il livello 2017 è stato altissimo: soltanto in 4 gare l’anno scorso si era andati più forti, tre delle quali appartengono a Gabriele Detti (200-400-800 stile) che quest’anno è stato menomato dall’influenza. Questo nonostante il livello 2016 fosse comunque molto alto, con la presenza di campioni da podio olimpico come Laszló Cseh e Cameron van der Burgh.

Situazione opposta tra le donne, dove in 10 gare su 17 il 2016 batte il 2017. A subire su tutti il dorso, dominato da Kyle Masse (presente l’anno scorso insieme a tutta la delegazione olimpica canadese) e la rana, che nel 2016 vedeva la presenza pesante di Rūta Meilutytė.

Significativo (ed anche scaramantico) è il dato che vede il vincitore del Sette Colli protagonista all’evento che segue nel calendario internazionale. La prova è Rio 2016 dove, ad esempio, 5 tra i maschi vincitori a Roma sono andati in finale e 3 di loro addirittura sul podio, Detti, Paltrinieri e Cseh, con Proud giunto quarto nei 50 stile. Sulla stessa falsariga anche il dato al femminile, che vede ben 7 atlete vincitrici al Foro Italico guadagnarsi la finale olimpica con due podi (Kapas e Masse). Il Sette Colli porta bene? Se lo augurano i vincitori dell’edizione 2017.

All’appello mancano ormai solo gli imminenti Trials americani, ma vista la vicinanza con i Mondiali è giusto iniziare a dare un occhio alla graduatoria 2017. Confrontiamola inizialmente con il tempo del vincitore del Sette Colli: nella colonna centrale trovate il gap tra i due tempi ed il valore percentuale del tempo Sette Colli paragonato al migliore del ranking.

La prestazione che ha lasciato tutti a bocca aperta è sicuramente quella di Dávid Verrasztó che, insieme a Daya Seto, ha illuminato il foro con un 400 misto da paura. Il tempo stampato dall’ungherese è il top mondiale 2017, gli sarebbe valso il bronzo a Rio e, se ripetuto (o migliorato) a Budapest potrebbe dare grandi soddisfazioni casalinghe al figlio di Zoltan.
Non male anche le prestazioni di Chad Le Clos nei 100 farfalla, Tamás Kenderesi nei 200 farfalla e del solito, dominante, Adam Peaty nella rana veloce. La palma del peggiore tra i vincitori va nettamente al tedesco Diener nei 100 dorso.

Tra le donne la prestazione migliore viene effettuata dalla nostra Federica Pellegrini: il suo tempo nei 200 stile non smuove il ranking ma si conferma vicino alle migliori prestazioni dell’anno. Appena dietro a Fede si piazzano la O’Connor nei 200 misti e la Barratt nei 50 dorso. Ultima tra le vincitrici la britannica Renshaw nei 200 rana, che si confronta con il 2.19 già stampato da Yiulyia Efimova ai campionati russi.

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Federica Pellegrini: il nuoto femminile verte sulle sue forti spalle da diverso tempo, ed è ancora così. La nostra Divina ha nuotato il quarto tempo stagionale nei 200 stile, ma in una finale mondiale è per tutte una rivale ostica. Dopo di lei quasi il nulla, eccezion fatta per la Castiglioni (ottavo crono nei 50 rana) e per Simona Quadarella, che nel mezzofondo è l’outsider da tenere d’occhio (attualmente ottavo tempo negli 800 e quarto nei 1500).

Detti e Paltrinieri non sono una novità: i nostri Splash Brothers occupano la prima piazza rispettivamente negli 800 e nei 1500, gare che li vedranno sicuri protagonisti a Budapest, con Gabriele che è in alto anche nei 200 e 400 stile (quarto e secondo). Nella top ten mondiale rientrano anche Matteo Restivo e Giacomo Carini, forti dei record italiani effettuati ai nostri Trials rispettivamente nei 200 dorso e farfalla, e Piero Codia nei 100 farfalla. Altissimo è, infine, Nicolò Martinenghi: il nome più caldo del nuoto italiano, forte di due record nazionali (uno dei quali proprio al Sette Colli), si trova attualmente al quinto posto nei 50 ed al quarto nei 100 rana: sognare non è peccato.

Ed è proprio con i 100 rana maschili, freschi appunto di primato nazionale, che concludiamo questa analisi.

Come è stata la progressione del record del mondo rispetto a quello italiano?

Lo vediamo qui, dal 2000 in poi (per ogni anno è stato preso il tempo record al 31 dicembre).

Nella colonna di destra ci sono i nomi che hanno fatto la storia della rana: Da Sludnov a Kitajima, fino ai più recenti van der Burgh e Peaty. Ma se il 2001 è stato l’anno “dell’uomo sulla luna”, ovvero di Roman Sludnov che infrangeva il muro del minuto, in Italia abbiamo dovuto attendere il 2009 per arrivarci, grazie a Fabio Scozzoli. Certo, se Domenico Fioravanti avesse potuto esprimere il suo talento per qualche anno in più magari saremmo qui a raccontare un’altra storia.

Ora che Adam Peaty ha infranto il muro dei 58 e minacciato pesantemente anche quello dei 57″, ci ritroviamo nuovamente a rincorrere di due secondi: sarà proprio Nicolò Martinenghi ad essere il primo italiano sotto i 59″?

(Foto copertina: Fabio Cetti )

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Luca Soligo

BIO Appassionato di sport, analizzatore di numeri e statistiche, raccoglitore di curiosità. Nato, cresciuto e peggiorato in piscina. In una parola: Fattidinuoto.

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