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Mondiali di Nuoto, cosa resta di Kazan 2015

Mondiali di Nuoto, cosa resta di Kazan 2015

Budapest 2017 si avvicina: l’appuntamento clou della stagione natatoria, come tutti i mondiali post-olimpici, ci darà delle prime indicazioni su come sarà il prossimo quadriennio, che culminerà con i Giochi di Tokyo 2020, oltre che fornire un banco di prova per i freschi campioni olimpici 2016.

Quale occasione migliore per vedere cosa ci ha lasciato in eredità l’ultimo mondiale disputato, ovvero quello di Kazan 2015?

I MEDAGLIERI

Prima di Kazan, gli Stati Uniti erano saldamente in testa a tutti i medaglieri riguardanti i Campionati Mondiali. Nonostante un’edizione tutt’altro che spettacolare, i nordamericani sono riusciti a vincere anche il medagliere classico 2015, facendo leva soprattutto su una Katie Ledecky fuori dal comune e su alcune (non tutte) staffette.

Vediamo quindi il confronto tra il pre ed il post Kazan 2015 del medagliere generale

Le vere novità sono l’ingresso in top ten di Gran Bretagna ed Italia, a discapito dell’URSS, che esce dalle dieci, e dai Paesi Bassi, in forte crisi di allori mondiali.

Stati Uniti ed Australia continuano la loro fuga verso l’infinito, mentre la Cina cresce e mette nel mirino la DDR.

Diamo uno sguardo ai cambiamenti subiti dal medagliere al maschile.

Francia e Gran Bretagna compiono il balzo avanti più eclatante, scalzando Russia (deludente) e Sud Africa – un solo oro per Le Clos) – dalle posizioni di vertice.

Anche l’Italia si migliora, avvicinandosi alla top ten grazie allo spettacolare trionfo di Gregorio Paltrinieri nei 1500.

Vediamo anche i cambiamenti del medagliere femminile.

Sarah Sjöström trascina la Svezia in alto e fa perdere una posizione all’Italia, che si ferma a due argenti e scivola al nono posto all-time. Senza una degna erede di Federica Pellegrini, anche in quell’occasione trascinatrice al femminile, il futuro azzurro resta un’incognita.

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In questa classifica cercheremo di determinare chi è stato il “Campione dei Campioni”, ovvero chi ha migliorato di più il record del mondo oppure si è avvicinato maggiormente al record stesso nella finale in cui ha vinto il titolo mondiale.

Per farlo, attribuiremo al tempo effettuato nella finale un punteggio, calcolato tramite una semplice proporzione con il record del mondo in vigore.

Attribuendo 100 punti al tempo record del mondo in vigore, il Campione dei Campioni è l’atleta che ha fatto registrare il punteggio migliore nella finale in cui ha vinto l’oro.

In campo femminile, a Kazan sono stati effettuati 4 record del mondo a suggello del titolo mondiale. In due occasioni è stata Katie Ledecky a scioccare il mondo con crono che hanno dell’incredibile, ed il suo 8’07″39 negli 800 stile (e pensare che a Rio ha fatto 8’04 NdA) le vale la palma di Campione dei Campioni 2015 con 100,74 punti. Menzioni d’onore anche per altre due record-girl: Sarah Sjöström con 100,18 punti nei 100 farfalla e Katinka Hosszú a quota 100,02 punti nei 200 misti, dove ha battuto un WR che resisteva dai tempi della gomma.

Tra gli uomini invece, nessun atleta ha effettuato il record del mondo nella finale mondiale. Cameron Van der Burgh ed Adam Peaty si sono scontrati a suon di primati nelle batterie e nelle semifinali dei 50 rana, ma in finale la tensione ha prevalso ed entrambi si sono fermati sopra al limite mondiale. Il 26.51 di Adam Peaty vale comunque il titolo di Campione dei Campioni tra i maschi, con 99,66 punti contro i 99,41 di Marco Koch nei 200 rana ed i 99,22 di Camille Lacourt nei 50 dorso.

La sensazione è che Ledecky e Peaty saranno anche quest’anno i maggiori indiziati per vincere questa particolare graduatoria.

STRISCE VINCENTI

Questa analisi la dedichiamo ad un confronto particolare, ovvero quello tra gli Europei di Berlino disputati nel 2014, i Mondiali di Kazan 2015 e i Giochi Olimpici di Rio 2016.

In grassetto trovate gli atleti attualmente detentori della Tripla Corona: Campione Europeo, Mondiale ed Olimpico in carica.

Complimenti quindi ai Triple Crown Champions: Adam Peaty nei 100 rana, Gregorio Paltrinieri  nei 1500 stile e Katinka Hosszû nei 200 e 400 misti.

A Sarah Sjöström è mancato solamente l’oro teoricamente meno difficile da conquistare, quello europeo, per chiudere il filotto nei 100 farfalla: Jeanette Ottesen l’ha preceduta a Berlino togliendole questa soddisfazione.

Discorso a parte va fatto per Katie Ledecky che, non essendo europea,  si de ve “accontentare” della doppia corona Mondiale più Olimpiade. Per lei, e per tutti i nuotatori citati sopra, a Budapest c’è la possibilità di continuare la striscia di imbattibilità internazionale salendo di nuovo sul gradino più alto del podio.

Menzione d’onore per Florent Manaudou che per 1 centesimo lasciato ad Anthony Ervin non si è forgiato del titolo di Triple Crown Champion nei 50 stile: per lui possiamo parlare di Career Triple Crown, essendo stato campione olimpico a Londra 2012.

Una curiosità: solo in 2 casi il vincitore di Berlino 2014 ha nuotato il tempo migliore rispetto ai vincitori di Kazan e Rio. È successo (di poco) a Mireia Belmonte Garcia nei 200 farfalla, ma la spagnola a Rio è riuscita comunque a vincere l’ambito oro olimpico. Non ha fatto altrettanto Rikke Møller Pedersen: con il 2’19″84 fatto a Berlino avrebbe agilmente battuto sia la Watanabe a Kazan che la Kaneto a Rio, e invece fu rispettivamente terza ed ottava.

E L’ITALIA?

Che edizione è stata Kazan 2015 per i colori azzurri? Vediamola comparata a tutte le altre edizioni mondiali.

Di sicuro le 5 medaglie portate a casa dalla spedizione italiana rappresentano un bottino di tutto rispetto: solo altre 3 volte nella storia (1991, 2001 e 2007) siamo riusciti ad ottenere un risultato numericamente più ricco ed inoltre Kazan 2015 ha rappresentato un netto e deciso miglioramento rispetto a Barcellona 2013, l’ultimo mondiale post-olimpico (al quale sarà giusto paragonare i risultati di quest’anno).

A Budapest abbiamo alcune certezze su cui contare: su tutte Gregorio Paltrinieri, Gabriele Detti (che saltò Kazan) e una Pellegrini ancora in cerca di record (sarebbe il settimo podio consecutivo nei 200 stile). Ci sono inoltre una serie di giovani di belle speranze in rampa di lancio ai quali, però, chiedere una medaglia è francamente troppo: più giusto sognare in alcuni ingressi in finale che aggiungano esperienza in prospettiva futura.

Ciò che sembra difficile, allo stato attuale, è ripetere i due grandi exploit ottenuti in terra russa con le staffette, settori che sono usciti quantomeno ridimensionati dalla spedizione brasiliana e che hanno bisogno di rilancio (4x200 donne) o di ricostruzione (velocità maschi) in vista soprattutto di Tokyo 2020.

(Foto copertina: www.thenational.ae )

About The Author

Luca Soligo

BIO Appassionato di sport, analizzatore di numeri e statistiche, raccoglitore di curiosità. Nato, cresciuto e peggiorato in piscina. In una parola: Fattidinuoto.

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