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Reportage: Scuola e Sport… tra kilt e tweed

Reportage: Scuola e Sport… tra kilt e tweed

La scorsa settimana vi ho promesso di riportarvi in Europa, in particolare in Gran Bretagna.

Qui ho fatto in autunno due incontri speciali.

Vi presento Federico

Il primo è quello con un ragazzo che ha deciso di mettersi in gioco in nome della sua passione cambiando completamente vita; proprio come ha fatto Rūta Meilutytė, che a 13 anni si trasferì armi e bagagli con la famiglia a Plymouth, per diventare la campionessa olimpica di Londra 2012.

Il nostro amico Alessandro Foglio mi ha fatto conoscere ad ottobre una famiglia di Alessandria – ma guarda il caso! – il cui figlio, due anni fa, ha fatto una scelta coraggiosa: lasciare casa a sedici anni e andare nella squadra-college di un “amico” di Corsia4: Jon Rudd, il coach di Ruta. Chi ha avuto modo di ascoltare il nostro Salotto di gennaio con l’allenatore britannico, conosce la visione olistica di Jon sullo sport e sull’educazione. Chi non l’avesse fatto, può ascoltare QUI la nostra chiacchierata.

Quella che andiamo a descrivere quindi è una creatura nata per soddisfare le esigenze di sportivi che vogliono provare a fare attività di altissimo livello senza rinunciare all’educazione scolastica. E per raccontare dal di dentro la struttura e l’organizzazione della creatura di Jon Rudd, ci facciamo aiutare dal primo protagonista di oggi: Federico Poggio, che tutti gli esperti di nuoto giovanile e non solo conoscono.

Federico infatti è medaglia d’argento europea juniores, bronzo agli ultimi Campionati Italiani assoluti, ranista di ottima fattura ma soprattutto studente al Plymouth College!

La famiglia Poggio

La scelta… Plymouth Leander Club

Ho deciso di mettermi in gioco due anni fa al cento per cento scegliendo di andare all’estero. L’alternativa era la scelta di una squadra in una grande città o l’ingresso in un corpo militare. Il sogno estero erano gli USA, ma essendo complicato e conoscendo la scelta di Rūta Meilutytė ho deciso di seguire il suo esempio anche perchè il livello della squadra era altissimo e inoltre la scuola collegata offriva vitto e alloggio. La squadra di nuoto, il Plymouth Leander, lavora in completa partnership con la scuola, tanto che Jon ha addirittura un ufficio al suo interno.

NDR: la sinergia comprende anche alcune università, se andate sul sito della squadra qui lo vedete: Welcome to Plymouth Leander Swimming Club e Learn to swim.

Questa scuola è molto particolare, perché qui tutto è focalizzato in funzione dell’atleta-studente.

Il college è privato, una consuetudine molto diffusa in Inghilterra. Le lezioni sono nei consueti orari, in particolare dalle 8.50 fino alle 15.30, per alcuni studenti anche fino alle 17. Il pranzo è offerto (“a pagamento!”) dalla scuola. Le materie vengono scelte in base ai corsi di laurea che si vorranno seguire in futuro – e come sempre ci sono le classiche materie ”alternative”.

Educazione fisica ad esempio, si studia sui banchi di scuola, e si divide in varie parti: è una vera e propria materia di studio con i suoi aspetti sociologici e metodologici dice Federico.

Si frequentano tre materie l’anno, e il college consente di personalizzare la frequenza delle materie in funzione degli orari di allenamento. Ovviamente le assenze sono giustificate e anzi i ragazzi vengono aiutati nel recupero dai docenti. Questo perché la scuola entra integralmente nella gestione dei tempi di studio e allenamento dei ragazzi, tanto che Jon come appunto abbiamo anticipato ha uno studio all’interno della scuola per coordinare tutto il progetto.

Tutor, allenamenti e gare

Certo c’è una grande differenza con la scuola italiana ma con molte altre scuole inglesi: ad esempio gli sportivi saltano alcune ore di lezione pomeridiane perché hanno attività sportiva e spostano le loro lezioni al mattino!

Non solo l’alloggio è garantito. In questa scuola sei controllato al cento per cento: hai un tutor che ti segue e ti controlla in ogni momento! Certo invece per le trasferte e le gare puoi anche muoverti per conto tuo, anche se la squadra ti fornisce ogni mezzo per gare e allenamenti.

Il trasporto, l’alloggio, il vitto…tutto è a carico (leggi: pagato) dell’atleta…”anche il riscaldamento in gara”!!!

Jon si vanta moltissimo di questa sinergia e questa compatibilità che ha creato: pensa che sia una delle migliori realtà al mondo di questo tipo, e per far questo ha moltissimi assistenti dice ancora Federico (leggi QUI).

Certo, non è tutto oro quello che luccica.

La casa mi manca! I tempi di scuola sono molto diversi, è stato difficile anzi i primi giorni mi addormentavo in classe dopo l’allenamento delle 5! Però le opportunità che ho adesso in Italia non le avrei avute. Il cibo non è lo stesso, la lingua nemmeno, però sono gli orari che mi hanno fatto difficoltà. Cenano alle 19 e alle 6 di mattina si nuota già nel nuoto libero!

Anche la struttura degli allenamenti prevede moltissimi turni. In particolare, Federico ha una frequenza di nove sedute settimanali: cinque al mattino dalle 5 alle 7 o dalle 6 alle 8, quattro pomeridiani di solito dalle 14 alle 16.15. E pensate come si sta a lezione… dormendo!!!!

Il vantaggio è che i professori capiscono. Vorrei solo essere indipendente, meno controllato. Vorrei già essere all’università: potrei avere la borsa di studio completa e corsi di laurea che mi interessano oppure tornare in Italia per entrare in un gruppo sportivo. Mi hanno già offerto la borsa di studio nella stessa università di Proud (e l’hanno offerta anche a Rūta Meilutytė)!

 

Il confronto con l’Italia e il futuro

“Beh intanto ha risolto il problema delle interviste in inglese dice la mamma. “A parte gli scherzi, noi lo abbiamo appoggiato in tutto. Quando ha scelto di spostarsi, e doveva farlo da solo, la scelta migliore si è rivelata quella del college dove è sì incoraggiato a crescere ma è anche vigilato e aiutato, anche se ha avuto le sue difficoltà: ha però imparato a crescere e superarle da solo”.

Ed ecco le dolenti note: “La scuola che faceva in Italia era lo scientifico… dopo una settimana di gare a Mosca lo hanno interrogato in inglese!” continua la madre ”E poi… maturava tante assenze per l’ambito sportivo, e doveva recuperare il lavoro svolto”.

E allora passo alla solita domanda: cosa potrebbe fare la scuola italiana per agevolare i giovani atleti?

Dovrebbe essere più… comprensiva: piccole cose, come poter spostare verifiche e interrogazioni, poter uscire qualche minuto prima dalle lezioni per raggiungere le sedi di allenamento più agevolmente.

Anche il papà interviene:

Dovrebbero trovare accordi con le società, magari con un programma differenziato. In generale le squadre potrebbero cercare di venire incontro modificando gli orari quando il ragazzo è in difficoltà… ma i soldi sono pochi per creare tanti turni di allenamento e le scuole pubbliche non credo abbiano finanziamenti per fare corsi ad hoc.

Un piccolo excursus: ho sentito pochi giorni fa Federico, che come sapete è rimasto senza guida. Infatti il coach inglese ha lasciato i Plymouth Leander per accettare la guida del centro di alta performance in Irlanda. Era molto combattuto, ma speriamo che la situazione si chiarisca e lui possa continuare a coltivare il suo sogno che lo ha portato a una decisione difficile ma che ha finora pagato.

 

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Conosciamo Gaia e le gemelle Giorgia e Alice

La seconda storia è una scelta molto simile a quelle della nostre amiche scandinave: una famiglia genovese trapiantata a… Aberdeen. Grazie all’allenatrice dell’Andrea Doria, Patrizia Bozzano, entriamo in contatto con la famiglia Alcaras.

Il trasferimento è dovuto, come succede spesso, per il lavoro della madre Tiziana… e il padre, fa il pendolare Italia – Scozia (fantastico!). Le ragazze non hanno subito accolto bene questo spostamento. Ma si sa ci si adatta subito e oramai sono due anni che vivono nella “Città di Granito”.

La scuola primaria dura sette anni, dai 5 ai 12 e la scuola secondaria, quella frequentata da Gaia e dalle gemelle Giorgia e Alice, va dai 12 ai 18 anni. Si inizia scuola alle 8.45 fino alle 15.35: 20 minuti di pausa come al solito e stop per il pranzo di un’ ora.
Iniziano a metà agosto quindi si finisce ai primi di luglio: “è un incubo per le gare che dobbiamo fare in Italia!!!” dice la mamma. Ma ci sono tante vacanze: due settimane a ottobre, a Natale e a Pasqua.

La famiglia Alcaras

La scuola italiana non la conoscono. Dicono le due gemelle:

di sicuro danno tantissimi compiti, che noi non abbiamo. Solo gli ultimi tre anni ma non come in Italia! Abbiamo compiti di scienze e matematica, soprattutto nel weekend, mai nelle vacanze: se no che vacanze sarebbero?

Non ci sono orali, tranne alcune presentazioni durante l’anno. Alla fine c’è l’esame in tutte le materie svolte: ogni anno sempre meno, vengono scelte solo le materie che ti aiuteranno a entrare all’università.

Insomma siamo in presenza della scuola pubblica britannica! Solo per chi va a lavorare la durata è 4 o 5 anni, se vuoi andare all’università devi andare almeno 6 anni.

Scopro un grosso problema: ad Aberdeen c’è carenza di insegnanti, essendo una città di aziende petrolifere che attirano i laureati con lavori più remunerati. L’insegnante che tra l’altro è un ruolo molto istituzionalizzato, e viene molto considerato qui nel Paese delle divise scolastiche, per allievi e insegnanti (avete mai visto Harry Potter?).

Allenamenti e personalizzazione

Gli allenamenti non creano problemi, come sempre! Giorgia dice:

Dopo le 15.30 da scuola andiamo con l’autobus o il papà. Iniziamo alle 16.30 e finiamo 18.30. Naturalmente arriva la solita tegola mattutina, immancabile: sabato dalle 5.45 e dalle 9 alle 10 si fa pilates!

Alice

Almeno si fa sempre lo stesso orario. E se non puoi andare al pomeriggio…beh, vai al mattino! Come al solito, sul numero di sedute, qui la scelta è data al ragazzo: gli allenamenti che vuoi fare dipendono da te!

“L’allenamento è meno…stressante!” dice Gaia

Giorgia prende in mano la situazione: “tutto è fatto con più calma, perché c’è più tempo, la piscina è a nostra disposizione. Insomma diciamolo: i metri sono gli stessi, ma facendo anche due allenamenti al giorno, tutto si prende con più… filosofia”.

Alice: “la scuola si interessa al tuo sport, anzi viene indicato che sei un atleta e i risultati spesso affissi nelle bacheche. Se manchiamo a volte è la squadra stessa che lo comunica. Puoi dirlo alla segreteria della scuola ma se lo anticipi ai professori loro ti danno il lavoro da svolgere in anticipo!”. Sempre Alice: “io che avrò una gara durante i pre-esami a gennaio 2017 ho avuto una richiesta dal tutor che mi segue per rinviare il mio!”

Tra l’altro qui i campionati studenteschi hanno un grande valore, al contrario che in Italia: dalle società e dalla scuola sono tenuti in grande considerazione e gli studenti premiati dalla scuola per i loro risultati.

Le squadre hanno ben presente il fatto che a gennaio e maggio ci sono gli esami: e così le gare più importanti non ci sono in questo periodo. Non solo, all’inizio dell’anno c’è una riunione tra i tecnici e i ragazzi per stabilire gli obiettivi personali e valutare i problemi scolastici.
Per Alice che vuole fare medicina è stato richiesto un aiuto esterno con una persona che gli ha trovato un accordo con le università scozzesi!

Il sito dei COAST, squadra delle tre sorelle Alcaras.

L’Italia… questione di comprensione e comunicazione

Mamma Tiziana mi fa una considerazione importante, e come avete visto spesso ricorrente:

Secondo me quello che si potrebbe iniziare a cambiare e che sarebbe anzi doveroso fare, è considerare la materia di educazione fisica come una vera materia scolastica… se venisse gestita dandole la giusta importanza alla stessa stregua delle altre materie, forse l’atteggiamento generale comincerebbe a cambiare. 

Lo sport fa parte integrante del percorso educativo e di crescita di un bambino/ragazzo e deve esserne riconosciuto il valore. Superare un test sportivo deve avere lo stesso valore che superare un test su Giacomo Leopardi.

Ovviamente gli insegnati di scienze motorie devono essere i primi a cambiare metodologia/programmi e criteri di valutazione. 

Cambiare quest’approccio non comporterebbe nessuna spesa economica, ma semplicemente tanta buona volontà ed impegno da parte della scuola. Forse così sia tutti i docenti sia tutte le famiglie potrebbero dare il giusto peso alla disciplina sportiva”.

Anche lei chiede comprensione e comunicazione: non solo da parte della scuola, ma anche delle società sportive.

E forse, dopo qualche settimana e dopo l’intervento di queste due mamme che hanno fatto anche loro una scelta coraggiosa, cominciamo a capire quale può essere la strada giusta.

 

Se lo avete capito anche voi, continuate a seguirmi perché si avvicina la fine del viaggio. Ma prima vi devo riportare oltreoceano, nello skyline di Manhattan! Non oggi però: nella prossima puntata.

Si ringraziano le famiglie Alcaras e Poggio per la loro disponibilità, e un particolare ringraziamento a Patrizia Bozzano senza la quale la Scozia sarebbe stata irraggiungibile! E grazie a Jon Rudd, per tutto!

(Foto copertina: http://jamesgillen.co.uk/)

About The Author

Mauro Romanenghi

Ricercatore per professione, scrittore per passione, allenatore per caso, ma tutto con la massima professionalita'. Nato in Brianza nel 1973, Mauro Romanenghi come il whisky invecchiando migliora ma va preso a piccole dosi. Allenatore dal 1994, dopo la laurea in Scienze Biologiche lavora allo IEO di Milano nel campo della ricerca contro le leucemie e i tumori, e allena nella sua terra di origine quando e come puo' nuoto e salvamento. Collabora col forum di Corsia4 dal 2007, ed e' coautore e pseudoconduttore delle trasmissioni in podcast. Vive ad Arcore (ma non se ne vanta) con la moglie e un cane labrador, i veri angeli ispiratori delle sue cronache.

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