La gara più massacrante del nuoto di fondo chiude il programma Mondiale, in una giornata dalle condizioni meteo proibitive – pioggia, freddo e vento – sulla baia dell’Expo Ocean Park di Yeosu.

Nella 25 chilometri di Gwangju 2019, per l’Italia arriva la gioia del bronzo di Alessio Occhipinti accompagnata dall’amarezza per il quarto posto di Simone Ruffini.

Nella prova femminile quattro atlete fanno selezione fin dalla prima parte di gara imponendo un ritmo molto alto, rimangono fuori dai giochi delle medaglie le azzurre Arianna Bridi e Barbara Pozzobon.

La nostra nazionale si piazza al secondo posto complessivo nel Championship Trophy, la classifica a punti per squadre, dietro solo alla Francia: se il medagliere ci penalizza leggermente, la grande densità di azzurri tra i protagonisti di tutte le distanze conferma la posizione dell’Italia, da anni nell’élite del nuoto di fondo.

I due azzurri sono protagonisti della maratona in acqua fin da subito e non si lasciano mai sfuggire le posizioni che contano.

In una gara fortemente condizionata dalla pioggia – il forte francese Olivier si è ritirato – l’unica fuga che rischiava di far saltare il banco è stata quella dell’ungherese Gergely Gyurta, che a 18 km arriva ad avere 38 secondi di vantaggio sugli inseguitori guidati da Ruffini.

Alessio Occhipinti continua a condurre una gara attenta ed esce allo scoperto a due chilometri dalla fine, quando guida l’azione che va a riprendere Gyurta, ormai stremato e penalizzato dal mare che, nel frattempo, si è fatto davvero grosso. Con Alessio si involano anche i due russi, Dratchev e Belayev, il francese Raymond e il campione del 2015 Simone Ruffini.

Dopo 4 ore 51 minuti e 9 secondi, la bagarre finale premia il francese, che bissa l’oro di due anni fa a Budapest, mentre Ruffini ripete l’amaro quarto posto che conquistò anche sul lago Balaton, con l’argento che va al russo Belayev, già bronzo nel 2017.

Ma per l’Italia c’è da gioire: Alessio Occhipinti è bronzo all’esordio mondiale, dopo aver condotto una gara con la maturità di un campione.

Alessio Occhipinti:

All’ultimo giro ci ho provato, sono stato davanti e anche se avevo poche energie ce l’ho fatta. Sapevo di stare bene ma non ci speravo, è stato un esordio da sogno.

Simone Ruffini:

Ho provato ad allargarmi alla fine, ma forse ho sbagliato. Però sono contento di essere stato qui ed aver dimostrato che ne ho ancora, in una stagione che rischiavo di perdere per intero a causa della mononucleosi.

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La gara femminile è stata catalizzata, oltre che dal meteo, soprattutto dall’azione delle prime quattro nuotatrici, che ha di fatto spezzato la competizione lasciando poche possibilità alle avversarie.

La brasiliana Marcela Ana Cunha si mette al collo un altro oro – dopo quello della 5 km – a suggello di una carriera già mitologica, alla quale manca solo l’oro olimpico dopo 11 medaglie mondiali. Questo è il quarto oro nella maratona del fondo dopo Shangai 2011, Kazan 2015 e Budapest 2017 e va ad eguagliare il record della olandese Edith van Dijk.

Dietro di lei, la tedesca Wunram, autrice dello scatto decisivo ad inizio gara, e le francesi Grangeon – ha nuotato tutte le gare e finalmente è andata a podio – e Pou.

Ariana Bridi è giunta settima con un distacco di quasi 4 minuti, fuori dai giochi per il podio, così come Barbara Pozzobon, tredicesima.

Arianna Bridi:

È stata una gara strana perchè non siamo abituate a ritmi così veloci sin dall’inizio le prime hanno fatto subito la selezione. Sono rimasta coperta e quando c’era da ricucire mi sono mancate le energie. 

È stato un campionato sottotono e non degno del lavoro che abbiamo svolto col mio allenatore Fabrizio Antonelli. Dovremo rivedere qualcosa. La condizione era eccellente, come quella della mia compagna d’allenamenti Rachele Bruni. Ho fatto troppi errori di testa e tattici. Ora studieremo a tavolino per cercare di azzerarli.

Barbara Pozzobon:

È stata una gara particolare perchè le favorite sono partite presto e ce ne siamo accorte troppo tardi

È stata dura, una gara tutta all’inseguimento dove non è stato facile tenere un’andatura alta pur sapendo che non riuscivamo a giocarci una medaglia. È tutta esperienza da applicare alla prossima volta.