In queste settimane dove RESISTERE, LOTTARE, SOFFRIRE e NON MOLLARE sono all’ordine del giorno, chi meglio di una nuotatrice di acque libere sa cogliere il concetto alla perfezione?

Su questa filosofia di vita ha basato un’intera carriera Alice Franco, ed adesso, dopo più di vent’anni di nuoto, ha detto STOP.

Regina delle 25 chilometri, l’astigiana ha come ciliegina sulla torta della sua lunga attività il bronzo Mondiale a Shanghai nel 2011, ma anche due ori Europei (Eilat 2011 e Piombino 2012, sempre nella 25 km) e due bronzi (a Ragusa 2008 nella 5 km a squadre e 10 km individuale).

Tra alti e bassi anche la mancata qualificazione olimpica a Pechino 2008, sfuggita per pochi secondi, e una nuova vita appena iniziata a Brunico, nel corpo degli Alpini – 6° reggimento.

Ciao Alice e grazie per la disponibilità: partiamo dalla fine! Quando e come è nata la scelta di appendere gli occhialini al chiodo?

Ciao! La scelta di smettere è nata dalla sensazione di appagamento che sentivo nei confronti del nuoto in acque libere, o meglio ero ancora contenta di allenarmi, perseguire gli obbiettivi preposti e ottenere risultati nelle gare, ma non era più una soddisfazione appagante al 100%. Così durante la Coppa del Mondo della scorsa estate è nata in me l’idea di chiudere con la carriera da professionista.

Bene e adesso ripartiamo da quando tutto è cominciato. Come è nata in te la consapevolezza di essere una fondista?

Già all’età di 12-13 anni prediligevo le distanze più lunghe del nuoto in vasca: dai 400 misti agli 800 stile e 200 farfalla. Da lì la prova nei 3000 sempre in vasca mi diede la conferma della mia propensione alla fatica, sia fisica che mentale. Un attimo dopo ero nelle acque del lago di Bracciano a giocarmi un posto per la Nazionale Juniores di fondo!

E lì è iniziata la “fatica”! Hai mai “invidiato” i tuoi amici velocisti?

Bé, ci sono stati giorni in cui 20 km di allenamento in piscina sono stati molto duri da portare a termine, ma sono sicura che anche gli atleti velocisti si ammazzino di lavoro, diversamente dai fondisti ma anche loro di certo non si risparmiano. Poi pensare di gareggiare per una 57 km (Maratona Santa Fe-Coronda) o 36 km (Capri-Napoli) mi dava più soddisfazione rispetto al raccontare di aver fatto un “semplice” 100!!

A proposito di maratone. Com’era la tua preparazione giornaliera e stagionale?

I carichi di lavoro sono stati sempre molto intensi e impegnativi, settimane da 100-110 km anche durante i periodi di carico in raduno con la Nazionale. Senza dimenticare le sedute in palestra e di rinforzo muscolare due o tre volte a settimana.

Allenamento fisico, ma anche mentale. Cosa si pensa in una 25 km?

Durante una 25, che dura all’incirca 5 ore o poco più (dipende dalle condizioni atmosferiche e dal livello della gara) si rimane concentrate sulle avversarie, sulla tecnica di nuotata che deve essere il più efficiente e meno dispendiosa possibile e sulla tattica decisa e prestabilita dall’allenatore, oltre che su tutto il lavoro svolto per arrivare pronti all’appuntamento.

Appuntamenti che nel tuo caso sono cresciuti di anno in anno. Quando hai capito che potevi diventare un’atleta di livello internazionale?

Sicuramente dopo le prime convocazioni con la Nazionale Assoluta. Lì ho capito che avrei potuto gareggiare con atlete di livello mondiale e volevo essere alla loro altezza, confrontarmi, superare i miei limiti.

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E ci sei riuscita alla grande soprattutto con il bronzo Mondiale di Shanghai, che è stato il tuo risultato più importante, ma è anche la gara tecnicamente (e strategicamente) migliore che hai fatto? O ce ne sono altre?

Il bronzo di Shanghai rimane certamente una delle emozioni più forti della mia vita, gareggiai come riserva e volevo fare un ottimo risultato per la squadra e per la mia compagna che non aveva potuto partecipare e alla quale io avevo “preso il posto”. Quella medaglia è stata il frutto di tanto duro allenamento anche mentale, svolto con lo psicologo della Nazionale Diego Polani, ma è anche arrivato mettendoci più cuore che tecnica. Se invece guardo il lato strategico, sicuramente la mia miglior prova è stata ad Eilat in Israele, quando vinsi nel 2011 il mio primo oro Europeo, anche grazie ad un’aumentata consapevolezza nelle mie capacità.

Adesso un’ po di curiosità: qual è stato il mare più sporco dove hai gareggiato? E il più pericoloso? E le acque più fredde e calde?

L’acqua più sporca mai trovata sicuramente in Cina, a Shantou, per una Coppa del Mondo nella 10 km; il più pericoloso durante un allenamento a Perth, dove c’era il pericolo squali (per fortuna, l’allenamento fu sospeso dopo aver letto il cartello di pericolo, ma comunque una mezz’oretta in mare ci siamo stati!).

L’acqua più fredda in Canada, a Lac Saint Jean, 32 km di Coppa del Mondo e ipotermia assicurata: lì ho scoperto che si può nuotare anche se il tuo corpo misura 31.8°! Mentre la più calda senza dubbio Shanghai, con 31-32 gradi di temperatura, sete costante!

Parliamo di avversarie: qual’è stata la tua “peggiore” (e cattiva) e quale invece hai sempre ammirato?

Ho sempre ammirato Larissa Il’čenko, (oro olimpico di Pechino 2008 e altre 8 volte ore mondiale fra 5 e 10 km) russa dalle dote acquatiche straordinarie, disputava tutte le gare nello stesso modo, ovvero stando seconda con una facilità impressionante fino a 100 metri dalla fine per poi vincere. Era imbattibile nello sprint finale! La più temibile era Angela Maurer (oro a Roma 2009 nella 25 km) intramontabile campionessa ma decisamente agguerrita al limite della squalifica.

Dalle avversarie ai compagni d’allenamento: quanto è importante averne e quali sono stati i tuoi più fidati?

Importantissimo! In uno sport in cui le ore su e giù per una piscina sono davvero infinite, avere degli stimoli dai compagni di fatiche è fondamentale. Una su tutte direi Fabiana Lamberti, mia compagna di fatiche nella 25 km e per molti anni partner di allenamenti con la Nazionale, un’amica dentro e fuori dall’acqua, con la quale ho trascorso non solo gare ma anche vacanze e condiviso tanti ricordi da tenere stretti.

Il nuoto di fondo ha avuto una crescita importante negli ultimi anni, soprattutto a livello amatoriale, ma rispetto al più “quotato” fratello del nuoto in vasca è meno commerciale. Credi ci possa essere una soluzione per renderlo più divertente e vendibile a livello televisivo?

In realtà il nuoto di fondo sta già diventando sempre meno “acque libere” per la necessità di renderlo più spendibile a livello televisivo. Effettivamente solo i veri appassionati della disciplina starebbero attaccati alla tv a tifare per i propri amici, conoscenti e atleti per ore e ore. Spero però che la vera natura di questo sport non venga snaturata solo per un ritorno d’immagine.

Adesso una nuova vita come alpino in forza al 6° reggimento di Brunico: cosa ti aspetti da questa nuova vita? E hai mai pensato di tornare un giorno nell’ambito natatorio, magari come allenatrice?

Già, da poco ho preso servizio a Brunico, sono contenta e mi piace molto l’Alto Adige, essendo amante della montagna sia in inverno che in estate. Chi lo sa, magari tra qualche anno considererò l’idea di trasmettere la mia passione ai piccoli nuotatori altoatesini!

Dal mare alle montagne dunque, siamo certi che se Alice metterà nella sua nuova carriera, tutto l’impegno e la dedizione spesa in acqua in tutti questi anni, sicuramente continuerà a ottenere grandi soddisfazioni!

In bocca al lupo e grazie per le emozioni che ci hai regalato!

Foto: Fabio Cetti | Corsia4