Ultima puntata per questa edizione speciale della nostra rubrica statistica dedicata ai Giochi Olimpici: non poteva mancare il nuoto in acque libere. La prova sui 10 km è stata introdotta a Pechino 2008 e in tre edizioni l’Italia è salita due volte sul podio con Martina Grimaldi a Londra 2012 e Rachele Bruni a Rio 2016.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Andiamo…

La maratona di nuoto di fondo – così viene chiamata la 10 km alle Olimpiadi – è stata introdotta dall’edizione di Pechino 2008, dando finalmente spazio anche al nuoto in acque libere ai Giochi.

Nella sua breve storia, la 10 km ha già un medagliere con 12 nazioni presenti, che mette in risalto la grande varietà di protagonisti di questa spettacolare e faticosa disciplina.

La scuola olandese ha grande tradizione nel nuoto in acque libere ed ha vinto tre ori su sei disponibili alle olimpiadi, due maschili ed uno femminile. Alla vittoria sono andate anche Russia, Ungheria e Tunisia, mentre l’Italia è presente con due medaglie femminili.

Si tratta del bronzo di Martina Grimaldi a Londra 2012, che ad Hyde Park ha battuto in volata la britannica Payne, e dell’argento di Rachele Bruni a Rio 2016, grande protagonista nella splendida gara nelle acque di Copacabana. Tra i maschi, il miglior risultato è stato ottenuto da Valerio Cleri, quarto – ma ben distanziato dal podio – nell’edizione inaugurale di Pechino 2008.

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Nell’edizione di Londra 2012, Oussama Mellouli è diventato il primo atleta ad aver vinto l’oro olimpico sia in vasca – campione dei 1500 a Pechino 2008 – sia in acque libere. Nelle acque della Serpentine di Hyde Park, il tunisino – vincitore di due dei quattro ori olimpici della sua nazione – è scattato al settimo chilometro mantenendo un piccolo ma costante vantaggio sul resto del gruppo, guidato dal tedesco Lurz, poi argento, e dal canadese Weinberger.

Il campione uscente è Ferry Weertman, olandese capace di strappare l’oro al favorito e due volte campione mondiale Spyridon Gianniotis nella gara conclusiva della sua carriera a Rio de Janeiro 2016. Il greco 36enne è stato il primo medagliato nel nuoto per la sua nazione dopo la prima Olimpiade, quella di Atene 1896.

 

Proprio a Rio 2016, anche l’oro femminile è andato ai Paesi Bassi, con Sharon van Rowendaal – allenata da Philippe Lucas – capace di ammazzare la gara con una progressione devastante al sesto chilometro, che ha lasciato indietro tutte compresa la nostra Rachele Bruni.

Quattro anni prima, a Londra 2012, Eva Risztov si ripresentava alle Olimpiadi dopo 8 anni di assenza – ad Atene 2004 fu quarta nei 400 misti – per vincere il titolo di 0.4 secondi sull’americana Anderson dopo uno sprint finale entusiasmante. Nell’edizione inaugurale, a Pechino 2008, fu la russa Il’cenko a spuntarla sul duo di inglesi Payne-Pattern, sfruttando una traiettoria migliore negli ultimi 150 metri. La gara nelle acque cinesi è ricordata anche per la partecipazione di Natalie du Toit, atleta sudafricana senza una gamba, prima amputata in assoluto a prendere parte ad un evento olimpico per normodotati. La ragazza di Cape Town, già oro alle Paralimpiadi del 2004, arrivo sedicesima, solo due posizioni dietro la favorita e bi-campionessa del mondo Edith van Dijk

Tokyo 2020… nel 2020

Pronosticare una prova nella quale le condizioni atmosferiche e del campo gara sono importanti almeno quanto la forma dell’atleta è molto difficile. E non solo: la 10 km in acque libere, come tutte le gare di nuoto di fondo, è una prova nella quale anche la tattica e l’esperienza sono di fondamentale, a volte determinante, importanza.

A Gregorio Paltrinieri, per esempio, non è bastato mettersi in testa al gruppo per tentare di sfinire gli altri con un ritmo insostenibile, perché nella prova mondiale di Gwangju 2019 i suoi avversari hanno saputo tenergli la scia e, complice anche qualche errore di valutazione e inesperienza, superarlo nel finale per batterlo in volata.

Spesso è una questione di scelta dell’attimo giusto, della traiettoria corretta o del treno vincente, e una gara da piazzato può trasformarsi in una da medaglia – o viceversa. Come successo ad Arianna Bridi, che sempre a Gwangju è arrivata addirittura tredicesima, fuori dalle qualificate per l’Olimpiade – e penalizzata da un regolamento francamente discutibile.

Dobbiamo quindi considerare il gruppo di qualificati, che per ora sono i primi dieci dell’ultimo mondiale, come partenti quasi alla pari per la vittoria a Tokyo 2020. A loro si aggiungeranno altri 15 atleti (fino a un massimo di due per nazione) che si giocheranno la partecipazione olimpica in un’ultima prova che si svolgerà il 30-31 maggio.

Tra i maschi già sicuri della partecipazione – Wellbrock (GER), Olivier (FRA), Muffels (GER), Rasovszky (HUN), Wilimovsky (USA), Paltrinieri (ITA), Weertman (NED), Martinez (ESP), Sanzullo (ITA) e Aubry (FRA) – non possiamo sorvolare sulla presenza del campione in carica Weertman, che però se la dovrà vedere con un’infornata di talenti provenienti dalla vasca, tra i quali anche Paltrinieri, desiderosi di provare a sdoppiare le vittorie e magari riuscire nella doppietta “1500+10km” mai riuscita nella stessa edizione olimpica. Proprio per questo, sarà importante anche vedere come andranno le gare tra le corsie, che a Tokyo si svolgeranno prima della maratona, per valutare le condizioni sia fisiche che psicologiche di alcuni atleti.

Per le donne, le qualificate – Xin (CHN), Anderson (USA), Bruni (ITA), Grangeon (FRA), Cunha (BRA), Twichell (USA), Lee (AUS), Wunram e Beck (GER) e van Rouwendaal (NED) – sono molte delle favorite, compresa Rachele Bruni e Sharon van Rowendaal, rispettivamente vice campionessa e campionessa in carica.

Tra le “non-qualificate” illustri, per ora, c’è anche Aurelie Muller, campionessa mondiale a Budapest 2017, mentre è da tenere d’occhio la brasiliana Ana Marcela Cunha, superstar della 25km alla quale manca l’alloro olimpico per coronare una grande carriera.