Tipo… hai presente quell’amico di infanzia, con cui giocavi tutti i giorni, con cui eri in simbiosi, con cui avevi stabilito un rapporto fraterno?

Quello che ad un certo punto le strade si sono separate, senza rancori nè traumi, solo per casi diversi della vita?

Quello che dopo un tempo indefinito reincontri, le strade convergono di nuovo, e quell’ultimo giorno in cui vi siete visti, tanti anni fa, sembra appena ieri?

Quello che il dialogo riparte esattamente da dove si era interrotto, il feeling si ristabilisce senza alcuno sforzo, ed è immediatamente empatia?

Ecco, questo a me è successo col mio amico ‘calendario manifestazioni’.

di Elena Rigon

Alla fine del mese di gennaio 2020 disputavo quella che, a mia insaputa, sarebbe stata l’ultima gara.

Una prestazione non particolarmente brillante, che avrei voluto ritoccare quanto prima. Invece, per ragioni che tutti conosciamo, non c’è stata questa possibilità.

Più le tappe del circuito saltavano, più mi rendevo conto che soffrivo la mancanza non tanto di una seconda chance per disputare tempi leggermente migliori: a mancarmi era la gara in senso stretto, non necessariamente il risultato.

Mi mancava l’adrenalina prima della partenza; mi mancava lo tsunami di emozioni che ogni risultato, soddisfacente o meno, scatena; mi mancava indossare il costumone; mi mancava incrociare tanti volti sorridenti e ascoltare saluti con tante intonazioni e voci diverse.

Mi mancava il giudice che sfila sornione tra le sedie e i blocchi, mentre verifica l’identità dei partenti.

Mi mancavano il fischio lungo e il triplo trillo.

Mi mancava il silenzio surreale che intercorre tra l’ “a posto” e il clacson che spara il via.

Un po’ alla volta mi sono rassegnata a questa lontananza, immaginando un ritorno sempre più distante, per poi abbandonare il miraggio, conservando in un angolino di cuore un ricordo gradevole e un po’ nostalgico dei momenti passati.

E invece eccolo là: il mio amico calendario, dopo un anno di assenza, ritorna ad incrociare il suo percorso con il mio.

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Sembra però di ritrovare un amico che ha subito un brutto incidente: è un tipo fragile, riceve pochissime visite, richiede tante precauzioni, sembra impaurito, quasi terrorizzato.

Ha perso, momentaneamente, una funzione primaria: l’organo della prechiamata gli è stato messo a riposo.

Disputare una gara senza la prechiamata è un po’ come andare a mangiare la pizza il lunedì a mezzogiorno: la gusti con più calma, ti arriva in fretta, senza attendere ore. Ma con gli amici al sabato sera è un’altra cosa.

Tutto il clima di preparazione mentale, di concentrazione, di attesa, di familiarizzazione con le avversarie si riduce a pochi minuti di stazionamento vigile ed asettico per rispondere all’appello.

Manca anche la doccia post gara, meritato relax per la fatica, quel momento in cui la tensione scende ed escono le chiacchiere più divertenti.

Una delle rare occasioni di confrontarsi con chiunque sui temi più disparati, senza tecnologia interposta.

Eppure sei così contenta di rivederlo, il tuo amico, che non te ne importa nulla della sua condizione malconcia, perché sai che si riprenderà e tornerà più forte di prima.

La cosa importante, che non era scontata, è che ci sia ancora, che sia sopravvissuto e che abbia tutte le facoltà di recuperare, non appena le condizioni al contorno lo permetteranno.

Foto: FIN Veneto