“La borsa è in macchina”: è la parola d’ordine del martedì!

Sì, perché oramai il martedì è fisso e si nuota in pausa pranzo.

Ma dove vai? Ma ci stai dentro con l’orario? Ma quando mangi? Torni per la riunione? Certo che i colleghi, a volte, hanno un modo di incoraggiarti tutto loro, però, ehhh?!?!

Vinco la pigrizia di continuare a star seduta e via… io vado!

Addíííííos, dico come Canavacciuolo!!!

Lo ammetto, all’inizio è stata davvero dura non appellarsi al quinto emendamento delle scuse inutili per non andare: l’acqua sarà fredda, non sono andata dall’estetista, poi faccio tardi, ho troppa fame, sono andata ieri dalla parrucchiera, salto solo questa volta… scuse che anche voi, ammettetelo, avrete tirato fuori dal cilindro almeno una volta prima di una qualsiasi nuotata.

Ed eccoci qui, invece, addobbata di tutto punto con l’allenamento in una mano e il pullboy nell’altra quasi a sembrare una nuotatrice più o meno, e sottolineo il meno, seria.

“Colleghi a postooooo” sento una vocina nella mia testa che vorrebbe sfottere i miei compagni di pranzo di oggi ma poi resto zitta e mi godo lo spettacolo.

Ma guardali! Prima tutti imbalsamati, incravattati, a volte anche antipatici, ora sciolti e sorridenti: potere del cloro!

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È un rituale oramai. Con gli occhialini a ventosa sugli occhi  si cerca di evitare le corsie con i nuotatori “veri” e chi viene in piscina solo per far la doccia.

“In quale corsia ti metti? Io mi metto qui che sono solo in due e vanno piano” – “OK, dai, mica vorrai metterti a far la conta adesso?”. Ci si punzecchia roteando le braccia come le eliche di un bimotore. Un ultimo sguardo e poi via… Zitto! E nuota! (Santa Dori!!!).

Le ore del nuoto libero sono uno spaccato di mondo. C’è chi è dai tempi delle guerre puniche che non si sbracciava un po’ ed ora è lì che annaspa ogni tre per due. Chi invece trascorre talmente tanto tempo in acqua che ha ancora il costume umido dall’allenamento della sera prima e chi, finalmente, riesce ad avere un po’ di tempo per sé e ci dà dentro senza neanche un pausa… ognuno diverso, ognuno col proprio stile ma tutti con la stessa convinzione: se vuoi, puoi e io “può”!

Le bracciate passano in fretta e quella maledetta lancetta dei minuti va più veloce del mitico Phelps. Si sguizza fuori dalla vasca e finalmente è il momento della doccia calda (io la farei diventare patrimonio dell’umanità!).

Ci si ritrova tutti fuori lo spogliatoio per tornare tra le proprie scrivanie: di nuovo incravattati, con gli occhiali a coprire il segno degli occhialini o col tacco che torna a prendere il posto delle comode infradito.

I capelli sono cotonati e la pelle sa ancora di cloro. Un mash up di sensazioni positive mescolate in una sola pausa pranzo. Già, il pranzo. Tra poco più di un’ora la lotta tra me e la fame sarà impari.

Ma adesso il pomeriggio ha tutto un altro sapore.

Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4