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Storie di nuoto, la nascita del Dorso

Storie di nuoto, la nascita del Dorso

Lo sapevate che il dorsobackstroke – è nato da una iniziativa personale del nuotatore ungherese Alfréd Hajós, all’anagrafe Alfred Guttman?

Probabilmente pensò: “se di stile libero si tratta allora sarò libero di nuotare come meglio credo”. Detto e fatto.

Con una nuotata a respirazione libera molto simile ad una rana rovesciata Guttman vinse l’oro nei 1200 stile libero alle Olimpiadi di Atene del 1896.

Il dorso entra ufficialmente tra gli stili del nuoto alle Olimpiadi del 1900 a Parigi. Da quel momento in poi è una continua sperimentazione ed evoluzione con l’obiettivo di trovare la più efficace interpretazione della “nuotata rovesciata”.

L’americano Harry Joseph Hebner alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 fu il primo a dare il primo vero impulso evolutivo al dorso. La sua nuotata si particolarizza per la bracciata alternata con recupero a braccio flesso e movimenti di gambe riconducibili al gesto della pedalata.

Passano 20 anni e i giapponesi si presentano alle Olimpiadi di Los Angeles con una loro evoluzione dello stile. Masaji Kiyokawa diventa oro olimpico rovesciando il movimento degli arti inferiori dello stile libero.

Il famoso muro del minuto viene sbriciolato nel 1964 alle Olimpiadi di Tokyo durante la frazione della vittoriosa staffetta americana: Harold Thomson Mann grazie all’ aumento della frequenza e l’utilizzo del rollio ferma il cronometro a 59″6.

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Lo stile continua ad affinarsi negli anni a seguire e continuano anche ad aumentare gara dopo gara i metri in subacquea.

David Berkoff alle Olimpiadi di Seul ’88 con il suo potente movimento a coda di pesce stabilirà il nuovo record del mondo sui 100 dorso in 54″61 quasi totalmente in subacquea.

Nei due anni successivi la FINA farà gli ultimi due rilevanti cambiamenti al regolamento limitando a 15 i metri in subacquea e consentendo di abbandonare la posizione sul dorso prima di effettuare la virata.

Nel 2014 l’ultimo cambiamento di regolamento che riguarda però la partenza, con l’introduzione del dispositvo dedicato a questa specialità, un’aletta regolabile con le seguenti caratteristiche: minimo di 65 centimetri di lunghezza, 8 centimetri di altezza, 2 centimetri in larghezza e con 10 gradi di pendenza.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

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