Chiudo gli occhi.

Alzo la gamba sinistra, appoggio il piede, faccio leva e su anche il piede destro. Barcollo un po’.

Mi capita sempre quando salgo sul blocco. Il mio equilibrio è pessimo, sarà l’emozione di essere lì in alto, pronta a buttarmi nella mia adorata acqua, quell’acqua che mi ha accompagnata nella vita, nelle vittorie e nelle sconfitte.

di Sara Cracco

Metto entrambi i piedi sul bordo del blocco (sono vecchio stile), le dita si chiudono sulla plastica, gambe leggermente divaricate, ginocchia piegate, sedere alto, mani che scendono e si aggrappano al blocco, in mezzo ai due arti inferiori.

Sono pronta. Spinta e via.

Mani, braccia, testa, spalle, busto, bacino, gambe, piedi che urlano di gioia: sono in acqua!!!

E ora si nuota.

Le braccia girano, una insegue l’altra, le gambe si muovono in alternato, la bocca soffia sott’acqua e inala aria appena esce sulla superficie girando la testa. Le mani sentono l’acqua che cerca di fuggire. La prendono. La portano sotto la pancia. La spingono alle cosce e poi escono veloci per rituffarsi il più lontano possibile dalla testa, ma con le spalle vicine vicine all’orecchio.

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Sento l’acqua che prova a resistere. Si sta divertendo. Sta giocando con me. Mi sta aiutando ad andare veloce.

La mia cara amica acqua della mia adorata piscina.

La percepisco nelle mani, sulle braccia, sul corpo, sulle gambe, sui piedi.

E poi mi giro a pancia in su. Qui le mie gambe fanno più fatica. Devono muoversi energicamente, con ritmo costante per far sì che il sedere non vada a picco. La parte interna dei piedi calciano l’acqua che li contrasta. Tutta la gamba si muove, dall’anca ai piedi. Le ginocchia non si piegano. Battiti morbidi, ma decisi. Il mio corpo è morbido e deciso, il mio respiro è morbido e deciso.

Ormai conosco questa mia acqua e come si comporta il mio corpo immerso in questo fantastico elemento.

Le mie spalle che rollano ad un ritmo costante e sfiorano le guance. Le mie braccia dritte, sempre alla medesima distanza l’una dall’altra, come le rotaie che non si incontrano mai. I miei gomiti che sott’acqua si piegano cercano di stare il più vicino possibile al busto. I miei bicipiti, i miei tricipiti, i miei muscoli che si contraggono per portare l’acqua in fondo verso i piedi. Le mie mani che escono col pollice ed entrano col mignolo. E la mia testa sempre perfettamente ferma, immobile.

Sono una regina. Postura impeccabile. Sono alta nell’acqua, leggera…

Apro gli occhi. Mi manca il respiro.

Niente acqua. Niente piscina, niente bolle, niente presa-spinta-fase aerea… Niente…

Nuoto mi manchi

Foto: Fabio Cetti | Corsia4