In una recente intervista, Swimming World ha chiesto a Bob Bowman di classificare le 20 migliori gare del suo allievo prediletto, Michael Phelps.

Va da sé che l’opinione della persona che sportivamente – ma anche umanamente – conosce Phelps meglio di chiunque altro è da considerarsi definitiva. Bowman ha potuto scegliere tra 39 record del mondo, 26 ori mondiali e 23 olimpici (e una miriade di altre gare, tra Trials e Campionati nazionali, anche in età giovanile), tutti visti in prima persona, in prima fila, e tutte preparate insieme a quello che poi è diventato il più forte nuotatore di tutti i tempi.

Nell’immaginario comune, però, Michael Phelps ha creato un racconto intorno a sé stesso talmente solido che, ora che la sua carriera è definitivamente terminata, possiamo dire di avere ben presente cosa sia una gara alla Phelps.

Una gara alla Phelps è riconoscibile quasi quanto una punizione alla Cristiano Ronaldo, uno scatto in salita alla Pantani o un rovescio alla Federer.

Una gara è tanto più alla Phelps quanto più soddisfa alcuni requisiti fondamentali.

Ci vuole innanzitutto, prima della partenza, un Phelps completamente concentrato (e anche discretamente incazzato), con un paio di occhialini scuri e delle cuffie da musica, vestito con un pesantissimo parka.

Il dominio in gara deve essere incontrastato, soprattutto nella seconda metà della prova, e deve necessariamente dare una netta e sconfortante impressione di superiorità, meglio se stabilendo il world record. Non deve esultare troppo, e se esulta lo deve fare non sorridendo, ma guardando fisso il tabellone dei risultati, senza mostrare segni di fiatone.

Deve sembrare interessato più alla prestazione che all’alloro, e i saluti ai rivali devono avvenire molto dopo la fine della gara. Ogni inquadratura a mamma Debbie sugli spalti vale un punto extra.

Ho provato a classificare le dieci gare più alla Phelps di Michael Phelps. Per ogni gara specificherò la posizione in classifica data da coach Bowman ma anche l’indice di Phelpsability, un particolare criterio di valutazione (da 0 a 8, come gli ori di Pechino) che serve a mettere in fila le gare più alla Phelps di Phelps.

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Per Bowman “è una delle gare in cui ha messo tutto sé stesso, perché voleva il three-peat a tutti i costi.

C’è il parka e anche il cappuccio in testa, ma prende meno punti perché non batte il world record e perché alla fine non è per niente incazzato, anzi ride. Mamma Debbie c’è.

Bowman’s ranking #17 – Phelpsability: 5.5 su 8

Va detto che a Melbourne 2007, per lui, è tutto una grande prova per Pechino 2008. Ma tra tutte le gare che ha vinto, questa è quella in cui sorride di più e domina di meno, con Lochte che gli da del filo da torcere fino quasi alla fine.

Bowman’s ranking #13 – Phelpsability: 6 su 8

Ci sono il parka e le cuffie, un dominio sensazionale soprattutto nel finale ed il world record. Mamma Debbie c’è sia prima che dopo, ma il sorriso per il primo oro in terra cinese toglie qualche punto.

Bowman’s ranking #2 – Phelpsability: 6.5 su 8

Anche per Bowman “in questa gara era semplicemente perfetto, troppo più forte degli altri”.

Si presenta col parka e le cuffie, il suo dominio è totalmente disarmante e alla fine c’è la mamma. Ma fa l’errore di sorridere a bocca piena.

Bowman’s ranking #1 – Phelpsability: 6.5 su 8

Ci sono il parka con il cappuccio tirato su e uno sguardo che non promette nulla di buono.

C’è il dominio incontrastato e l’esultanza cazzuta con tanto di rivendicazione del quarto oro di fila nei 200 misti. Ma non ci sono world record e mamma Debbie.

Bowman’s ranking #7 – Phelpsability: 7 su 8

Aveva battuto la testa con Cate Campbell durate il riscaldamento e non avrebbe nemmeno dovuto gareggiare”.

Il retroscena raccontato da Bowman aumenta la miticità di una gara che resta tra le più emozionanti nuotate da Phelps in carriera. Perde posizioni in classifica perché non domina costantemente e perché, dato il caldo di Roma, non sfoggia il parka.

Bowman’s ranking #4 – Phelpsability: 7 su 8

Da qui in poi, sono tutte gare che potevano vincere, quindi i dettagli fanno la differenza.

Nel video non c’è mamma Debbie e mancano le cuffie prima del via. L’esultanza col ditino alzato ma il viso serio è perfetta, così come il dominio ed il world record.

Bowman’s ranking #16 – Phelpsability: 7.5 su 8

Praticamente come la gara precedente, ma con il plus dello sputo dell’acqua nell’esultanza e quella bocca spalancata che prende fiato (ma senza la smorfia del fiatone).

Bowman’s ranking #11 – Phelpsability: 7.5 su 8

Ci sono il parka e la cuffietta, vince con distacco e fa il world record, esulta ma non sorride: non manca niente. E ritorna anche mamma Debbie.

Bowman’s ranking #8 – Phelpsability: 7.5 su 8

Cosa trasforma una gara alla Michael Phelps nella gara alla Michael Phelps perfetta?

L’incazzatura dopo l’arrivo di un 200 farfalla olimpico vinto col world record perché aveva l’acqua negli occhialini.

Bowman’s ranking #18 – Phelpsability: 8 su 8

Foto: Peter H. Bick | Swimmin World Magazine