Domenica 27 gennaio, il Board IPC, riunito a Londra per i lavori dell’81°Meeting mondiale, ha deciso di revocare alla Malesia i diritti dell’organizzazione dei prossimi Mondiali di Nuoto, che sarebbero stati interdetti agli atleti di Israele per motivi di discriminazione politica.

Le competizioni, che assegnano i pass per partecipare ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, si sareberro dovute svolgere a Kuching dal 29 luglio al 4 agosto 2019. Circa 600 atleti in rappresentanza di 60 Nazioni erano attesi in Malesia per contendersi gli oltre 160 titoli iridati in palio.

L’IPC è al momento alla ricerca di una nuova location con l’obiettivo di mantenere l’evento nelle date previste.

Abbiamo assunto questa iniziativa con convinzione. Lo sport paralimpico non può accettare esclusioni. La sua mission è includere, costruire ponti e non barriere. Lo sport è uno strumento di linguaggio universale che non può accettare intromissioni da parte della politica.

È quanto ha dichiarato Luca Pancalli – Presidente del Comitato Italiano Paralimpico – tra i promotori della mozione e membro italiano eletto all’interno del Governing Board dell’IPC.

Si tratta di un segnale importante che cade proprio in occasione della Giornata della Memoria. È nostro dovere di fronte ad ogni forma di discriminazione e intolleranza non abbassare mai la guardia.

Andrew Parsons, Presidente della IPC President, commenta così la scelta presa:

Tutti i Campionati Mondiali devono essere aperti alla partecipazione di tutti gli atleti eleggibili e di tutte le Nazioni, in condizione di sicurezza e di non discriminazione. Quando il paese ospitante eclude gli atleti di una Nazione per motivi politici, non abbiamo assolutamente alcuna alternativa, cercheremo un nuovo Paese ospitante.

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Forte disappunto per l’esclusione degli atleti di Isarele era stato condiviso anche dal Presidente FIN e LEN PAolo Barelli con un comunicato ufficiale:

Mi sento colpito come presidente della LEN, la Lega Europea di Nuoto, di cui la Federazione Israeliana è membro; come presidente della Federazione Italiana Nuoto, che ha sempre rifiutato e contrastato ogni discriminazione di qualsiasi genere, etnica, linguistica, di religione e di sesso come prescrive fin dall’origine la Carta Olimpica e come appartiene all’essenza dello sport; come parlamentare della Repubblica Italiana che ugualmente pone la tolleranza alla base dei diritti civili. Come uomo ed ex atleta olimpico che ha sempre ritenuto lo sport un ponte e non un muro, uno strumento di fratellanza e rispetto a prescindere da razza, religione, usi e costumi.

No all’intolleranza. Lo sport unisca.