Dopo l’annuncio di USA Swimming, che ha diramato la lista degli atleti che faranno parte dello US National Team, anche la federazione britannica ha annunciato i nuotatori inseriti nel British Swimming World Class Programme.

Si tratta di una selezione di 48 atleti che prederanno parte ai training camp, alle gare più importanti ed alle iniziative della federazione, oltre ad aver accesso ai programmi medici, assicurativi e di sostegno economico che British Swimming riserva agli atleti élite.

Questi nuotatori, che verranno seguiti dai tecnici e da tutta l’equipe della nazionale, avranno come obiettivo principale la conferma ed il miglioramento dei risultati ottenuti dalla Gran Bretagna nelle recenti manifestazioni internazionali – a Gwangju 7 medaglie di cui 3 ori – con particolare focus sulle imminenti Olimpiadi di Tokyo.

C’è stata una riduzione di sei atleti rispetto alla selezione dello scorso anno, quella che portò a Gwangju 2019, nella quale c’erano nomi come Charlotte Atkinson, Craig Benson, Imogen Clark, Sarah Vasey, Kathryn Greenslade, Jarvis Parkinson, Stephen Milne ed Abbie Wood ora esclusi.

La lista è divisa in due gruppi, denominati podium e potential podium; della categoria superiore fanno parte, tra gli altri, le stelle Adam Peaty, James Guy e Duncan Scott.

Il direttore di British Swimming National Performance, Chris Spice, ha dichiarato:

il programma non è un punto di arrivo per gli atleti ma un punto di partenza per migliorare i nostri risultati.

Particolarmente importante è l’inserimento di diversi giovani, “che iniziano ora un lungo viaggio verso Parigi 2024”.

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A Gwangju 2019, solamente un argento divideva il medagliere italiano (3 ori, 2 argenti, 3 bronzi) da quello britannico (3 ori, 1 argento, 3 bronzi). Una strada molto diversa, quella che ha portato le due nazionali ad un punto d’arrivo così simile, se si pensa che a Rio 2016 British Swimming portava a casa sei medaglie contro le 3 dell’Italnuoto e che, già ai recenti Europei di Glasgow, la Gran Bretagna superava l’Italia di sole due medaglie totali.

Possiamo quindi dire che il livello, che qualche anno fa era sbilanciato a favore degli inglesi, oggi sia paritario con una piccola tendenza verso l’Italia?

Diamo un’idea visiva di questo confronto: a sinistra trovate i 17 atleti selezionati da British Swimming nella categoria podium, a destra una nostra selezione di 17 atleti italiani. Accanto a loro, la miglior gara e piazzamento a Gwangju.

Sembra proprio che il livello medio individuale penda dalla parte dell’Italia.

Certo, la Regina Elisabetta ha l’alieno Peaty, che è forse il fenomeno mondiale più incredibile delle vasche negli ultimi anni, ma il Bel Paese può contare sull’apporto della Divina e su diverse altre punte.

Anche nelle staffette, dove qualche anno fa l’Italia subiva pesantemente la forza dei rivali d’oltremanica, ora i fattori di forza sono meno sbilanciati. Eccezion fatta per la staffetta mista maschile.

Tokyo 2020 non è più così lontana e la sensazione è che le de nazionali saranno ancora lì a giocarsi un ruolo di livello nel medagliere del nuoto.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4