Prima del gran finale a Las Vegas (21/22 dicembre), la International Swimming League mischia i gironi e ci offre lo spettacolo di due tappe derby, nelle quali si scontrano tra di loro le formazioni provenienti dallo stesso continente.

Il prossimo weekend toccherà alle europee, impegnate a Londra all’Olympic Aquatic Center, mentre negli ultimi due giorni si sono sfidate, al College Park della University of Maryland (Washington), i quattro team statunitensi.

I valori in acqua, chiari fin dalla vigilia, si sono confermati nella due giorni di gara: Cali Condors e LA Current hanno lottato per la vittoria, NY Breakers e la squadra di casa DC Trident si sono dati battaglia per evitare l’onta dell’ultima posizione.

In una piscina non eccezionale, soprattutto dal punto di vista delle riprese televisive, e non eccessivamente piena di pubblico – qui il confronto con le vasche europee, Napoli e Budapest, è stato impietoso – è toccato soprattutto al fenomeno Caeleb Dressel (Cali Condors) fornire lo spettacolo che tutti si aspettavano.

Il velocista californiano si è cimentato in 4 gare individuali, 50 e 100 stile e farfalla, 3 staffette e la Skin Race finale, mettendo a referto diverse prestazioni di livello. Su tutte spiccano il 45”69 nei 100 stile in apertura di seconda giornata (mezz’ora dopo, 45.71 in prima frazione della staffetta), ed in generale una sensazione di prove generali per Tokyo 2020, dove probabilmente affronterà un programma da – possibili- 8 medaglie.

Abbiamo imparato in queste settimane come il circuito ISL si basi sui punteggi e non sulle prestazioni cronometriche e come i piazzamenti siano spesso più importanti, per la classifica generale, di una vittoria con un tempo altisonante.

Lily King è stata in grado di unire i due concetti, portando punti ai suoi Cali Condors con le vittorie in tutte le distanze a rana – in totale, 9 vittorie su 9 per lei in tutta la stagione – e nuotando comunque dei grandi tempi: 1’03”00 nei 100, 29”00 nei 50 e 2’17”78 nei 200, vinti in rimonta sulla compagna di squadra Kelsey Wog.

È anche vero che, per fare punti, bisogna necessariamente andare forte, ed infatti diversi atleti hanno nuotato i record personali, alcuni anche i primati nazionali: è il caso di Beryl Gastaldello (LA Current), vera sorpresa al femminile della tappa, che nei 50 farfalla ha migliorato il primato francese (24”81) e si è aggiudicata tre gare più la Skin Race finale, dando prova di velocità e resistenza ma anche tenacia agonistica.

Record americano anche per Mel Margalis (Cali Condors) nei 400 misti (4’24”46) mentre per i DC Trident, privi del loro capitano Katie Ledecky, tre primati nazionali: Ian Finnerty, che ha migliorato il record USA nei 100 rana, portandolo a 56”29 (dopo aver abbassato anche il limite nei 50, 25”99, nonostante il secondo posto dietro a Felipe Lima), ed Andreas Vazaios, autore del limite greco nei 200 misti 1’52”95.

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La classifica a punti è stata guidata a lungo dai Cali Condors, che sono sembrati per quasi tutto il weekend in totale controllo della situazione, avendo spesso piazzato atleti alla vittoria ed avendo vinto 4 staffette su 5. Ma la consistenza delle seconde linee ed i diversi piazzamenti hanno permesso agli LA Current di presentarsi, prima delle Skins Races, con pochi punti di distacco dalla vetta, ed un margine sufficiente per tentare l’assalto alla vetta.

La vittoria tra le donne di Beryl Gastaldello ed il piazzamento di due tra i primi 4 nella gara maschile, ha fornito alla squadra di Los Angeles i punti necessari per scavalcare, a sorpresa, i Cali Condors di Dressel, ed aggiudicarsi la classifica finale di tappa con 5.5 punti di vantaggio.

I Current si candidano ad un ruolo da protagonisti per la finalissima di Las Vegas, quando dovrebbero rientrare anche due pezzi da novanta come Nathan Adrian e Ryan Murphy.

I DC Trident padroni di casa evitano l’onta dell’ultimo posto superando i New York Breakers di Michael Andrew, sempre piazzato ma mai incisivo, deluso anche dall’eliminazione nel secondo turno della Skins Race (dopo che nel primo 50 aveva addirittura toccato davanti a Dressel).

MVP della serata, neanche a dirlo, è proprio Dressel, che supera Beryl Gastaldello di 10 punti; staccatissimi tutti gli altri, guidati da Tom Shields e dalla sempre più solida Siobhan Haughey.

Nonostante qualche assenza pesante, lo spettacolo non è mancato, ed il prodotto sembra ormai avviato su standard di qualità sportiva e mediatica decisamente elevata. Le riprese dall’alto, le interviste e le grafiche fantasiose sono diventate il marchio di fabbrica per la confezione della ISL che, nella stagione 2020/21, dovrebbe aumentare a 10 il numero di team ed a 27 le tappe totali della stagione.

Un vero e proprio campionato che, a detta del patron Grigorishin, ci accompagnerà dall’autunno alla primavera, trasformando l’esperimento di questa prima stagione in una lega professionistica vera e propria.

Si lasceranno andare, nella stagione post olimpica, anche i più scettici tra atleti, tecnici ed addetti ai lavori?