Si può dire tutto della International Swimming League 2020 tranne che ci abbia lasciato totalmente indifferenti.

Grazie anche al fatto che la pandemia ci ha tolto qualsiasi alternativa, nel mondo del nuoto abbiamo di fatto parlato per due mesi solo di ISL, sia nel bene che (spesso) nel male.

Tralasciando gli aspetti finanziari, per i quali non abbiamo abbastanza elementi per poter esprimere un giudizio completo, è chiaro che sia un prodotto divisivo, che fa innamorare alcuni e lascia perplessi altri.

Ci sono però alcune cose che dobbiamo riconoscere alla lega di Grigorishin, e si tratta di cose che, per il mondo del nuoto, sono positive. Ne ho scelte 5.

L’esplosione di Caeleb Dressel

Qualche giorno fa mi ha chiamato un amico che non sentivo da tempo: lui non segue il nuoto e, nel bel mezzo della chiacchierata, mi ha chiesto: “Oh, ma hai visto questo Dressel? Da dove spunta?”.

Nella storia del nuoto, sono sempre state le Olimpiadi a consacrare gli atleti: da Mark Spitz a Ian Thorpe, da Johnny Weissmuller fino a Michael Phelps, ognuno dei grandi della storia del nuoto ha avuto una “sua” olimpiade, quella dell’esplosione. Perfino Katinka Hosszú ha dovuto, prima di essere totalmente riconosciuta come una delle più forti di sempre, vincere tre ori a Rio 2016, nonostante venisse da un quadriennio di trionfi a nastro in tutte le manifestazioni alle quali aveva partecipato.

Se c’è una cosa che la ISL 2020 è riuscita a fare è stata elevare il personaggio di Caeleb Dressel da atleta forte ma identificato soprattutto dagli appassionati, a fenomeno globale riconosciuto in tutto il mondo ben prima di una sua affermazione olimpica (ha “solo” due ori nelle staffette di Rio 2016).

Se Tokyo2020one non dovesse malauguratamente essere la sua Olimpiade, di certo la sua immagine ne risentirebbe: ciò non toglie che, dopo le gare di Budapest, tutto il mondo dello sport sta già parlando di questo “nuovo” fenomeno delle piscine.

Peaty In Corta NON È Scarso

Adam Peaty ha un palmarés dalle due facce: in vasca lunga ha vinto tutto e ripetutamente – 1 Olimpiade, 8 Mondiali e 12 Europei – mentre in vasca corta non ha vinto quasi niente (3 argenti Mondiali ed un oro Europeo).

Prima della stagione 2020 di ISL, in molti sostenevano che, in vasca da 25, Adam Peaty fosse scarso. Magari non proprio scarso (anche se vi giuro di aver sentito questa affermazione, testualmente) ma che di sicuro non fosse così dominante come in vasca lunga, a causa della sua imperfetta esecuzione di partenze e virate.

Ora abbiamo la risposta: Adam Peaty non è scarso in corta, semplicemente prima della ISL non gli interessava. In un mese e mezzo di gare ed allenamenti, ha portato i suoi personali al limite e oltre ai world record, andando testa a testa con rivali più specializzati di lui nella vasca da 25 e, alla fine, battendoli.

La sensazione è che ci stia prendendo gusto e che potrebbe non essere finita qui.

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E sono solo alcuni dei nomi che hanno nuotato a Budapest e si sono detti entusiasti del progetto.

Se la cosa dovesse continuare, non è escluso che ci siano ulteriori aggiunte e magari anche qualche rientro clamoroso.

La Regola Jackpot (e le Regole in Generale)

Lo ammetto: quando ho letto per la prima volta il regolamento ISL 2020 ero scettico. Oltre ad averci capito poco, mi sembrava che la regola del jackpot fosse ingiusta, penalizzante per i team deboli ed eccessivamente premiante per i più forti. La realtà dei fatti mi ha smentito e mi sono felicemente ricreduto.

In un colpo solo, i jackpot time hanno acceso alcune gare, stimolando gli atleti a non mollare (nel 2019 avevamo visto tempi ben più lenti in fondo alle gare), ed hanno favorito la costruzione di strategie di squadra, un elemento nuovo al mondo del nuoto ma interessante per lo sviluppo del prodotto ISL in sé.

Un coach ha potuto, ad esempio, dire alla seconda pedina del suo team di non tirare una specifica gara quando aveva la certezza che il vincitore sarebbe stato un suo compagno, e che quindi i suoi punti non sarebbero andati persi, oppure viceversa, comunicargli di stare attento perché non c’era la certezza che questa situazione si verificasse. È più difficile da scrivere che da vedere, ma è accaduto ed in certi casi è stato determinante per il punteggio finale.

Quello del punteggio è uno dei temi più divisivi della ISL, per la quale qualcuno ha addirittura parlato di “giochi senza frontiere”. Io tenderei ad essere meno catastrofico: se ti piace il nuoto, puoi semplicemente guardare le gare ed apprezzare il gesto tecnico come faresti osservando un qualsiasi trofeo nazionale; il punteggio lo puoi anche tralasciare, non cambia molto. Se invece vuoi provare ad appassionarti ad una cosa nuova –semplificando all’estremo si tratta di aggiungere dei punti alle prestazioni – potresti scoprire che non è poi così strano ed aberrante come può sembrare.

Il Nuoto NON È Necessariamente Noioso

Questo è forse l’obiettivo più grande che la ISL si propone di avere fin dalla sua nascita: rendere il nuoto uno sport a tutti gli effetti spettacolare, anche lontano dalle finali olimpiche.

Il format televisivo di due ore, la vasca corta, le grafiche e i colori, l’esaltazione delle prestazioni, la comunicazione poco istituzionale e, perché no, i soldi. Tutti elementi che spingono nella direzione del professionismo, fortemente chiesta dagli atleti stessi, che vogliono essere messi al centro del progetto.

Le Olimpiadi appartengono al passato, sono superate.

Possiamo non essere d’accordo con la sparata di Kostantin Grigorishin (e io non lo sono), ma la verità è che, escludendo le finali olimpiche e mondiali, il nuoto è uno sport fortemente di nicchia, che sale e scende nelle preferenze nazionali – non solo italiane – a seconda di quanti atleti forti ci sono in quel preciso momento storico. Possiamo tranquillamente affermare che il nuoto in Italia non sarebbe quello che è ora se non avessimo avuto la fortuna di avere Federica Pellegrini, e dobbiamo sperare che l’onda lunga dovuta alla sua incredibile carriera ci aiuti ancora per molti anni.

Ma se vogliamo che il nuoto diventi una certezza, passi in tv più spesso e se ne parli con costanza, dobbiamo provare strade diverse da quelle percorse finora. Allargare la fanbase, comunicare il nuoto in un modo più moderno ed accattivante, puntare anche sul grande pubblico e non solo sugli storici puristi: non è di sicuro l’unica via, ma la ISL è una delle vie per conseguire questi obiettivi.

Almeno ci stanno provando.

Foto: Mike Lewis | ISL2020