Con il passare del tempo, la vicenda che ha per protagonista Sun Yang continua ad arricchirsi di particolari che, pur non essendo centrali, scoprono gradualmente i fatti e ci danno una visione sempre più ampia della situazione.

Stando a quanto riportato da Swimming World e da alcune autorevoli testate come il tedesco Frankfurter Allgemeine, The Sunday Times londinese e The Sunday Telegraph australiano, la FINA sarebbe stata vicinissima a togliere l’argento a Mack Horton come conseguenza della sua plateale protesta sul podio dei 400 stile libero di Gwangju 2019. Il campione australiano aveva deciso di far sentire la sua disapprovazione per la partecipazione di Sun al mondiale in seguito ai fatti di doping che lo avevano coinvolto, ricevendo la medaglia ma rifiutandosi di salire sul podio ed allontanandosi dal cinese e dal nostro Gabriele Detti al momento delle foto di rito.

Il giornalista australiano Julian Linden riporta che i dirigenti della federazione mondiale hanno desistito dal privare Horton della medaglia solo perché preoccupati dalle possibili conseguenze della scelta, visto che Team Australia era già fortemente in lotta con la FINA e si stava unendo con decisione alla nuova realtà della ISL, notoriamente non in rapporti idilliaci con Losanna.

In particolare sarebbe stato Cornel Marculescu, direttore esecutivo FINA, a voler sanzionare pesantemente Horton e dare così un segnale forte all’ambiente, che è poi arrivato con l’ammonizione ufficiale sia per il nuotatore che per la sua nazionale. La stessa azione di richiamo è stata applicata anche in occasione della simile protesta di Duncan Scott sul podio dei 200 stile libero, terminata con la sonora reazione di Sun andata in mondovisione proprio dopo la cerimonia di premiazione.

La pericolosa contestazione di Gwangju è stata chiusa quando la FINA ha annunciato che, se ci fossero stati nuovi episodi, i nuotatori sarebbero stati privati delle medaglie e squalificati.

Scrivo pericolosa perché è abbastanza chiaro che la situazione ai mondiali coreani era sull’orlo di un precipizio dal quale poi sarebbe stato complicato salvarsi.

La FINA si trovava in una condizione di impopolarità condivisa da buona parte del piano vasca con cli atleti che avevano addirittura dedicato una standing ovation a Horton per il gesto del podio al suo rientro al villaggio, per aver in qualche modo agevolato e protetto Sun Yang sia nella squalifica del 2014 che in seguito ai fatti del 2018, ma soprattutto per non aver tutelato a dovere i propri atleti “puliti”.

La sentenza del Cas del 28 febbraio ha poi dato ragione a chi accusava Sun di illecito (non di doping) ed il cinese è stato squalificato per otto anni, con l’immagine della FINA uscita dalla vicenda quantomeno ridimensionata. Questo non ha placato le polemiche, con buona parte dell’opinione pubblica occidentale che tende a chiedere un pugno ancora più duro ed il mondo cinese che, invece, difende a spada tratta il proprio campione.

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Nonostante la vicenda sia ormai lontana dalle vasche e dal nuoto “nuotato”, i protagonisti non hanno smesso di far parlare di sé. Mack Horton ha dichiarato di aver vissuto dei periodi molto delicati anche in patria, dove la numerosa comunità cinese sarebbe arrivata al punto di minacciare pesantemente il campione olimpico australiano e la sua famiglia, già dopo le dichiarazioni di Rio 2016.

In quell’occasione, Horton aveva definito Sun un “baro” in conferenza stampa, ma la vicenda era svanita perché l’oro era andato all’australiano. Sun, dal canto suo, è riuscito a far rumore tentando, in accordo con la federazione cinese, di partecipare al collegiale preolimpico in attesa che l’appello presentato al tribunale Svizzero dia il suo esito definitivo.

Nonostante sia parere diffuso, anche tra gli esperti del settore, che il ricorso di Sun confermerà quasi certamente la sentenza, ci sono ancora delle sparute possibilità che la decisione venga capovolta e la questione si ripresenti in vasca.

A quel punto sarà curioso vedere come si schiereranno gli atleti, se chi come Gabriele Detti si esprimeva su toni più pacati rimarrà su queste posizioni o se il mondo del nuoto si unirà in una protesta ancor più strutturata.

L’unica cosa che ci dobbiamo auspicare, per non ritornare a situazioni limite, è che ci sia una maggiore trasparenza da parte delle istituzioni e che, per quanto possibile, la politica non entri in conflitto con lo sport. Anche se questa vicenda ci ha insegnato l’opposto.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4