Alla vigilia, la preoccupazione per il roster dei London Roar, privato di tutti gli australiani, che non hanno avuto il permesso della federazione per competere, e anche di alcuni inglesi (fermati in via precauzionale per contatti da Covid-19), era alta.

In questo match #2 abbiamo visto, tuttavia, che si trattava di apprensione esagerata.

La squadra di Adam Peaty, nonostante il ranista abbia vinto solo i i100 rana, ha letteralmente surclassato le altre formazioni, vincendo con più di 200 punti di distacco. Le staffette e soprattutto le Skins Race sono state una vera e propria razzia di punti per i London Roar, che a questo punto si ricandidano come contendenti al titolo esattamente come l’anno scorso.

Le stesse skins che sono state fatali per gli Aqua Centurions. Come ci ha detto Fabio Scozzoli nell’intervista post gara:

Potevano scegliere qualsiasi stile tranne il dorso e per noi sarebbe stato molto meglio. Nel dorso siamo deficitari e l’abbiamo pagata cara. Come team, abbiamo fatto un grande lavoro soprattutto nelle staffette.

Non avere qui Federica Pellegrini per noi è stata una vera mazzata, ma credo che possiamo ancora giocarcela per entrare in semifinale. Questo è il nostro obiettivo.

L’ultima posizione per i Centurions non dice la verità sulla due giorni di gara che ha spesso visto la squadra di Matteo Giunta tra le protagoniste, spinta da un settore maschile davvero molto competitivo.

Alessandro Miressi è stato decisivo per la vittoria nella staffetta 4x100 stile e per il secondo posto nella 4x100 mista, gara che i Centurions avrebbero anche potuto vincere se avessero schierato Matteo Rivolta nel team A. A quel punto avrebbero potuto scegliere lo stile della Skins maschile – che non sarebbe stato dorso – e quindi saremmo qui a raccontare probabilmente un’altra classifica.

Questo risultato però ci fa capire quanto la ISL sia anche una competizione strategica, di scelte e bivi importanti, e come anche la componente del caso sia a volte determinante.

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Nonostante ci fosse forse meno star power rispetto al match #1, anche il match #2 è stato emozionante, e il fattore in più è stata la lotta per il secondo posto, vinta dal team Iron di una Katinka Hosszú non al top della forma ma comunque in grado di riprendersi dalla sconfitta nei 200 misti con le vittorie nei 400 misti e nei 200 farfalla.

Ci ha pensato Ranomi Kromowidjojo, MVP del match, a trascinare la squadra con il drago sulla cuffia grazie ad una serie di gare da eterna ed impareggiabile agonista qual è.

Gli Iron battono i DC Trident anche grazie all’apporto di Marco Orsi, che ha vinto i 100 misti in estrema sicurezza con il buon tempo di 51”69.

Tra le prestazioni migliori c’è un gran bel 400 stile di Valentine Dumont (4’00”37), uno scatenato Emre Sakci nei 50 rana (25”74), un solidissimo Zach Apple nei 100 stile (45”74), un bel 50 farfalla di Szebasztian Szabo (22”00).

Per gli italiani, doppio personal best di Nicolò Martinenghi, 2’06”41 nei 200 e 56”60 nei 100 rana, PB anche per Martina Carraro nei 50 rana (29”51). Alessandro Miressi ha nuotato un ottimo 100 stile da fermo (46”03) e tre frazioni di staffetta altrettanto solide (per due volte 45”77), mentre Matteo Rivolta ha sorpreso nel dorso (50”76 nei 100 e 23”71 nei 50).