La ISL è quella competizione dove si sfidano quattro squadre e alla fine vince chi vince la Skins Race.

Si tratta forse di un’affermazione un po’ estrema, ma l’importanza della gara ad eliminazione che chiude le due giorni di match è innegabile.

In questo match #3, che ha visto scontrarsi LA Current, Aqua Centurions, Toronto Titans e Tokyo Frog Kings, le skins sono state determinanti per la classifica finale, così come è già accaduto in altri match.

Ma andiamo con ordine.

La curiosità per vedere in azione le due nuove franchigie di questa edizione era elevatissima e molto ben riposta.

I Toronto Titans hanno iniziato fortissimo, vincendo quattro delle prime sei prove, e dimostrando di essere in possesso di un settore femminile molto solido e di alcune punte anche tra i maschi. Ma, col passare degli eventi, i canadesi hanno incontrato qualche difficoltà (nelle staffette, soprattutto), scivolando a poco a poco lontano dalla testa della classifica.

Alla lunga, la squadra che ha impressionato di più per continuità e qualità è stata quella di Kosuke Kitajima, fiero General Manager ed ispiratore del nome del team di matrice giapponese. Nonostante il forfait di Daiya Seto per le note vicissitudini extraconiugali, i Frog Kings sono riusciti a schierare una squadra completa e sempre competitiva: da Vlad Morozov, intelligentemente rubato in offseason agli Iron, alla Ohashi, dalla Hasegawa a Hagino e Irie, sono state ben 12 le vittorie individuali, su 32 gare totali.

Al termine del programma canonico, i Frog Kings guidavano la classifica generale con una trentina di punti di vantaggio su LA Current.

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Per Tokyo, hanno pesato la mancanza di jackpot consistenti (forse qualcuno dei vincitori avrebbe potuto andare un po’ più forte per rubare più punti), ma soprattutto la doppia sconfitta nelle staffette miste: LA Current ha affrontato le skins con poco svantaggio in classifica e potendo scegliere lo stile su cui misurarsi (stile le donne e dorso gli uomini). Ci hanno poi pensato Gastaldello, Weitzel e Murphy (27, 28 e 35 punti) a colmare il gap e regalare la vittoria al team di Los Angeles, lasciando i Frog Kings con non pochi rimpianti. È chiaro che queste due franchigie si giocheranno l’accesso alla finale, ed il primo punto va ai californiani.

MVP del match è Beryl Gastaldello, vicina (3 decimi) al world record nei 50 farfalla ma soprattutto grande faticatrice da corsia. Le sue 5 vittorie individuali, skins race compresa, la pongono tra le atlete più ISL-like dell’intero panorama, al pari di Kromowidjojo e Sjöström e superiore a molte altre più universalmente riconosciute di lei. Per vincere in questa lega, bisogna saper nuotare varie distanze e vari stili, essere una buona pedina da staffetta ed avere una capacità di recupero elevata, al pari della volontà di impegnarsi e nuotare gare a nastro. La francese, oltre ad andare veramente forte, rientra praticamente in tutti questi parametri.

Male, forse malissimo, gli Aqua Centurions, tra i quali si salvano solo alcuni vincitori, Carraro nei 200 rana, Miressi nei 100 stile, Martinenghi nei 50 rana e Szabo nei 50 farfalla (a 2 decimi dal world record).

Il fiore all’occhiello è la vittoria nella 4x100 stile uomini, la catastrofe è nei tanti, troppi buchi di roster, soprattutto nel settore femminile: non si tratta solo dell’assenza di Federica Pellegrini, che tra l’altro non è esattamente l’atleta ideale per il format ISL, ma è una carenza più profonda, che porta a pensare ad una poca possibilità di scelta alla vigilia per GM e head coach.

L’approdo alla semifinale è un miraggio, molto più probabile l’eliminazione al primo turno insieme ai NY Breakers.

Urge una riflessione per la prossima stagione.

Foto: Mike Lewis | International Swimming League