La semifinale #1 non ha riservato sorprese nel punteggio finale: Energy Standard e London Roar, rispettivamente prima e seconda nel 2019, sono le due formazioni che si qualificano alla finalissima della International Swimming League 2020, battendo nettamente nel punteggio sia i rookie Tokyo Frog Kings che i NY Breakers.

LA CLASSIFICA

Ad esclusione di alcuni sorpassi nelle primissime gare, le posizioni in classifica sono rimaste quasi sempre congelate. Gli Energy Standard non hanno mai mollato la testa del gruppo, rimanendo sempre a 20 o più punti di vantaggio sui London Roar e dando una generale impressione di controllo sulla competizione. Prima delle skins, complice il piccolo passaggio a vuoto nei 400 misti, il vantaggio dei ragazzi di James Gibson era di 28.5 punti sui londinesi, i quali avevano a loro volta un margine di sicurezza di ben 89 punti sui Tokyo Frog Kings.

Ad ammazzare la gara ci hanno pensato Sjöström e Banic, finaliste della skins race, che hanno portato un totale di 58 punti contro i soli 8 della coppia London Roar KamenevaWattel. Nemmeno la straripante vittoria di Peaty nella skins a rana, scelta ottenuta grazie alla vittoria della 4x100 mista nel day 1, è servita a ridurre lo svantaggio che, alla fine, è stato di 62.5 punti.

Dopo una prestazione di questo genere, sembra che in finale gli Energy Standard possano provare a confermarsi campioni, tentando di insidiare quei Cali Condors, finora imbattuti, che devono ancora giocarsi il passaggio del turno (stasera e domani alle 18.00). Per i London Roar resta il rimpianto della mancanza in blocco degli australiani: con il roster 2019 avrebbero lottato per il titolo.

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LE PRESTAZIONI

Impossibile non partire dai due record del mondo battuti, i primi di questa stagione di ISL, entrambi da atleti dei London Roar.

Risultato che era nell’aria per Kira Touissant, una delle migliori interpreti di questa stagione, che nei 50 dorso va a 25”60 sbaragliando la concorrenza e migliorando di 7 centesimi il precedente limite di Etiene Medeiros. Ci vuole qualche accorgimento in più ed una consistenza in nuotata che per ora non ha, ma l’olandese potrebbe diventare una pedina interessante anche in chiave vasca lunga.

Sembrava invece non essere in ottima forma Adam Peaty, uomo “da vasca lunga”, che aveva subito qualche sconfitta di troppo nei precedenti match e che aveva anche, tramite dei post solcial della sua allenatrice, intrapreso una polemica con Ilya Shymanovich, reo di nuotare una rana un po’ troppo “delfinata”.

La sfida tra i due è iniziata nel day 1, con una gara tiratissima nei 50 finita per 5 centesimi a vantaggio dell’inglese (25”50 a 25”55). La rabbia del campione olimpico si è vista tutta nell’immediato post gara, quando si è lasciato scappare una frase non proprio cavalleresca nei confronti del rivale. Ma più che con le parole, Peaty si è fatto valere coi fatti: nei 100 rana, nonostante delle virate deficitarie rispetto a Shymanovich, ha nuotato un incredibile 55”49, migliorando il limite precedente di van der Burgh di 12 centesimi ed aggiungendo un tassello che mancava al suo palmares, quello del record mondiale in vasca da 25.

Lo scontro tra i due si è sublimato nella skins race: ha vinto Peaty, che nei tre turni ha nuotato l’incredibile sequenza di 25”48, 25”74 e 25”70 (Shymanovich 25”72, 25”89 e 26”54), giusto per smentire anche quei pochi che credevano che, in corta, non fosse poi così forte.

Cosa dire, poi, di Benedetta Pilato? La ragazza pugliese è ormai una certezza del nuoto mondiale e se l’unico vero team di professionisti al mondo (Energy Standard) ha messo gli occhi su di lei non è certo un caso. Nella due giorni di semifinale, Benny ha migliorato sia il record italiano nei 50, portandolo a 28”86 (anche world record junior), sia quello dei 100, facendo 1’03”55 in una gara che Alia Atkinson ha tirato fino a 1.02.66, a tre decimi dal suo limite mondiale. Essendoci ancora la finale, non è detto che questi suoi tempi rimangano record nazionali a lungo.

MVP del match è stata Sarah Sjöström, che si è presentata qui in modalità postseason: 55”40 nei 100 farfalla, 23”40 nei 50 stile e vittoria di prepotenza (sulla giovane compagna di squadra Madeline Banic) nella skins a farfalla. La svedese sarà un fattore nella finalissima, soprattutto se i suoi vinceranno la staffetta mista.

In generale, con l’avvicinarsi della finalissima, anche i tempi si stanno abbassando: vanno al record asiatico sia Siobhan Haughey 51”12 nei 100 stile che Yui Ohashi 2’03”93 nei 200 misti (che fa anche 4’23”25 nei 400); nella 4x100 stile donne, le ragazze dell’Energy Standard – Haughey, Blume, Heemskerk, Sjöström – nuotano l’incredibile tempo di 3’25”82, andando al di sotto del limite mondiale per Nazionali; Duncan Scott è strepitoso nei 200 stile e va al quarto crono all-time con 1’40”76 dopo aver fatto 1’51”66 nei 200 misti; Manaudou va a 45”92 nei 100 stile e (solo) 20”63 nei 50, Le Clos a 49”14 nei 100 farfalla.

Contano i punti, ma per vincere bisogna tirare, ed in finale sarà ancora più dura.