La International Swimming League sta per inaugurare la sua seconda stagione con modalità particolari ma con ambizioni che restano, come all’esordio, elevatissime.

Nelle parole di Andrea Di Nino, direttore del progetto, resta la convinzione che solo attraverso la produzione di gare di alto livello in più momenti della stagione si possa elevare il nuoto da sport di nicchia a movimento che coinvolge sempre più appassionati.

In periodo di pandemia, tuttavia, la sperimentazione va necessariamente confinata oltre che nel tempo anche nello spazio: si tratterà quindi di una stagione di passaggio, nella quale vedremo sicuramente alcune modifiche rispetto all’anno scorso (alcune regolamentari già annunciate e altre formali) e nella quale resterà chiaro l’obiettivo di rendere centrale la prestazione di squadra, a discapito dei tempi individuali.

Conta quindi il piazzamento ed i punti che ne derivano, ma come abbiamo visto l’anno scorso i grandi crono non tarderanno ad arrivare, così come lo spettacolo.

La bolla

Prendendo spunto da esperimenti molto riusciti come quello dell’NBA (0 casi Covid-19 in 100 giorni ad Orlando), anche la lega professionistica di nuoto ha optato per l’organizzazione di una bolla dove isolare atleti, tecnici e staff durante tutto il periodo di svolgimento delle gare.

La regular season inizierà il 16 ottobre e si concluderà il 10 novembre, mentre i team che si qualificheranno per le semifinali si sfideranno dal 14 al 16 novembre. In tutto fanno 5 settimane, da passare al sicuro a Budapest, regolamentati da un preciso protocollo medico e con procedure studiate nei minimi dettagli.

I tamponi effettuati prima dell’ingresso hanno escluso momentaneamente sia Stefania Pirozzi che Femke Heemskerk e le foto degli atleti che mangiano in tavoli solitari hanno già fatto il giro dei social, così come i video delle code per effettuare i tamponi.

I controlli continueranno costantemente lungo tutto il mese di competizioni, nella speranza che il sistema regga, tenendo al sicuro la salute di tutti.

Le sfide tra i team

I dieci team saranno impegnati in 4 match ciascuno e la classifica determinerà le semifinaliste che si sfideranno a metà novembre. La decisione di organizzare la finale il 21 e 22 novembre nella stessa location – precedentemente prevista a Tokyo – è stata presa al fine di garantire la sicurezza continua delle squadre e di ridurre la necessità di viaggiare.

I campioni in carica degli Energy Standard inaugureranno la stagione insieme ai Cali Condors, NY Breakers e LA Current, mentre i filo-italiani Aqua Centurions scenderanno per la prima volta in acqua tra domenica 18 e lunedì 19, contro DC Trident, London Roar e Team Iron.

Le regole sono simili a quelle del 2019: vince chi fa più punti in base ai piazzamenti individuali, punti doppi per le staffette e tripli per le skin race, con la novità del jolly che i coach possono giocare per guadagnare di più nelle gare dove pensano di poter andare meglio.

La profondità dei roster è stato un tema fondamentale nella stagione inaugurale, ed infatti nel 2019 hanno lottato per la vittoria le squadre – Energy Standard e London Roar – che abbinavano a grandi nomi una solida seconda fascia di atleti.

Molti dei team del 2020 sembrano presentare lo stesso problema dell’anno scorso, anche se l’assenza in toto degli australiani, fermati dalla federazione, ha indebolito soprattutto la squadra londinese.

In ottica futura, si spera che vengano definitivamente superate le dinamiche che legano i team ad una nazione e che quindi tendono a replicare troppo uno scontro tra nazionali. Per non frenare la creazione di una lega vera e propria, gli atleti devono poter circolare tra i team e distribuirsi in maniera più eterogenea, lasciando più incertezza all’esito delle sfide e di conseguenza più spettacolarità. L’unico vero team che segue questa logica internazionale, Energy Standard, è anche il grande favorito per la vittoria finale.

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I personaggi

Caeleb Dressel, Florent Manaudou, Adam Peaty, Sarah Sjöström, Katinka Hosszú, Chad Le Clos, Federica Pellgrini: i grandi nomi non mancano, nonostante l’assenza di Katie Ledecky – che ha scelto di seguire il programma universitario – e di Daya Seto, squalificato dalla federazione giapponese per il tradimento ai danni della moglie, molti dei migliori nuotatori al mondo sono presenti a Budapest. Sarà curioso vedere quanto potranno andar forte, visto il periodo dal quale sono reduci e visto che molti ancora non hanno gareggiato dopo il lockdown, americani su tutti, ma il solo fatto di poter scendere in acqua e nuotare è di per sé un evento da accogliere con grande felicità.

Per l’Italia non mancano gli spunti di grande interesse, dalla densità di ranisti nei Centurions – Scozzoli, Martinenghi, Carraro e Castiglioni – all’esordio di Miressi in una stagione nella quale è atteso al grande salto di qualità. Comunque vada, l’Italia ha già un record, quello dell’atleta più giovane di tutta la lega, Benny Pilato, che gareggia per gli Energy Standard ed incontrerà le amiche-rivali raniste nel match del 2-3 novembre.

Le perplessità

Nonostante negli anni abbia dimostrato di essere abbastanza incline ai cambiamenti (penso ad esempio alle modifiche regolamentari ma anche alla questione costumoni), il mondo del nuoto ha espresso non poche perplessità sul progetto ISL.

Ad onore del vero, le preoccupazioni sembrano arrivare più da tecnici ed addetti ai lavori che dagli atleti, i quali invece si sono dimostrati in varie occasioni entusiasti di parteciparvi. Da Federica Pellegrini, che ne è anche testimonial, in giù, i nuotatori vogliono mettersi in gioco e vedere dove può portare questa nuova strada: lo hanno ripetuto spesso molti degli italiani impegnati nella ISL, nelle numerose dirette Instagram effettuate in questi mesi, durante i quali la voglia di gareggiare era anche amplificata dalla condizione di lockdown.

Tra i tecnici, invece, resta l’incertezza che provoca intraprendere un sentiero poco percorso prima, perché al di là di questa stagione anomala la ISL intende far gareggiare gli atleti molto di più e su tutta la parte di calendario libera dai grandi eventi mondiali.

È una visione del nuoto decisamente diversa, che ha fatto la fortuna di pochi atleti (Hosszú su tutti) ma che per molti è un’incognita totale. Ci sta quindi che i coach, che programmano la stagione in cicli e prevedono solo alcuni picchi di prestazione, siano quantomeno preoccupati. Anche nella versione 2020, la ISL preleva gli atleti dalle loro sedi per almeno un mese, allontanandoli quindi dai loro tecnici e costringendoli ad una sorta di preparazione a distanza. Per chi prepara un appuntamento che qualifica ai Giochi come gli Assoluti Open Invernali, potrebbe essere un problema.

Non è mancato infine un po’ di ostracismo generale da parte dei media, anche italiani. Da chi ha parlato di grande circo del nuoto – definizione che tra l’altro viene in Italia ripetutamente affibbiata anche all’NBA – a chi cerca di storpiarne il nome per renderla più simile e orecchiabile ad altre realtà più vicine al nostro mondo, la ISL non ha finora goduto di grandi lodi da parte della stampa, soprattutto quella meno specializzata, alimentata anche dallo scontro con la più conservatrice FINA.

Il fatto che ci sia al momento poca (o nessuna) accessibilità per i media esterni, sia per la questione Covid-19 che per la scelta di gestire la comunicazione in modo totalmente centralizzato, lascia un velo di mistero sul progetto. Dovremo giudicare la ISL non solo come evento sportivo ma anche come prodotto televisivo, perché è così che gli organizzatori la stanno studiando.

Al netto delle migliorie che solo il tempo potrà darci, sembra di capire che, quelli che i giovani chiamano boomer, sono fondamentalmente contrari all’idea di base che la ISL tenta di far emergere, ed è perfettamente comprensibile visto che stiamo di fatto immaginando una cosa che non esiste e sulla cui sostenibilità a lungo termine ci sono non pochi dubbi.

Sembra invece più comune ed omogeneo il consenso degli appassionati di nuoto: oltre alla normale voglia di vedere gare in un anno che doveva avere Europei e Olimpiadi, c’è una forte componente di curiosità per un prodotto che è ancora tutto da scoprire e al quale sembra controproducente non offrire una chance.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4