“Una medaglia olimpica vale una carriera”. La maggior parte dei nuotatori – e degli sportivi in generale – sarà d’accordo con questa affermazione, ed i motivi sono diversi.

Ed eccoci al quarto appuntamento con la rubrica che ci accompagnerà – speriamo – verso le prossime Olimpiadi di Tokyo2020one.

Vi racconteremo, con numeri, grafiche e aneddoti la storia degli azzurri del nuoto alle Olimpiadi.

Innanzitutto, le Olimpiadi sono l’evento più antico nel quale il nuoto in piscina è premiato: i Campionati Europei sono nati nel 1926, i Giochi del Commonwealth nel 1930, i Giochi Panamericani nel 1951 mentre la prima edizione dei Campionati Mondiali è stata organizzata nel 1973.

Il nuoto è presente ai Giochi Olimpici moderni fin dall’edizione inaugurale, quella del 1896, al maschile, mentre le donne hanno partecipato per la prima volta nel 1912.

Parlando degli albori della disciplina, le Olimpiadi erano letteralmente l’unico evento dove le gare erano regolamentate e, anche se i record del mondo venivano comunque effettuati e registrati in altre competizioni, il valore del tempo effettuato ai Giochi è sempre stato riconosciuto come più elevato. Per moltissimi anni, poi, le Olimpiadi sono state l’unica occasione nella quale i nuotatori più forti di tutto il mondo potevano affrontarsi e decidere chi fosse il migliore. Spesso i grandi atleti si conoscevano proprio alle Olimpiadi perché, normalmente, vivevano e gareggiavano in continenti diversi, sfidandosi solamente sulla carta fino al momento della finale olimpica.

Più recentemente, con lo sviluppo globale dello sport, è rimasto il valore aggiunto della scadenza quadriennale, che è intesa anche come fine ideale di un percorso: la programmazione degli atleti d’élite inizia esattamente dopo l’Olimpiade e si conclude con l’Olimpiade successiva, ed è usanza comune tra tecnici e atleti ragionare a blocchi di quattro anni, soprattutto negli USA, nazione leader del nuoto mondiale. Spesso gli atleti decidono di terminare la propria carriera dopo un’Olimpiade, oppure scelgono di prolungarla con l’obiettivo di partecipare a quella successiva.

Nonostante ogni medaglia internazionale abbia un valore elevatissimo, il podio Olimpico resta quindi il più prestigioso in assoluto, ed è anche quello più difficile da raggiungere. Quantomeno per l’Italia del nuoto.

La settimana scorsa abbiamo visto come il timing sia un fattore determinante per essere protagonisti ad un evento come i Giochi Olimpici, ed è interessante confrontare il medagliere italiano ai mondiali ed alle olimpiadi.

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Anche al netto delle gare non-olimpiche, è indubbiamente più solida la nostra tradizione ai Mondiali, manifestazione che soprattutto negli ultimi anni ci ha visto crescere in qualità e quantità di finalisti e medaglie.

Alle Olimpiadi, invece, non mancano i passaggi a vuoto, come quello clamoroso del 2012, anno nel quale abbiamo raccolto 0 medaglie in vasca contro le 5 dei mondiali 2011 (di cui 1 non olimpica, i 50 rana di Fabio Scozzoli), o anche quello del 1992, venivamo da 6 podi ai mondiali di Perth.

L’exploit di Sydney 2000 (6 podi) rimane un caso a parte, e anche nell’ottima edizione di Rio 2016 non sono mancati alcuni rimpianti, il quarto posto di Federica Pellegrini su tutti.

A Gwangju 2019 abbiamo disputato il miglior Campionato Mondiale di sempre: riusciremo a confermarci a Tokyo 2021?