Dopo la bellissima due giorni di Napoli – trovi tutti i REPORT a fondo articolo – il nuovo format di nuoto-spettacolo della International Swimming League è tornato negli States per la terza tappa, la prima nella quale si sono affrontati i team del girone B.

Nel weekend hanno debuttato a Dallas le due formazioni europee, London Roar e Iron, e le due americane, NY Breakers e LA Current, che completano il quadro delle otto squadre protagoniste di questa stagione inaugurale. In un impianto sicuramente meno caldo della Scandone, i team hanno dato vita ad una manifestazione di buon livello, nella quale non sono mancati gli spunti interessanti.

L’esempio migliore è arrivato alla fine, con la spettacolare Skin Race, gara di certo più adatta al concetto di ISL, che ci ha regalato una Ranomi Kromowidjojo a dir poco stoica. La campionessa olimpica di Londra 2012 ha tenuto a bada le agguerrite Cate Campbell ed Emma McKeon, resistendo fino alla vittoria finale, ottenuta grazie anche ad una netta superiorità nei fondamentali di partenza e virata. Fattore che la accomuna al vincitore al maschile, Vladimir Morozov, che ha trovato in finale un redivivo Nathan Adrian, al quale va di sicuro il premio simpatia per le impagabili espressioni di fatica mista a divertimento prima di tuffarsi nel 50 finale.

Ormai sappiamo bene che i tempi non sono il fulcro della competizione, ma Minna Atherton (London Roar) ci ha comunque tenuto a dire la sua, frantumando la concorrenza nei 50 (25.99), 100 (55”43) e 200 (2’00”58) dorso e avvicinandosi molto ai rispettivi record del mondo. Che, vale la pena ricordarlo, da questa tappa sarebbero anche ratificabili ufficialmente, visto che sono passati i canonici sei mesi dalla richiesta inviata da ISL ed approvata dalla FINA.

Record australiano (in corta) stabilito nella 4x100 mista femminile da Minna Atherthon (55.45), Jess Hansen (1.04.73), Emma McKeon (55.67) e Cate Campbell (52.06) che con 3.47.91 migliorano il precedente 3.48.88 nuotato a Dubai nel 2010.

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Proprio la squadra di Londra, anche se priva di Adam Peaty e di buona parte dei britannici, è stata protagonista di questo weekend ed ha messo in vasca la numerosa schiera di talenti australiani di cui dispone. I punti pesanti, oltre che dalla Atherton, sono arrivati da Kyle Chalmers, dalle sorelle Campbell e da Cameron McEvoy, oltre ad un sorprendente Guillerme Guido, vincitore dei 100 dorso (50”16), davanti ai campioni olimpici Matt Grevers e Ryan Murphy.

Gli LA Current, unico team che ha tentato di impensierire i londinesi, sono a forte trazione statunitense e ben forniti di seconde linee, elementi fondamentali per accaparrarsi punti nelle staffette e nei piazzamenti individuali.

Sembra proprio questa completezza di elementi la vera chiave per avere successo nella ISL e ne è esempio il caso del team Iron. La squadra capitanata da Katinka Hosszú ha piazzato ben 5 atleti tra i primi 10 nella classifica MVP, ma non è nemmeno lontanamente riuscita ad inserirsi nella lotta alla vittoria. Non bastano quindi i punti di Morozov (MVP della tappa con 43.5 pt), Hosszú (terza con 39 pt), Kromowidjojo (quinta con 36 pt) Szabo e Milák (decimi a 27 pt) per battere LA Current che nella top ten piazza solamente Tom Shields (sesto a 35 pt), ma che ha 18 atleti nei top 50, dato più alto dei 4 team.

Nettamente inferiore al resto delle formazioni, i NY Breakers si sono presto trovati estromessi dalla lotta in classifica generale e si sono dovuti accontentare dei piazzamenti di Michael Andrew (mai al primo posto) e Breeja Larson, unica vincitrice di distanza nei 100 rana (1’03”80).

Nella classifica finale, London Roar si aggiudica la tappa con 484.5 punti prenotandosi con prepotenza per un posto (forse da favoriti) nella finalissima di Las Vegas. Ben distaccati gli altri team: LA Current secondi a 457 pt, poi Iron a 402 e NY Breakers 278.5.

Il prossimo weekend le quattro formazioni torneranno ad affrontarsi a Budapest e, per l’occasione, Katinka Hosszú ha già dichiarato di voler nuotare molte più distanze.