La prima, storica, regular season della International Swimming League è terminata con il sesto incontro, l’atteso derby tra le quattro formazioni europee, che doveva decidere i nomi dei due team qualificati per la finalissima di Las Vegas (20/21 dicembre).

Al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra, vasca che nel 2012 ha ospitato le Olimpiadi, gli Energy Standard – presieduti dal fondatore e proprietario della lega, Kostantin Grigorishin – hanno vinto la classifica generale davanti ai padroni di casa, i London Roar, capitanati da Adam Peaty. Niente da fare per gli Aqua Centurions, squadra di Roma di forte componente italiana, ultimi classificati e battuti anche dal Team Iron di Katinka Hosszú.

In realtà, per quanto visto nelle tappe precedenti, la classifica sembrava già scontata alla vigilia e la qualificazione dei due team al gran finale era tutt’altro che in discussione.

I roster di Energy Standard e London Roar sono più profondi e qualitativi rispetto alle altre due formazioni europee, che dovranno ricorrere alla campagna acquisti per presentarsi alla prossima stagione con qualche speranza in più di passaggio del turno. I due qualificati avranno vita ben più difficile in finale, quando dovranno affrontare gli LA Current ed i Cali Condors, nei quali nuotano i principali talenti americani.

In questa tappa europea la squadra di Londra, nonostante l’assenza di un pezzo da novanta come Kyle Chalmers, ha dato ottimi segnali di forza e completezza. La solita Minna Atherton, vera sorpresa lanciata proprio dalla ISL, ha nuotato al limite del world record nei 200 dorso (1’59”25), fermandosi a soli due centesimi dal migliorarlo (e guadagnarsi la borsa promessa di 30mila dollari), ed ha vinto anche i 50 ed i 100, confermandosi come vera rivale della stella americana del dorso Regan Smith.

Prestazioni ricche di punti anche per Emma McKeon, terza nella classifica MVP, e per Duncan Scott, che ha spaziato dal mezzofondo alla velocità passando per i 200 misti (vinti in 1’53”97). Cate Campbell ha mancato clamorosamente il passaggio del primo turno nella Skin Race, ma ha portato a casa i 100 stile ed ha contribuito, come al solito in modo determinante, alle staffette, fondamentali perché portano punteggio doppio.

Gli Energy Standard escono dai tre match di regular season come unica squadra imbattuta di tutto il campionato. Per James Gibson, head coach, sarà difficile giustificare un risultato diverso dalla vittoria nella finalissima di Las Vegas, e non solo per quanto investito dal suo presidente in questo progetto.

La tappa europea ha confermato la leadership tecnica dei due simboli dell’intero progetto ISL, Chad Le Clos, MVP della manifestazione, e Sarah Sjöström, divisi nella classifica finale da solo mezzo punto. Ma se la svedese è sembrata meno in palla del solito, forse appesantita dai carichi di allenamento e da una forma non perfetta (non parteciperà agli europei in vasca corta), il sudafricano ha come al solito calato tutti i suoi assi, impegnandosi su più fronti e dando sempre il massimo in acqua.

Per il Team IRON, invece, le note positive vengono soprattutto dalle Skin Race, vinte con Vladimir Morozov e Ranomi Kromowidjojo, due grandi specialisti della velocità e della vasca corta. Facendo pesare la superiorità nei fondamentali di tuffo e virata, i due hanno saputo tenere a bada rispettivamente Sarah Sjöström e Florent Manaudou nelle rispettive finali, di sicuro i momenti più attesi e spettacolari dell’intera giornata. La squadra di Katinka Hosszú, autrice di un 200 misti da 2’04”16 e di un 200 farfalla da 2’03”94, ha però diverse lacune nel roster che non le hanno permesso di staccare i rivali di Roma fino alla prova finale.

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Gli Aqua Centurions, che dopo tre gare della prima giornata erano addirittura in testa, hanno dovuto arrendersi e finire al quarto ed ultimo posto, soffrendo soprattutto l’assenza di top swimmers – nemmeno uno nei primi 8 della classifica MVP – e di velocisti in grado di portare punti nelle Skin Race. Per il team dell’head coach Matteo Giunta – fresco vincitore del premio “Alberto Castagnetti” come miglior allenatore italiano del 2019 – non sono però mancate le note positive.

Su tutti, il tempone di Fabio Scozzoli, che ha vinto i 50 rana eguagliando il suo record europeo (25”62) di due anni fa a Copenaghen quando, proprio come fatto qui a Londra, si mise dietro tutti, compreso il marziano Adam Peaty. Benissimo anche Martina Carraro, che nei 100 rana si è migliorata di mezzo secondo nuotando sotto il record italiano da lei stabilito qualche settimana fa a Bolzano (1’04”11 contro 1’04”68); con lei anche Arianna Castiglioni, neo acquisto della franchigia romana, che ha nuotato 1’04”43, comunque sotto il vecchio limite nazionale.

Compagna di allenamenti della Castiglioni, Silvia Scalia ha nuotato i 50 dorso in 26”62, sotto il suo record nazionale stabilito agli Assoluti 2018 (26”67). Da registrare anche il ritorno di Federica Pellegrini in una gara che le ha dato tante soddisfazioni in passato, i 400 stile, chiusi al secondo posto con un ottimo 3’59”18.

In generale abbiamo assistito ad uno spettacolo piacevole ed ormai consolidato, in una vasca ottimale per il prodotto televisivo e con un pubblico – sold out da diversi giorni – molto partecipe ed attento.

Un altro passo avanti per la ISL, che sta confermando nei fatti quello che si era prefissata alla vigilia: dare al nuoto una nuova dimensione.

Il succo del progetto sta nelle parole, come sempre chiare e coraggiose, di Adam Peaty:

Questo sport è rimasto uguale a sé stesso per 20 e più anni. Stiamo facendo qualcosa di divertente che porterà pubblico giovane e aiuterà il nuoto a crescere.

Appuntamento a Las Vegas per il gran finale!