Fratelli d’Italia!

Quando il nostro inno risuona nelle piscine di tutto il mondo, chiunque, dall’Australia alla Cina, canta con noi. E, di recente, è toccato agli amici della Corea sentire le note di Mameli al Nambu Acquatics Center.

L’edizione numero diciotto del Mondiale di nuoto è stato il più prolifico per i colori azzurri del nuoto, tra corsia e mare aperto.

Un piccolo resoconto giusto per rinfrescare la memoria ai più distratti: 8 podi con tre ori, 2 argenti e 3 bronzi. 23 finalisti tra gare individuali e staffette e 19 primati italiani battuti.

Quindi? Come fare un TOP&FLOP per i ragazzi di Cesare Butini? Ci proverò!

TOP 3 ITALIA

 

3 – I SOLITI DUE (Gabri e Greg)

L’Italia ha vissuto negli ultimi 5 anni sulle loro spalle. Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri sono ancora le punte al maschile della Nazionale, usciti soddisfatti ma non troppo da Gwangju. Per Detti l’ennesimo bronzo che con un po’ di coraggio in più poteva essere di meglio, per Greg, l’altalena tra lo spettacolo degli 800 e l’amaro in bocca nei 1500, con l’incognita delle gare in mare.

Due talenti, unici che come sempre hanno tenuto alto l’onore italico. Vi aspettiamo per il colpo da 90 la prossima estate!

2 – STAFFETTA 4X….2020?

Si dice che la 4x200 stile è lo specchio dello stato di forma di una squadra. Le risposte dunque, sono state ben oltre le aspettative.

Spettacolare la finale della staffetta lunga maschile, sei squadre in 4 secondi (dal 2° al 5° in 23 centesimi!), un su e giù di emozioni nel quale, solo un anno fa, non speravamo di rientrare. E con che sorprese!

Le chiamate di Stefano Ballo, Stefano Di Cola e Matteo Ciampi, sembravano azzardate, mentre mai scelta fu più azzeccata. Il quartetto azzurro, con Detti e Megli a impreziosire la finale, ha polverizzato un primato italiano che durava da 10 anni e vestiva gommato, grazie ad una media sotto l’1’46” che ha dato prova di una reale compattezza.

Da qui a un anno bisogna scendere ancora, e, si spera, non fare la fine delle donne d’argento di Kazan 2015.

1 – DONNE DA FAVOLA

Eh già, questo Mondiale è tinto di rosa!

Simona Quadarella, con il suo percorso di crescita che ricorda tanto quello di Greg (bene, manca solo l’alloro pesante adesso!), è l’azzurra che per prima ci ha fatto emozionare grazie ad un fantastico oro nei 1500.

E la Divina? Federica Pellegrini c’è. Quando ai 150 gira insieme alle altre due, sono certo che l’oro è il suo. Che dire, poker di ori Mondiali, chiude così la sua striscia nella rassegna iridata. Manca un ultimo sforzo, anche se vorremmo non finisse mai…

E la rana? Due medaglie storiche! Prima Martina Carraro, prima azzurra medaglia nei 100 rana, con un bel testa a testa interno a suon di record italiani (1’06”36) con Arianna Castiglioni.

Che dire poi di baby Benedetta Pilato? Senza volerle mettere troppa pressione addosso, è stata solo la più giovane azzurra a salire su un podio Mondiale, e prima ed unica ad abbattere il muro dei 30 secondi nei 50 rana. Ha 14 anni e mezzo? Eh sì!

E poi i quarti posti di Di Liddo e Panziera, diversi ma comunque storici ed importanti, che sogniamo tutti possano diventare qualcosina di più. Brave ragazze!

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FLOP 3 ITALIA

 

3 – MAL DI RANA (O MEGLIO ROSPI!)

Se le raniste azzurre hanno compiuto vere e proprie imprese, non tanto si può dire dei loro colleghi al maschile.

Ok, il livello si è alzato vertiginosamente, grazie o per colpa di Adam Peaty, ma non riuscire a piazzare uno delle nostre due punte in finale nei 100 è stato un peccato. Si salva Fabio Scozzoli, che almeno nei 50 trova la finale anche se macchiata da una squalifica.

Male invece Martinenghi, al quale si chiedeva e dal quale si sperava, un ulteriore salto di qualità. Non c’è stato per il momento, ma il ragazzo viene da un bienno non facile e si sa bene quanto gli infortuni possano destabilizzare quando a far la differenza è poi questione di centesimi.

Più critico il discorso nei 200, dove abbiamo di recente sempre avuto grande tradizione. Luca Pizzini non è stato all’altezza in questo Mondiale, e “preoccupante” è il fatto che resta comunque di gran lunga il migliore in Italia. I giovani dovranno darsi una mossa in svelta se vogliono detronizzare il veronese classe ’89 e conquistarsi un pass per Tokyo.

2 – RAGAZZE DEL LIBERO: BENE DA SOLE, MALE INSIEME

Le medaglie italiche sono arrivate in gran parte dallo stile libero, in particolare tra le donne con 2 ori e un argento proprio grazie al vecchio crawl.

Se quindi siamo buoni profeti di questa specialità, questi Mondiali hanno evidenziato tutte le nostre difficoltà in staffetta: le azzurre non erano presenti ne nella 4x100 che nella 4x200, lontane anni luce dai tempi buoni per lottarsi delle medaglie.

Tolte le punte, Pellegrini e Quadarella, scarseggiano le seconde linee, e se nei 200 non è, ahinoi, una novità, nella velocità non c’è stato il minimo di ricambio generazionale, dopo che Di Pietro e Ferraioli sembrano arrivate ad un momento di stallo.

C’è da invertire la rotta!

3 – SAUDADE CUSINATO

È una nostalgia a doppio senso.

Prima quella di Ilaria Cusinato che per mancanza di casa e del suo ambiente, a maggio decide di tornare in Veneto “abbandonando” il team di Morini & Co.

Adesso quella di noi tifosi, che ricordiamo come solo un anno fa avvicinava Katinka Hosszú conquistando due stupendi argenti europei, mentre dal Mondiale coreano torna a casa con una semifinale nei 200 misti e un 16° posto nei 400 misti, lontana però diversi secondi da quello fatto l’anno prima.

Casualità? Non si può sapere. La luce l’ha tenuta accesa però grazie ad un eccellente 200 farfalla, chiuso per un ciuffo fuori dalla finale e a pochi decimi dal personale. La aspettiamo bella carica in Giappone!

Adesso meritate vacanze per tutti (anche se ci sono i Campionati Italiani di categoria), e poi via verso la stagione di Tokyo 2020.