Siamo ancora tutti ammaliati dalle meraviglie dell’International Swimming League, quest’anno più che mai ancora di salvezza per noi appassionati di nuoto. Gare, duelli, tempi mozzafiato ci hanno fatto divertire e staccare per qualche ora la spina in questi giorni difficili, e un grazie lo dobbiamo in particolar modo ai super eroi della piscina che hanno spazzato via le vasche a suon di record!

Super atleti, gente fuori dalla portata, ai nostri occhi i vari Dressel, Peaty, Kolesnikov, King giusto per citarne qualcuno, ci sono sembrati dei personaggi dei fumetti con poteri magici, in grado di trasformarsi al momento giusto, quello della finale, per timbrare prestazioni fuori dal comune!

Sono rimasto a bocca aperta davanti a queste dimostrazioni di onnipotenza ma poi mi sono ricordato di un articolo letto poco tempo prima su Swimming World Magazine – Swimming Without the Black Line: How Blind Athletes Adapt .

E a quel punto mi son ricreduto. I veri super eroi sono altri! Con tutto il rispetto per i ragazzi della Lega di Grigorishin!

Parlo di una categoria del nuoto paralimpico, quello degli atleti non vedenti o ipovedenti!

Mi capita spesso con miei allievi nei corsi di nuoto, di fargli provare la sensazione di nuotare al buio, con occhialini oscurati o andando sulla buona fede, semplicemente tenendo gli occhi chiusi. Sbandate e scontri contro la corsia sono all’ordine del giorno! E nemmeno io sono da meno, quando provo a chiudere gli occhi e a lasciare il fantastico mondo azzurro dell’acqua fuori dalla mia portata. Un vero disastro.

Il nuoto paralimpico è diviso in varie classi rispetto alle diverse disabilità: quelle per i non vedenti sono la S11, S12 e S13 ognuna con un differente grado di visibilità.

Così mi accorgo che record il mondiale dei 50 stile S11 in vasca lunga è 25’’27 del cinese Bozun Yang. E quello dei 50 dorso 31’’75 dell’ucraino Dmytro Zalevskyi. Niente di che? Forse per chi ci vede.

La categoria S11 è quella di tutti coloro che sono completamente ciechi o quasi, in base alla visita e alla conseguente classificazione. Per questo motivo in gara tutti gareggiano con occhialini oscurati, il che significa non vedere nessuna linea nera sul fondo, nessun muro, nessun rivale ne corsie. I ragazzi in questione devono escogitare le tecniche più strane per poter riuscire a seguire correttamente la linea della vasca, utilizzando poi il “tapper” un bastone con sulla punta una pallina di gomma, tenuto dal loro coach il quale lo sfrutta per indicargli la distanza corretta dal muro prima della virata tramite un tocco sulla testa. Ognuno sceglierà la distanza preferita in base alle proprie abitudini. Per l’allenamento è la tecnologia ad andargli incontro: grazie all’U-Coach,(che è vietato in gara) una sorta di radiotrasmittente collegata a degli auricolari, tramite i quali gli allenatori possono dare le indicazioni corrette agli atleti, non solo sulle distanze ma anche sulle percorrenze.

In Italia la nuotatrice più forte che abbiamo avuto si chiama Cecilia Camellini. Un palmarés di tutto rispetto, con due ori Olimpici, a Londra 2012 nei 50 e 100 stile e un infinità di titoli italiani, europei e mondiali, oltre a un primato europeo nei 100 dorso, ha chiuso la carriera proprio dopo i Giochi di Rio, dedicandosi al suo lavoro da psicologa.

In attività c’è chi sta percorrendo la sua strada, ovvero Salvatore Urso, classe 1999 pluri primatista italiano. Il giovane azzurro vanta infatti molteplici record nazionali sia in corta che in lunga, oltre ad aver vinto l’argento nei 400 stile, il bronzo nei 100 farfalla e quello nella 4x100 stile mista agli World para Swimming Championships del 2018 a Dublino! Successi che come ci ha raccontato a dovuto aspettare qualche minuti per fare suoi.

Per sapere il risultato di una gara devo aspettare che mi venga detto dal mio allenatore. Al massimo posso sperare ascoltando il rumore delle bracciate degli avversari che ancora devono arrivare, o le reazioni del pubblico. Nel migliore dei casi l’annuncio dello speaker!

Le difficoltà maggiori sono nello stare al centro della corsia. In gara io preferisco scegliere un lato e mantenere quello. Gli stili più semplici sono lo stile libero e la rana, dove è più facile sfiorare la corsia per avere un riferimento. I più complicati il delfino e il dorso. L’importante è, anche nel caso di errore, di proseguire poi per la traiettoria intrapresa, e non andare a zig zag. L’allenatore è importante e c’è grande fiducia, anche con quelli della Nazionale. Noi arriviamo sempre qualche giorno prima degli eventi importanti, e comunque ogni strategia è presa in accordo con l’allenatore. Si crea un rapporto di fiducia, i meccanismi di tocco sono concordati.

A proposito di grandi eventi. Com’è stato quest’anno tribolato e quali sono i tuoi obbiettivi futuri?

Durante il primo lockdown in primavera sono stato fermo, anche se con la Nazionale ci siamo allenati a secco su Zoom.

Ora sto nuotando alla Scandone di Napoli, anche se un giorno in meno rispetto al solito e senza palestra, che comunque faccio a casa. Tokyo è il grande obbiettivo, abbiamo 28 posti da occupare e le speranze ci sono!

La classe sportiva S11 dunque è ben rappresentata e promette al meglio. Vediamo un po’ le altre categorie.

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Passiamo agli S12, ovvero gli ipovedenti. Questi atleti hanno una bassa percezione visiva, con un residuo non superiore ai due sessantesimi e un campo visivo che non supera i 5 gradi. In poche parole, una volta tuffati in acqua riescono a inquadrare solitamente senza problemi la linea di fondo e grazie a questo nella maggioranza dei casi gli permette di virare senza l’utilizzo del “tapper”, fondamentale però quando nuotano a dorso.

Un paio di esempi: il world record femminile dei 50 stile in vasca corta (eh sì c’è la virata!) è di 26’’54 della russa Oxana Savchenko mentre tra gli uomini si scende a 23’’86 con il connazionale Aleksandr NevolinSvetvov. Che dire? Per esempio che in Italia siam ben rappresentati da Alessia Berra, primatista nazionale nei 50 – 100 – 400 stile, 50 dorso, 100 rana, 50100 farfalla, 200 misti in vasca lunga e 50100 stile, 50100 dorso, 50 rana e 50 farfalla in vasca corta. Nazionale e medagliata ai 2018 World Para Swimming European Championships dove tra i tanti podi si è presa l’oro nei 100 farfalla.

I problemi più grandi li ho quando le condizioni della vasca cambiano: per esempio se è molto profonda, fatico a vedere la linea, oppure se le corsie sono sfasate rispetto proprio alla T. Solitamente uso il “tapper” solo nel dorso, sempre in accordi con la persona preposta. Una volta il mio coach mi ha quasi rotto le dita! Rispetto agli atleti S11, che non vedendoci devono fidarsi totalmente di chi gli aiuta, io ho dovuto lasciarmi piuttosto andare per riuscire in questo fondamentale. Per imparare è importante fidarsi.

Per quanto riguarda l’allenamento: ti alleni con ragazzi normodotati o con una squadra paralimpica?

Dai 9 anni ai 19 con una squadra FIN. Poi dal 2015 ho trovato una squadra paralimpica e adesso invece sono tornata con i FIN. Il vantaggio di allenarsi con la paralimpica è sicuramente quello di avere più attenzioni: meno atleti in vasca, più riferimenti. Con i FIN ci sono più difficoltà ma se ci si vuole allenare ci si riesce!

E dovrai allenarti eccome! Come è andata quest’anno e quale sarà il tuo prossimo obbiettivo?

Come tanti ho smesso il 7 marzo e ripreso il 7 maggio. Lo slittamento dei Giochi è stato duro. Ho ripreso e nuotato bene fino ad agosto, quando poi ho gareggiato al Sette Colli. Finalmente ci è stata data la possibilità di confrontarci direttamente con i FIN, mentre gli anni prima avevamo una batteria a parte.

Ora mi alleno al centro federale di Milano – Mecenate. Cerco di avere micro obbiettivi, e di fatti prenderò parte ad alcune gare FIN come la Brema. Peccato che sono saltati i collegiali con la Nazionale Paralimpica. Ovvio che Tokyo rimane il grande obbiettivo!

Infine la categoria S13: qui gli atleti hanno problemi meno gravi rispetto alle altre categorie, con un campo visivo che va dai 5 ai 20 gradi di raggio (ipovedenti lievi). Nella maggior parte dei casi i problemi più grandi restano legati all’approccio alla virata e la distanza dal muro, (e delle bandierine) ma nessuno necessita dell’utilizzo del “tapper”. È la classe che più si avvicina al mondo della FIN e dei normodotati e anche per questo i tempi si abbassano notevolmente.

Qualche esempio di quanto siano veloci? Lo abbiamo in casa, con la giovane torinese Carlotta Gilli che a soli 19 anni vanta già 12 record mondiali, sette in lunga e 5 in corta. Nei 100 stile ha un personale di 59’’30 in vasca da 25 mentre in lunga è ancora più veloce con 57’’34.

Come mai? Non è raro trovare nelle varie classi tempi più veloci in lunga che in corta. Se da una parte è “colpa” della virata, che costringe inevitabilmente gli atleti a rallentare un altro motivo è anche l’esiguo numero di gare svolte in vasca corta, come ci racconta proprio la Gilli.

Le competizioni importanti sono in vasca lunga ma soprattutto le prove in corta della World Para Swimming sono veramente poche e inoltre i record nuotati in competizioni FIN non vengono riconosciuti nel mondo paralimpico.

Nonostante questo hai una pioggia di primati e un palmares tra i migliori al mondo! Come è stato il tuo approccio al mondo paralimpico?

Io vedo 1/10 per occhio, fin da quando sono piccolina. Ho iniziato a nuotare così e quindi il mondo acquatico a 10/10 non l’ho mai visto. Come spiego ai bambini il mio è un mondo come il loro ma solo un po’ più rimpicciolito. Ma fin da subito ho preteso di essere trattata come gli altri ragazzi normodotati. Mi sono sempre allenata con i FIN, perché nella mia società (Rari Nantes Torino) la squadra solo paralimpica non c’è mai stata e solamente dopo abbiamo fatto l’affiliazione. Ho sempre chiesto al mio allenatore di correggermi come tutti, anche nei particolari come l’arrivo, anche se sapevo che certi errori erano dovuti alla mia malattia.

E i risultati si vedono! Come è stato per te quest’anno e sei pronta per l’obbiettivo Tokyo?

È stato un anno difficile, con gli obbiettivi alti e il sogno dei Giochi. Mi stavo avvicinando bene poi d’un tratto tutto è svanito. Ho avuto la fortuna di continuare a nuotare con Bori e Miressi qui a Torino fino a quando non è stata data l’ufficialità del rinvio delle Olimpiadi e per questo devo ringraziare la società, il presidente del comitato piemontese e tutta la città di Torino. La notizia è stata una botta, perché prima esce fuori l’atleta mentre in seguito la persona. Ed è a questo punto che ho capito che la salute era la priorità. Da quel momento solo allenamento a secco, e appena la stagione si è fatta più calda ho iniziato a fare qualche bracciata nella piccola vasca di casa che è lunga 15 metri, giusto per riprendere un minimo di acquaticità. Fortunatamente poi la stagione è ripartita e anche adesso ci stiamo allenando. Gli obbiettivi sono l’Europeo di maggio e ovviamente in Giochi di Tokyo.

Giochi dove potrai dire sicuramente la tua! Ma oltre alle avversarie consolidate, il mondo paralimpico vede spesso l’arrivo di nuovi atleti giusto?

Sì corretto. Innanzitutto per la possibilità continua di cambio classi. Poi il mondo paralimpico è in crescita continua, molto di più di quello olimpico. Tanti atleti arrivano dal mondo dei normodotati e solitamente sono molto forti. Quindi sì, questa è una difficoltà in più!

Visto? Il mondo del nuoto può essere molto di più di quello che noi vediamo!

Vale la pena fermarsi ogni tanto, e gustarsi le imprese che questi ragazzi fanno in giro per il mondo con il tricolore cucito sul petto.

Foto: Bizzi | FINP