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Quadarella-Minotti un binomio vincente

Quadarella-Minotti un binomio vincente

Christian Minotti l’aveva avvertita:

O credi in me e in quello che ti propongo, oppure il treno passerà

Era il 2014, all’indomani degli Europei giovanili di Dodrecht, e per Simona Quadarella erano già passati 4 anni con il tecnico romano. Ma ci voleva un punto di svolta, un cambio di passo, un obiettivo più grande e lungimirante.

Quattro anni dopo, 1 bronzo mondiale e 3 ori europei dopo, Simona e Christian guardano ancora avanti. Un obiettivo alla volta.

Lui reduce dall’incoronazione come “miglior allenatore dell’anno“, dopo l’era Morini. Lei, in attesa di iniziare una nuova stagione tutta da scoprire (e che parte subito alla grande con il nuovo Record Italiano assoluto dei 1500 stile libero, fatto dopo questa intervista).

Li abbiamo incontrati a Livigno, al termine di un lungo collegiale in altura durato 3 settimane. È stata un’intervista veloce, rubata in pochi minuti, e non del tutto preparata: fino all’ultimo la discesa da Bormio tramite il passo del Foscagno è stata incerta, visto che ha nevicato per tutta la mattina ma poi è uscito il sole.

Seduti nella hall dell’albergo ci siamo fatti raccontare un po’ di emozioni e di futuri obiettivi dalla “coppia” del momento.

Christian Minotti, allenatore dell’anno, vincitore del premio “Alberto Castagnetti”. Cosa significa per te?

È una soddisfazione grandissima. Il primo dopo l’era Morini, ma soprattutto ripaga per tutto l’impegno e i sacrifici che noi allenatore mettiamo nel crescere questi ragazzi e che spesso non vengono recepiti. Penso che sia anche un grande stimolo per continuare, per prossimi obiettivi di questa stagione e oltre.

Hai preso Simona che ancora era una ragazzina. Sapevi dove poteva arrivare?

Alleno Simona da quando ha 12 anni. È  stato impegnativo e lo è tutt’ora perché per loro è un’età particolare. Bisogna formarli e gestirli completamente, insegnare loro le regole e far emergere il carattere, stimolarli e farli sentire importanti, dare loro attenzioni. Bisogna aiutarli a credere in sè stessi e spingerli a impegnarsi con dedizione. Sapevo che lei poteva arrivare in alto. Ha sempre avuto abbastanza caparbietà e determinazione, e questo conta molto. Certo, ero e sono consapevole che esistono avversarie grandissime, ed è proprio per questo che dopo gli Europei giovanili le ho imposto un cambio di passo. Se voleva qualcosa di più doveva dare qualcosa di più.

Da atleta qualche soddisfazione te la sei tolta, e ora sei un grande allenatore. Che differenza trovi tra i due vissuti e quanto porti tra i tuoi atleti la tua esperienza da ex nuotatore.

Fare l’allenatore è certamente più divertente, e stimolante. Riconosco di essere un rompiscatole, ma un difetto bisogna pur averlo.

Tutto quello che io ho vissuto da atleta e che mi hanno aiutato cerco di portarli sul bordo vasca per loro. Sono pezzi della mia storia e del mio vissuto che cerco di tramandare e insegnare a loro. E cerco di farlo anche con quanto io magari non ho avuto, quel sostegno e aspetto psicologico che oggigiorno è indispensabile.

Non riconoscere un momento no, una giornata storta, una delusione può annullare qualsiasi beneficio, qualsiasi lavoro di giorni fatto con impegno. Da atleta mi è mancato partecipare ai mondiali di Roma 2009, un Campionato del mondo a casa è un’esperienza unica. Li ho vissuti da neo allenatore.

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E allora sentiamo direttamente da Simona com’è davvero questo “allenatore dell’anno”. Quale è l’aspetto più negativo e quello più positivo?

Ha già detto lui di essere un rompiscatole, e lo è davvero. Mi controlla anche quanta cioccolata mangio – scherza Simona – Però questo suo “marcarmi stretta” è anche positivo. È sempre lì dietro a sostenermi ma anche a pungolarmi soprattutto quando sono più stanca e vorrei lasciarmi andare.

La Simona Quadarella di 4 anni fa, quando le è stato chiesto un cambio di passo, sapeva di poter arrivare dove è ora?

Sapevo che il talento non bastava. Sapevo che ci voleva qualcosa di più, ci volevano più impegno, più lavoro e più sacrifici. Ci speravo ma ancora non ho ben realizzato. Mi sembra tutto così inaspettato e mi sembra che la gente mi veda un po’ come una marziana scesa sulla terra. Non lo sono. Sono una ragazza normale come tutte le altre, è solo la mia vita che è un po’ diversa e con altre aspettative.

Spesso noi all’esterno ci dimentichiamo che siete giovani e adolescenti che vivono diversamente dai loro coetanei, non meglio o peggio, ma diversamente. Quanto ti manca della classica vita da adolescente?

Sinceramente non lo so neanche. So che ci sono delle differenze ma non so cosa potrebbe mancarmi. Forse perché non ci faccio nemmeno caso, quello che faccio mi rende felice. Anche io ho dei sogni come tutti gli altri.

E questi sogni quali sono?

Mi piace rimanere con la testa sulle spalle. Per ora sogno i Mondiali. Guardo a breve termine. Mi pongo un obiettivo nuovo alla volta. Sono consapevole delle mie forze e delle mie capacità e anche di quelle delle mie avversarie. Lo so che darò tutta me stessa come sempre.

E due giorni dopo quest’intervista Simona Quadarella stabilisce il nuovo Record italiano in vasca corta dei 1500 stile libero.

Un record baciato dalla neve di Livigno e che, in questo avvio di stagione, la riporta là dove l’avevamo lasciata qualche mese fa: tra le migliori di sempre.

Foto: Laura Binda | Corsia4

About The Author

laurabinda

Il mio primo "bordo vasca" è stato nel dicembre 2004: europei in vasca corta a Vienna. Lì conobbi Giorgio Scala che nel 2009 divenne il "mio capo": in realtà più che datore di lavoro è stato per me un insegnante, di fotografia sportiva nello specifico. Prima di diventare una delle sue assistenti/photo editor istruite sul campo, ho lavorato "qua e là" come giornalista. Da allora ho visto decine di Campionati italiani, svariati meeting, qualche Europeo, e un paio di Mondiali. Ho conosciuto centinaia di atleti. Ho lavorato migliaia di foto e scritto ancor più "battute".

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