Stefano Morini vive di nuoto da sempre e lo si capisce da come sforna numeri a memoria, quei numeri che passano giornalmente attraverso il suo cronometro, nelle sue tabelle e nei risultati delle gare.

Parlando di nuoto e di sport con lui, si percepisce l’amore per quello che fa, la passione e la profonda conoscenza del mestiere. Il suo tono di voce è calmo e sicuro, come quello di chi sa che sta lavorando nella direzione giusta, come del resto ci dicono i risultati.

Il Moro, come viene chiamato, è il tecnico italiano più vincente degli ultimi anni, uno dei grandi artefici dell’esplosione del nuoto italiano degli anni 2010. C’è la sua mano dietro i grandi successi di Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, campioni che hanno portato il mezzofondo azzurro ai vertici del nuoto mondiale. Nel suo gruppo di Ostia nuotano anche Domenico Acerenza e Gabriele De Tullio, finalisti agli ultimi mondiali di Gwangju.

Senza naturalmente dimenticare il passato, a partire dagli anni novanta quando entra stabilmente tra i tecnici di riferimento della Nazionale maggiore, passando per il periodo 2001/2009 dove è chiamato al Centro Federale di Verona come assistente del CT Alberto Castagnetti, che andrà a sostituire dopo la scomparsa.

I risultati dei suoi atleti parlano per lui, ma di cose da dire, Stefano Morini, ne ha molte. Schietto, sincero e mai banale, ci ha raccontato le ultime esperienze del suo gruppo, andando anche a fondo sulla sua personalità ed il suo metodo di lavoro e dandoci il suo punto di vista anche su temi di stretta attualità.

Innanzitutto, come è andato il collegiale in America?

È stato un collegiale lungo, faticoso ma perfetto per allenarsi. Nessuno ha avuto distrazioni, tutti sono stati molto concentrati.

Sembrerà strano, ma questi momenti lontano da casa sono i migliori per lavorare. In Italia spesso c’è qualcosa che deconcentra gli atleti, qualcuno ha degli impegni extra vasca oppure viene chiamato per qualche progetto, mentre quando siamo via non si perde nemmeno un minuto, si lavora e basta.

Ci sono stati dei problemi al rientro in Italia con la situazione coronavirus?

Siamo rientrati il 22 febbraio da Miami a Roma, per fortuna non ci sono stati problemi ne intoppi nel viaggio.

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Avevate programmato di gareggiare a Milano prima degli Assoluti. La cancellazione del trofeo ha in qualche modo cambiato i piani di preparazione?

Qualcuno dei miei ci teneva molto a gareggiare, soprattutto i più giovani che volevano provare i 200 stile libero.

Mi dispiace per gli organizzatori e per lo spettacolo di quella che possiamo definire la terza manifestazioni italiana per importanza, dopo gli Assoluti ed il Trofeo Settecolli. Però per quanto mi riguarda la programmazione non ne ha risentito, continuiamo per la nostra strada.

C’è un po’ di timore che ci possano essere intoppi in vista anche di Tokyo, passando per gli Assoluti?

Io penso che si faccia tutto, a meno che la situazione non si aggravi pesantemente. Se si rimane su questi numeri spero che non ci siano problemi.

Osservandovi dall’esterno, e anche ascoltando le tue dichiarazioni, sembra proprio che i tuoi ragazzi siano accomunati da una gran maturità e voglia di lavorare.

Il gruppo è cambiato nel corso degli anni, ci sono stati dei nuovi ingressi ma anche delle uscite. Chi entra mi conosce, sposa completamente il programma, la mia persona ed il mio modo di allenare. Cerco di adattare gli allenamenti alle caratteristiche dei miei atleti, come fa un buon sarto quando cuce un abito, e cerco anche di aprire sempre un confronto costruttivo con i ragazzi. Mi piace che tutti, anche i più giovani, mi dicano come la pensano, anche se in definitiva l’ultima parola sul bordo vasca è la mia.

Loro devono cercare di intrepretare il lavoro che gli propongo nel miglior modo possibile e non subirlo. Non mi piace avere atleti passivi, voglio gente che mi dia tutto, che punti al massimo dei voti. Solo in questo modo, sapendo di aver fatto tutto il possibile al meglio, possiamo eventualmente anche accettare prestazioni meno soddisfacenti, sperando che non capitino.

Quindi il gruppo è un fattore.

Il lavoro sul piano vasca è strutturato e pianificato: divido i programmi in tre, anche in quattro, e con l’aiuto di Christian (Galenda NdA) seguiamo tutti, diamo tutti i riscontri cronometrici possibili in modo che gli atleti abbiano il riferimento di cosa stanno facendo.

E se c’è qualcosa che non va, non le mando certo a dire. Ma tutti i giorni tra i miei atleti si gareggia e questa è la marcia in più che il gruppo ci dà per il miglioramento individuale.

Il mondo del nuoto in questi giorni si è espresso sul caso Sun, vuoi dirci qualcosa?

Io sposo in parte quello che ha detto Gregorio. Non sono così contento come sembra essere qualcuno in giro, è una cosa che fa male innanzitutto allo sport in generale ed in particolare al nuoto. Chi bara deve pagare, questo è chiaro, meglio se restando fuori da questo mondo.

Forse la situazione poteva essere risolta qualche tempo prima e mi spiacerebbe se questa lungaggine fosse dovuta a delle pressioni esterne, come si sente dire. Io allenavo per cercare di batterlo, con Paltrinieri qualche volta ci siamo riusciti e una volta anche con Detti, ma mi sarebbe davvero piaciuto poterlo battere nei famosi 400. Ci stavamo preparando proprio per quello.

In molti, però, stanno facendo un po’ di confusione tra squalifica per positività e squalifica per violazione delle procedure.

In questo caso Sun Yang non è stato trovato positivo al doping, questo va detto. Sinceramente non so a quanti prelievi venga sottoposto, so che i miei atleti vengono analizzati minimo una volta ogni dieci giorni, sia in Italia sia quando siamo all’estero. Negli Stati Uniti, per esempio, abbiamo fatto l’antidoping tre volte in quarantotto giorni.

Tornando al nuoto, c’è molta curiosità per l’avventura di Gregorio Paltrinieri in acque libere. Alla luce dei miglioramenti che ha avuto in questi anni, pensi che la sua gara di punta rimangano sempre i 1500?

Se Paltrinieri è in forma, può fare bene tutto, sia in vasca che fuori. La priorità è ripetere quello che abbiamo fatto a Rio, anche se diventa sempre più difficile, perché il livello dei 1500 è altissimo e si sono inseriti tanti atleti giovani che nuotano tempi di grande spessore.

Per fortuna a Tokyo, contrariamente a quanto è successo a Gwangju, si nuoterà prima in piscina e poi in acque libere.

La 10km potrebbe essere leggermente meno difficoltosa perché saranno solamente in 25 e non in 75 come in Corea la scorsa estate e questo eviterà la ressa in partenza e nel primo giro. Ma sarà comunque una gara complicata perché ormai, tra gli uomini, tutti i grandi nuotatori in piscina si sono trasferiti nelle acque libere.

Il nuoto di fondo non è più un settore per soli specialisti e lo dicono i personali nei 1500 dei partecipanti: ci sono tre atleti che hanno nuotato meno di 14’40”, sette che hanno nuotato meno di 14’50” ed almeno una quindicina che hanno nuotato meno di 15’.

Fino a Londra 2012, Mellouli poteva vincere alla grande perché aveva contro molta gente che faceva più di 16’, ora i ritmi sono insostenibili. E credo che presto lo potranno diventare anche tra le donne, quando le specialiste della vasca inizieranno a nuotare anche in acque libere.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4