La carriera di un atleta viene solitamente valutata a seconda dei risultati sportivi ottenuti, delle medaglie conquistate e dei record battuti.

Ma oltre ai puri numeri, i grandi atleti si ricordano anche per le grandi sfide, le lotte combattute con i loro avversari, le grandi rivalità. Da questo punto di vista potremmo dire che più grandi sono i rivali battuti, maggiore è la dimensione di un campione.

Nella sua carriera grandiosa, Michael Phelps ha sempre avuto un obiettivo: essere l’atleta olimpico più forte di tutti i tempi, superando così il grande Mark Spitz nel numero di titoli vinti in un’unica edizione. Ci è riuscito nel 2008, all’Olimpiade di Pechino, compiendo l’impresa leggendaria di mettersi al collo 8 ori in altrettante gare. Ma quella con Spitz è sempre stata una lotta a distanza, nella quale il tempo passato tra il dominio del baffone californiano e quello del kid di Baltimora era una variabile da tenere in considerazione per ponderare il giudizio finale.

Michael Phelps ha avuti diversi avversari reali e contemporanei che gli hanno dato in gara del vero filo da torcere nonostante la sua immensa classe e la sua (a volte manifesta) superiorità. Da Milorad Čavić, che tentò fino all’ultimo di “rovinare” il sogno di Pechino sfidandolo nei 100 farfalla, a Chad Le Clos, che lo sconfisse a Londra nei “suoi” 200 farfalla, la carriera di Phelps è costellata di grandi atleti che, spesso a rotazione, sono riusciti a metterlo in difficoltà.

Ma solo uno lo ha accompagnato lungo tutta la sua immensa scalata ai vertici della storia del nuoto: Ryan Lochte.

“RYAN LOCHTE HA TIRATO FUORI IL MEGLIO DI ME”

Questo quanto dichiarato da Phelps in una intervista rilasciata a Bob Schaller di USA Swimming. “Guardando indietro alla mia carriera, posso dire che lui è stato quello che ha tirato fuori il meglio di me” dice Michael parlando di Ryan “Ci sono state un sacco di persone con cui ho nuotato e con le quali ho combattuto, ma con lui c’è qualcosa di speciale”.

È impossibile pensare alla carriera di uno senza l’altro: per più di dieci anni, i due fenomeni si si sono affrontati nelle vasche di tutto il mondo condividendo le stesse distanze gara e dando vita a duelli spesso memorabili. “Gareggiamo insieme fin dal 2004, quando fummo per la prima volta compagni di squadra ad Atene, e ci conosciamo anche da prima. Spesso abbiamo nuotato le stesse identiche gare in ogni meeting”.

Phelps sembra essere grato di aver avuto un compagno-rivale come Lochte, capace di stimolarlo a dare sempre il massimo, anche in occasioni meno importanti di un’Olimpiade. “Ryan ed io ci siamo sfidati così tante volte” prosegue Michael “che mi è dispiaciuto averlo lontano”. Phelps sta parlando della finale dei 200 misti nelle Arena Pro Series [febbraio 2016 NdR], quando si trovava in corsia 4 mentre Lochte era lontano alla 7. “Mi piace averlo vicino, così posso vederlo. Gliel’ho detto prima della gara, sarà una sfida tra noi all’ultimo 50. E così è stato”. Nonostante Ryan affermasse di non essere in forma, è andata esattamente come previsto: Phelps ha vinto in 1’58” e Lochte è arrivato secondo a 43 centesimi di distacco.

Dopo aver assistito a così tante sfide, possiamo dire che qualcosa di speciale accade ogni volta che i due sono in acqua insieme.

2004: il primo scontro

Escludendo gli anni delle categorie giovanili, la prima sfida tra i due risale al 2004, ed in particolare ai Trials americani validi come selezione olimpica. Phelps ci arriva da grande predestinato: ha partecipato a Sydney 2000, a soli 15 anni, ed ora è atteso ad un’Olimpiade che deve affrontare da protagonista, dopo aver racimolato già la bellezza di cinque ori mondiali. Lochte invece, nonostante sia un anno più grande di Phelps, si affaccia solo ora alle porte del grande nuoto internazionale.

Ai Trials Lochte finisce secondo nei 200 misti e quarto nei 200 stile, assicurandosi così due pass a cinque cerchi: il primo nella gara individuale, dove combatterà proprio con Phelps, ed il secondo nella 4×200 stile. Michael invece si qualifica per sei gare individuali su sei tentativi, predisponendo il primo assalto al record di Spitz.

Il bottino olimpico dei due sarà ben differente, ma soddisfacente per entrambi: 6 ori e 2 bronzi per Phelps, un oro (nella 4×200 stile, insieme a Phelps) ed un argento per Lochte. Ad Atene 2004 mettono in scena la prima grande sfida nei 200 misti, gara che li accompagnerà per tutta la carriera: Michael vince nettamente in 1.57.14, Ryan è secondo in 1.58.78.

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2005-2007: la costruzione del sogno

Gli anni tra le olimpiadi di Atene e Pechino rappresentano, per i due atleti, quelli della costruzione dei loro rispettivi sogni. Nel caso di Phelps l’obiettivo dichiarato, anche in maniera abbastanza plateale, sono gli 8 ori a Pechino ed il record di Spitz, mentre quello di Lochte è ritagliarsi il proprio spazio in un programma gare “chiuso” dal compagno-rivale. Ed è per questo che Ryan, oltre a continuare la strada nei 200 e 400 misti e cercare un posto nella 4×200, si specializza in una gara dove sa di non trovare Michael, ovvero i 200 dorso.

Ai Mondiali del 2005 a Montréal, i due conquistano l’oro insieme nella 4×200 stile e si sfidano nuovamente nei 200 misti, dove Phelps vince in 1.56.68 e Lochte fa un passo indietro rispetto ad Atene, giungendo terzo in 1.57.79, dietro anche a Laszlo Cseh. In quest’occasione Phelps non gareggia nei 400 misti (dove Lochte è quinto) mentre Lochte si piazza terzo nei 200 dorso.

Ai Mondiali di Melbourne 2007, invece, Phelps porta il programma completo: sono le prove generali per Pechino. Il risultato è storico: sette ori su sette gare (più 5 record del mondo), con la sola pecca della staffetta 4×100 mista, squalificata in batteria. Lochte partecipa all’oro della 4×200 e vince il suo primo titolo individuale, proprio nei 200 dorso, dove per la prima volta precede il connazionale Aaron Peirsol, stabilendo anche il WR. Lo scontro tra i due avviene sia nei 200 che nei 400 misti: in entrambi i casi Michael è primo e Ryan secondo.

2008: la consacrazione

Arriva un momento nella carriera dei due che è cruciale. Michael ha 23 anni, Ryan 24, entrambi sono nel loro prime e hanno lavorato per tutta la vita aspettando il momento giusto per dimostrare il loro valore e lasciare quella che in America chiamano legacy, l’eredità sportiva per la quale verranno ricordati negli anni. L’occasione che definisce più di tutte la loro rivalità sono i Trials olimpici, evento dove entrambi gareggiano in sei prove individuali.

Il momento cruciale è la finale dei 400 misti: Phelps vince in 4.05.25, Lochte lo segue in 4.06.08, il terzo classificato è distante 7 secondi. In un evento dove conta solo la posizione, e non il tempo, entrambi nuotano sotto il precedente record del mondo, spingendosi a vicenda fino a superare i rispettivi limiti.

A Pechino entrambi raccolgono quanto seminato nei 4 anni precedenti. Phelps riscrive la storia dello sport, conquistando 8 ori, stabilendo 7 world record e diventando l’atleta più vincente di sempre ai Giochi. Lochte partecipa all’oro nella 4×200, è bronzo sia nei 200 che nei 400 misti ma porta a casa il suo primo oro olimpico individuale, nei 200 dorso, precedendo di nuovo Peirsol e stabilendo anche il record del mondo.

2009-2011: il sorpasso

Spesso le Olimpiadi sono, soprattutto per gli atleti USA, la chiusura di un cerchio, ma per due grandi agonisti come loro Pechino non poteva essere l’ultimo ballo. I Mondiali di Roma rappresentano una svolta: Phelps riduce il suo programma liberando i misti e Lochte ne approfitta vincendo sia i 400 che i 200, nei quali strappa anche il WR al rivale. Michael porta a casa un bottino di 5 ori ed un argento, Ryan 4 ori ed un bronzo, proprio nei 200 dorso nei quali ridà lo scettro ad Aaron Peirsol.

Due anni dopo cambiano molte cose: intanto quella di Shanghai 2011 si svolge la prima edizione dei Mondiali senza i costumoni, e va in scena la prima grande occasione nella quale Ryan Lochte sorpassa Michael Phelps. I due si sfidano sia nei 200 misti che nei 200 stile, ed in entrambe le occasioni è Lochte a spuntarla, relegando Phelps alla piazza d’onore. Anche il medagliere dei Campionati premia Ryanche da una generale sensazione di superiorità rispetto a tutto il resto dei nuotatori e vince 5 ori (200-400 misti, 200 stile, 200 dorso e 4×200) contro i 4 di Phelps.

Al termine della manifestazione Lochte, sull’onda dell’entusiasmo e della fiducia nei suoi mezzi, lascia intendere che il bottino di 5 ori può essere confermato e addirittura migliorato l’anno successivo alle Olimpiadi di Londra.

2012: l’ultima sfida?

Michael Phelps partecipa alle Olimpiadi di Londra dopo aver dichiarato che, al termine dei Giochi, appenderà il costume al chiodo. Questa notizia non fa altro che aumentare l’attesa per l’evento, ed ai Trials il kid di Baltimora torna anche a competere nei 400 misti, qualificandosi davanti a Ryan Lochte. Il suo programma gare è il medesimo di Pechino fatta eccezione per i 200 stile, gara per la quale si qualifica invece Lochte, che tenterà un totale di sei eventi, avendo mancato la qualificazione ai Trials nei 100 farfalla (nei quali è terzo, dietro a Phelps e McGill) e di conseguenza la possibilità di gareggiare nella staffetta mista.

Londra 2012 si apre subito con una grande sfida tra i due fenomeni nei 400 misti, dove è Lochte a dimostrare una superiorità quasi disarmante, stravincendo con 4.05.18, secondo miglior tempo di sempre. Phelps, che già in batteria aveva dato segnali di cedimento, chiude addirittura quarto, per la prima volta fuori dal podio olimpico.

I Giochi di Phelps e Lochte proseguono con un argento nella 4×100 stile e con due grandi delusioni: quella nei 200 farfalla per Michael, battuto da Chad Le Clos in una gara che non aveva mai perso prima, e quella nei 200 stile di Ryan, che chiude addirittura al quarto posto, salutando così il sogno delle sei medaglie. I due si rifanno parzialmente vincendo insieme la 4×200 stile, gara che condividono spesso ed altrettanto frequentemente vincono.

Lo scontro finale di Londra è forse anche il più importante della loro carriera, ed avviene sui classici 200 misti, distanza nella quale Phelps insegue il terzo oro olimpico consecutivo e nella quale Lochte è bi-campione del mondo e primatista mondiale in carica. Ryan parte con i favori del pronostico, forte anche della grande prova offerta nella doppia distanza nella giornata di apertura, ma commette un errore che risulterà decisivo. Poco prima dei 200 misti, infatti, rispetta il suo programma gare originale, disputando la finale dei 200 dorso, gara dove difende il titolo di Pechino ma nella quale arriverà solo terzo, dietro al connazionale Clary ed al giapponese Irie.

Trenta minuti dopo, Lochte si ributta in vasca per la grande sfida con l’eterno rivale. I due gareggiano testa a testa fino alla fine, dando vita all’ennesima gara entusiasmante, ma a spuntarla è di nuovo Michael Phelps: 1.54.27 contro 1.54.90.

Phelps abbatte così l’ennesimo tabù (tre ori consecutivi nella stessa gara) e grazie agli ori del giorno successivo nei 100 farfalla, nei quali si prende la rivincita su Le Clos, e nella 4×100 mista, diventa per la terza volta consecutiva l’atleta più medagliato dell’Olimpiade, confermando però il suo ritiro dall’attività agonistica. Per contro Ryan Lochte porta a casa “solo” cinque medaglie, un bottino sicuramente meno pregiato di quello prefissatosi alla vigilia, ma dichiara di voler continuare a nuotare fino a Rio 2016 e di non credere al ritiro di Phelps.

2016: the last dance

Phelps si è detto più volte contrario ad un suo rientro alle competizioni. spaventato dalla pessima figura fatta da Ian Thorpe (che aveva mancato la qualificazione a Londra 2012), Michael sembrava più attratto dalla vita fuori dalle vasche, impegnato tra campi da golf e tavoli da poker. Sul suo rientro però si erano sbilanciati in molti, dal già citato Lochte al guru Spitz, protagonista a suo tempo di un clamoroso tentativo (fallito) di qualificazione olimpica a quarant’anni suonati.

Lochte nel frattempo ha continuato a gareggiare, e vincere, anche in assenza del suo gemello di corsia, conquistando tre ori (200 misti, 200 dorso e 4×200) ai Mondiali di Barcellona. Ma nel 2014, dopo il rincorrersi di voci e smentite, Phelps infila di nuovo costume e cuffia e si ributta in vasca, sfidando proprio Lochte in un 100 farfalla vinto da quest’ultimo per soli 20 centesimi. Una squalifica inflitta dalla federazione USA (a seguito della seconda condanna per guida in stato di ubriachezza in cui incorse nell’autunno del 2014) estromette Phelps dai Mondiali di Kazan 2015, dove Lochte porta a casa altri tre ori, mantenendo così per il quarto Mondiale consecutivo il titolo nei 200 misti. Ma Michael non resta a guardare e manda un segnale a distanza a Ryan ed a tutti i suoi rivali, mettendo a segno le migliori prestazioni dell’anno nei 100, 200 farfalla e 200 misti.

Ai Trials 2016 la gerarchia tra i due si ristabilisce e Phelps torna a dominare, qualificandosi per tre eventi individuali e tutte le staffette, mentre Lochte manca la qualificazione nei 400 misti (dove è campione in carica) giungendo solo terzo in una gara che, peraltro, Phelps non nuota. Ryan si garantisce la medaglia olimpica centrando il quarto posto nei 200 stile ed entrando nella squadra della 4x200, mentre nei 200 misti è secondo, preceduto, neanche a dirlo, dal kid di Baltimora.

Rio 2016 è, per molti versi, la conclusione perfetta della loro lunga avventura insieme. Per Phelps è il ritorno ideale, perché riesce a prendersi anche l’ultimo record che gli mancava vincendo – unico nella storia – il quarto oro consecutivo nella stessa gara, i 200 misti e riuscendo a portare a casa il bottino di 5 ori ed un argento. La fotografia perfetta lo vede abbracciare la moglie Nicole ed il figlio Boomer, seduti accanto all’immancabile mamma ed alle sorelle, nella tribuna dello stadio del nuoto brasiliano.

Per Lochte, al contrario, una spedizione che sarebbe stata da dimenticare è salvata dall’oro nella 4x200, conquistato insieme a Phelps stesso. Da un lato la cocente delusione del quinto posto nei 200 misti, prima volta olimpica fuori dal podio, e dall’altro la vergognosa vicenda del distributore di benzina, che gli è poi valsa una squalifica oltre che l’onta pubblica, sembrano un finale di carriera fin troppo severo per un atleta che rimane, è bene ricordarlo, il secondo nuotatore di sempre per numero di medaglie olimpiche.

Al termine delle loro grandi carriere agonistiche, possiamo dire che i destini dei due nuotatori sono stati fortemente legati da un doppio filo, anche quando non si sono affrontati direttamente. Le loro vite sembrano somigliarsi molto: gli alti e bassi, le squalifiche e gli scandali, i trionfi e le medaglie, perfino la vita privata ed il diventare “grandi” attraverso la paternità sono tratti comuni che ritroviamo in entrambi.

Phelps sarebbe stato il più forte nuotatore di sempre senza un avversario come Lochte? Lochte avrebbe vinto di più senza l’ingombrante figura di Phelps? Non lo sappiamo e non forse è nemmeno giusto chiederselo, perché di sicuro non sarebbero ciò che sono uno senza l’altro.

Foto copertina: EPA/Dennis M. Sabangan (London 2012)