“Pieter Van Den Hoogenband è Il più grande velocista della storia del nuoto”

Ian Thorpe

La determinazione in ogni cosa che ha fatto è stata la costante della vita di Pieter van den Hoogenband.

A Pechino 2008, all’età di 30 anni e con una carriera stellare alle spalle, il suo unico obiettivo era quello di vincere la terza medaglia d’oro olimpica nei 100 stile libero.

Sapevo di aver solo l’1% di possibilità ma sapevo anche che, se quel treno fosse passato, io sarei stato lì per prenderlo.

La partenza nella sua quarta finale olimpica dei 100 stile libero non è delle migliori e questa volti gli altri sono davvero più veloci di lui:

Ho dato tutto, è stato un bel modo di concludere la mia carriera: perlomeno ho avuto la conferma di non essere più il più forte del mondo.

I grandi campioni dello sport sono così, si mettono in gioco fino all’ultimo perché sentono dentro di poter vincere ancora, ma se perdono non hanno problemi ad ammetterlo. A Pechino i rivali erano più forti e giovani di lui, che comunque finisce quinto a pochi centesimi dal podio e, finita la gara, scavalca due corsie per andare a complimentarsi con Alain Bernard, neo campione olimpico.

“Quando lo vidi arrivare davanti a me per stringermi la mano ed abbracciarmi fu un sogno, pensai di essere davvero arrivato” ha detto il francese.

In patria Pieter è un vero e proprio eroe: dopo le Olimpiadi di Sydney 2000, il primo ministro olandese gli chiede cosa si possa fare per rendere il nuoto uno sport più popolare e lui risponde che “bisogna spendere i milioni a disposizione per costruire un impianto moderno, un centro natatorio dove potersi allenare al top”.

Quell’impianto ora ha il suo nome ed è all’avanguardia in Olanda ed in Europa per lo sviluppo ed il perfezionamento delle discipline acquatiche. Oggi Pieter ci passeggia orgoglioso, scherza sull’insegna che gli hanno dedicato e, guardando fuori dalla finestra, vede la vecchia vasca dove si allenava da ragazzino con la mamma, la sua prima allenatrice.

“Aveva otto anni” ricorda la signora VHD “e gli feci vedere una dimostrazione della farfalla. Lui mi osservò e poco dopo nuotò una vasca intera perfettamente: fu lì che pensai che aveva un talento”.

Foto: A. Pretty | nordic.businessinsider.com

I signori van den Hoogenband capiscono che sarebbe stato un bene affidare Pieter ad un allenatore esterno e conoscono un giovane che viene da fuori città, il suo nome era Jacco Verhaeren.

Il primo anno insieme io avevo 23 anni, lui 15” ricorda lo storico coach ora 49enne, “agli Eurojunior vinse 100, 200 e 400 stile, questi ultimi con un centesimo di vantaggio sul rivale, ottenuti grazie ad un finale perfetto. Ci trovavamo bene insieme, avevamo un rapporto basato sull’amicizia ma anche sul rispetto dei ruoli”.

I frutti del loro lavoro si vedono subito, e Pieter va ad Atlanta 1996 come il nome nuovo dello stile libero mondiale.

Arrivare quarti è davvero brutto e io lo fui due volte (100 e 200 stile). Mi faceva star male sapere che i miei compagni medagliati sarebbero andati a conoscere la Regina mentre io me ne sarei stato a casa, seduto in giardino con una birra in mano.

La delusione per Pieter è cocente, tanto che si prende sei mesi di pausa per riflettere sul suo futuro.

“Un giorno venne da me e mi disse che voleva essere un professionista” ricorda Jacco “ed allora creammo un team che aveva il compito di farlo nuotare il più veloce possibile”.

Il tecnico ricorda che i programmi prevedevano “forza tre volte la settimana, molta palestra e tanti esercizi di riscaldamento a secco”. Pieter era determinato a vincere l’oro olimpico e Sydney 2000 era il palcoscenico giusto.

“Lo stadio faceva paura, 17 mila persone che urlavano per Thorpe nella nazione che è la patria del nuoto” ricorda il padre di Pieter, che seguiva le gare accanto a Jacco tra i tecnici del team olandese. La prima finale fu quella dei 200 stile, e l’idolo di casa Ian Thorpe ricorda di aver virato per primo ai 150 metri ma “appena mi spinsi dal muretto capii di non avere più energie. Lui mi passò ed era finita”.

van den Hoogenband tocca in 1’45”35, eguaglia il record del mondo ed entra di diritto nella storia del nuoto, battendo il nuotatore più forte al mondo davanti alla sua gente. Alain Bernard si illumina ancora pensando alla nuotata di Pieter, che aveva uno stile “tutto suo, semplice, piuttosto piatto, con la mano leggermente angolata ed una respirazione molto regolare”.

La tecnica curata in modo maniacale non era la sola arma dell’olandese: “Tutti si allenano più o meno allo steso modo” pensa il due volte campione olimpico Yannick Agnelquindi la differenza la fa il resto, e lui di testa aveva una marcia in più”.

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Con la mente scarica e la consapevolezza di essere in forma, Pieter si presenta ai blocchi dei 100 stile libero, la gara regina.

In semifinale vola ad infrangere il muro dei 48 secondi. “Fu incredibile da vedere” ricorda Bernard “nuotare sotto i 48 era impensabile e lui lo fece. Poi ci arrivai anche io, ma quel giorno fu incredibile”.

In finale la sfida è con il più grande di sempre, Alexander Popov, che cerca il terzo oro olimpico di fila.

Sapevo di essere più forte ed ero in una situazione di grande vantaggio: il record del mondo era già mio, dovevo solo controllare la gara.

Arriva così la doppietta di titoli olimpici e, al suo rientro in patria, anche il tanto sognato incontro con la Regina Beatrice. Poi la decisione della vita:

Quando tornai a casa dissi ai miei genitori che avevo fatto una scelta: se avessi continuato gli studi sarei stato per sempre un mezzo atleta ed un mezzo medico, scelsi di non diventare medico.

La retorica dei grandi trionfi sportivi ci dice che vincere è semplice, confermarsi è molto complicato, anche Ian Thorpe la pensa così: “Ad Atene io ero avvantaggiato, lui aveva solo da perdere e infatti, alla partenza, gli tremavano le gambe”.

Quei 200 stile, nella finale olimpica del 2004, sono da molti considerati la gara del secolo e van den Hoogenband la domina fino ai 150 metri. Poi la luce si spegne e viene fuori tutta la potenza di Thorpe, che si prende il titolo che gli mancava restituendo la sconfitta all’olandese.

Il podio è completato da un giovane Michael Phelps:

È stato comunque un momento positivo non sono in molti a poter dire di aver messo dietro Phelps in un’Olimpiade.

Foto: zimbio.com

Se confermarsi è difficile, bissare un titolo olimpico nella gara più ambita, combattuta e spettacolare della vasca è un’impresa ancora più complicata, ma i 100 stile libero ad Atene, la gara regina nella culla delle olimpiadi, sono l’occasione giusta per consacrare il mito di Pieter van den Hoogenband.

Il suo rivale più pericoloso è il sudafricano Schoeman, che è nettamente il più veloce in partenza e nella prima parte di gara, il solo tallone d’Achille del campione olandese. Ma la vasca di ritorno dà ragione a vdH, che risale fino a toccare davanti a tutti: è il secondo oro olimpico nei 100 stile, come Popov prima di lui, un’impresa che lo porta di diritto tra gli immortali del nuoto.

“La sua determinazione, la passione che ha messo nello sport, ci sta aiutando molto in azienda” dice Hans Cloostermann, manager della Eiffel, la multinazionale per cui lavora oggi Pieter van den Hoogenband “tutti lo conoscono, sanno i traguardi che ha raggiunto e questo per noi è positivo, perché apre molte porte, connette in modo naturale le persone”.

VDH è nel consiglio d’amministrazione e crea programmi per tenere in forma le persone e per avere successo, anche mentalmente.

Quando ho smesso, dopo Pechino 2008, avevo bisogno di nuovi traguardi. La mia più grande soddisfazione è di aver scoperto di essere più di un nuotatore.

Foto copertina: Alchetron.com