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Storie di Nuoto: Grant Hackett, The Machine

Storie di Nuoto: Grant Hackett, The Machine

The Machine è il soprannome che la stampa australiana ha dato a Grant Hackett nel tentativo, perfettamente riuscito, di descrivere la sua inarrestabile capacità di annientare le gare attraverso ritmi che soltanto una macchina avrebbe potuto mantenere.

La precisione con la quale Grant nuotava i 1500 all’apice della carriera era semplicemente insostenibile per i suoi rivali, che cadevano uno dopo l’altro sotto i colpi dei passaggi percorsi con una costanza incredibile.

All’età di diciotto anni ha nuotato il suo primo 1500 in 14’50”, tempo dal quale non è più salito per i successivi dieci anni di attività. In occasione del suo, clamoroso, record mondiale del 2001 a Fukuoka, Hackett ha mantenuto per 1300 metri un ritmo che nessuno, ad oggi, è ancora riuscito a migliorare, nuotando ogni 100 metri sotto i 59 secondi. Soltanto Sun e Paltrinieri, diversi anni dopo, sono riusciti a chiudere meglio negli ultimi 200 metri, spingendosi oltre al suo 14’34”56 che è sembrato a lungo inarrivabile.

Nella vita extra sportiva Hackett è stato tutt’altro che freddo e calcolatore ed ora che la sua carriera agonistica è finita – e che il suo posto nella storia del nuoto è assicurato – possiamo dire che la sua straordinarietà risiede anche nella sua umanità:

Ero tanto determinato in vasca quanto insicuro fuori, il nuoto mi ha aiutato a mantenermi in carreggiata.

La figura chiave per la sua crescita è stata quella del fratello maggiore, campione di Ironman australiano “non quello che si fa alle Hawaii, il triathlon estremo, Craig è stato atleta di Surf Lifesaving” dice Grant ancora ammirato nel ripensare alle sue imprese, “uno sport che mischia in una singola competizione le maggiori discipline del salvataggio nel mare”.

Non è il nostro nuoto per salvamento ma una cosa molto più peculiare, caratteristica della terra dei canguri: le competizioni consistono in alcune prove di nuoto, nuoto sulla tavola e kayak alternate da alcuni veloci tratti di corsa sulla sabbia, il tutto in condizioni che variano a seconda del tempo e delle onde del mare. Era nata come un’attività utile ai bagnini per tenersi in forma, è finita per essere “la sfida delle sfide dei guardaspiaggia, chi vince è semplicemente il più forte dei guardaspiaggia dell’Oceano, una leggenda”.

Il piccolo Grant cresce nel mito del fratellone, campione di questa prova erculea, ma anche con il difficile compito di eguagliarne, agli occhi del padre poliziotto, la grandezza. Frequenta quelle che da noi si chiamano medie alla Merrimac State High School, dove inizia la sua cavalcata di risultati eccezionali:

Ad un tratto ero 193 centimetri per 95 kg, forse hanno capito che dietro quel bambino di Southport – nel Queensland, dove è nato nel 1980 – c’era qualcosa – dice Grant.

A suon di risultati, riesce ad uscire dall’ombra di Craig ed arriva a Sydney 2000, l’evento che l’Australia intera attende, all’età di 20 anni: è perfetto per essere l’atleta simbolo della terra dei canguri nello sport più amato, il nuoto, e nelle discipline più importanti, quelle dello stile libero.

Ma c’è un piccolo problema, si chiama Ian Thorpe ed è forse il più grande talento che nella terra down under abbiano mai visto.

Così Grant deve di nuovo combattere con uno scomodo metro di paragone: l’Australia ed il mondo si esaltano per Thorpedo, lo squalo gigante, che brucia record su record proprio nelle specialità a stile libero, le stesse di Hackett, le cui imprese passano momentaneamente in secondo piano.

A. Pretty | nordic.businessinsider.com

Chiunque verrebbe sotterrato da un fenomeno del genere: Thorpe a 14 anni è il più giovane uomo australiano ad una competizione internazionale, a 15 è il più giovane campione del mondo e a 17 il più giovane recordman del mondo e Grant non lo batterà quasi mai negli scontri diretti – una sola vittoria nei 400 stile ai Pan Pacifici 1997 – ma avrà la grande capacità di cogliere spesso l’attimo giusto.

Come quando, nel 1999, si prende il lusso di battere il record del mondo dei 200 stile libero, detenuto da 10 anni da Giorgio Lamberti, di due centesimi – da 1’46”69 a 1’46”67 – sufficienti per scrivere una prima volta il suo nome nel libro della storia del nuoto. O ancora quando decide di spostare la preparazione nella gara che può dargli la soddisfazione dell’oro, i 1500 stile libero, l’unica distanza che Thorpe non ama e non prepara, facendoli diventare la sua competizione principale, quella che allenerà con più convinzione.

Grant Hackett rimane imbattuto nei 1500 dal 1997 al 2006 e vince ogni singola manifestazione a cui partecipa, dai Campionati Australiani ai Giochi Olimpici, dai Pan Pacifici ai Mondiali in lunga e corta, passando per i Giochi del Commonwealth.

Un dominio assoluto condito da prestazioni da cannibale delle corsie che gli valgono il soprannome di The Machine.

Ad avvalorare la sua reputazione due tempi, messi a segno a 9 giorni di distanza l’uno dall’altro nel 2001, che lo consegnano per sempre alla storia del nuoto: il 29 luglio nuota 14’34”56 in vasca lunga – record durato oltre 10 anni, battuto nel 2012 da Sun Yang – ed il 7 agosto fa 14’10”10 in corta durato 14 anni, battuto nel 2015 da Greg Paltrinieri. In entrambi i casi frantuma i primati precedenti, abbassandoli rispettivamente di 7 e di 9 secondi, gap che rendono le sue prestazioni davvero incredibili. Proprio come le circostanze che lo hanno visto vincitore dei due ori olimpici, sempre nei suoi 1500.

La prima volta, a Sydney 2000, è tra gli idoli di casa e favorito della vigilia, anche se il vero mito è il connazionale Kieren Perkins, già campione ad Atlanta 1996Barcellona 1992, che è alla caccia dell’impresa fin lì riuscita a nessun uomo, il terzo oro consecutivo nella stessa distanza.

Ho avuto un virus proprio nei giorni delle gare, i 200 ed i 400 sono andati da schifo  e nelle batterie dei 1500 ho fatto solo il terzo tempo

ricorda Hackett. Tutto sembra portare ad una storica conferma di Perkins, ma Hackett riesce ad impostare la gara a modo suo – al comando proprio come fa oggi il nostro Paltrinieri – e vincere con il tempo di 14’48”33.

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La seconda volta è ad Atene 2004, dopo quattro anni di vittorie, quando Grant è di nuovo il super favorito: arriva quinto nei 200, terzo nei 400 e si conferma campione nei 1500, con il tempo di 14’43”40. Grant rivive con emozione quei giorni:

La cosa eccezionale è che sono risultati passati come normali, ma avevo un polmone mezzo collassato ed ho rischiato di non partecipare nemmeno alle Olimpiadi.

Nel 2008 a Pechino, Hackett tenta l’impresa non riuscita al suo mentore Perkins – ed ancora a nessun uomo nella storia – di vincere il terzo oro olimpico consecutivo nella stessa distanza. La gara si svolge su buoni binari e Grant chiude i 1500 con il tempo di 14’41”53, ma tra lui e la gloriosa conferma olimpica si mette Oussama Mellouli che per meno di un secondo (14’40”84) lo priva della vittoria, ricordo che ancora oggi “fa male, in semifinale avevo nuotato 14’38”92, con quel tempo avrei vinto”.

Per rendere bene l’idea del suo impatto nel nuoto mondiale, bisogna ricordare tutte le volte nelle quali è stato determinante per la 4x200 aussie – tra gli altri, 5 ori mondiali ed uno olimpico – e di quanto sia stato competitivo anche nei 400, dove però ha sempre trovato Thorpe a chiudergli la strada.

Gli 800, distanza non olimpica, sono stati il suo secondo amore: due titoli mondiali, un record strappato a Thorpe (quello in vasca lunga, durato dal 2005 al 2009) ed un record che ancora resiste, quello in vasca corta, datato 2008: un 7’23”42 che vede il crono più vicino oltre i 5 secondo (7’29″17 del francese Agnel nel 2012). In questa prima fase della sua carriera, Hackett è stato il vero uomo squadra dei dolphins, solido mentalmente e meno incline di Thorpe a scandali e colpi di testa:

Nel 2005 mi hanno eletto primo capitano della storia della nazionale australiana, è stato un onore.

Ma dopo il suo primo ritiro – 2008 – è emerso qualcosa che prima, probabilmente, era sotterrato sotto quella scorza da uomo duro, dalle grandi fatiche e dalle imprese ancora maggiori. Una serie di problemi con la moglie, la cantante Candice Alley, dalla quale ha avuto due gemelli nel 2009, hanno messo in luce la sua fragilità psicologica, forse dovuta anche al vuoto lasciato dall’addio alle competizioni.

Foto: The Advertiser

Nel 2011 la polizia ha dovuto intervenire per sedare un litigio piuttosto pesante, che ha portato la coppia alla separazione ed al divorzio. Nel 2014 le cose sono andate anche peggio: Grant aveva smarrito uno dei suoi figli al 20° piano di un hotel ed è stato ritrovato mezzo nudo, in preda al panico mentre vagava alla ricerca del bimbo. Il suo stato di salute era pessimo, la depressione, la dipendenza dal sonnifero Stilnox e dagli alcolici lo hanno costretto ad un periodo di disintossicazione.

Forse la mia dimensione è quella dell’atleta, forse gli obiettivi mi aiutano a rendere razionali le mie giornate, a scandire il tempo e dare un senso a tutto ciò che faccio

questa la riflessione di Hackett a margine della sua prima intervista dopo il rientro alle competizioni. Dopo essere tornato in vasca, è riuscito a qualificarsi, all’età di 35 anni, per i Mondiali di Kazan 2015 (ha nuotato le batterie della 4x200 poi arrivata terza) ma non per Rio 2016, delusione che sembra averlo ributtato dello sconforto.

Nel 2017 Grant si è nuovamente reso protagonista di un alterco sopra le righe, cha ha coinvolto stavolta il padre e il fratello, facendolo addirittura arrestare e, inevitabilmente, finire sulle pagine dei giornali di tutto il mondo. Recentemente, la relazione con una chef australiana lo ha “reso finalmente un padre degno per i miei figli, mi sono liberato dalle dipendenze e ora ho ritrovato la stabilità che avevo smarrito”.

Grant Hackett è stato un idolo della sua generazione, l’unico australiano che ha saputo affiancare il suo mito a quello di Ian Thorpe senza sfigurare.

The Machine tritava le vasche senza lasciare respiro agli avversari ed allo stesso modo, con la stessa forza disperata, ha provato a tritare la sua vita.

I suoi record e le sue gare rimarranno per sempre nell’immaginario degli appassionati del nostro sport ed i suoi problemi personali lo rendono forse più umano, più vicino all’uomo comune che a una fredda macchina.

Foto copertina: www.independent.co.uk

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Responsabile di redazione, istruttore di nuoto, ex-ago di nuoto e salvamento, “Ing-mamma-atleta” Master

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