Nella finale dei 200 dorso ai recenti Mondiali di Gwangju, Kyle Masse ha conquistato la medaglia di bronzo con il tempo di 2’06”62, lo stesso crono che, il 25 agosto 1991, Krisztina Egerszegi nuotò per vincere i Campionati Europei di Atene e registrare uno storico record del mondo, rimasto imbattuto fino al 2008.

Vedere gareggiare Krisztina Egerszegi e rimanere indifferenti è pressoché impossibile. Era una nuotatrice particolare, estremamente veloce e molto tecnica, dotata di un dorso naturale tanto efficace quanto bello ed armonioso, arrivata al successo internazionale da giovanissima.

In un’epoca nella quale i nuotatori erano mediaticamente molto meno esposti di quelli attuali e spesso considerati delle fredde macchine da prestazione, Egerszegi è riuscita ad emergere dal gruppo e farsi apprezzare, dando un’immagine di sé vincente e nel fiore degli anni.

La contrapposizione tra la forza in acqua e l’apparenza quasi fanciullesca ha contraddistinto tutta la sua carriera che, nel teatro speciale dei Giochi Olimpici, ha trovato i suoi momenti di sublimazione.

Atlanta 1996

Prima dei Mondiali di Roma 1994, Krisztina Egerszegi aveva annunciato il suo ritiro dal nuoto agonistico.

In bacheca aveva 4 ori olimpici, 2 mondiali, 8 europei e 2 record del mondo, più una serie di riconoscimenti che già la definivano come l’atleta ungherese più forte di tutti i tempi ed una delle nuotatrici da ricordare nei libri di storia. Aveva 20 anni.

La sua esperienza iridata nella Città Eterna, però, non è stata esattamente quella sperata. Si è dovuta scontrare con l’incredibile ed inaspettata forza della nazionale femminile cinese – 12 ori su 16 disponibili – in una situazione talmente strana da sfiorare il surreale. Nel dorso, ad esempio, la vincitrice dell’oro in entrambe le distanze – He Cihong – vantava fino ad allora un 13° posto alle Olimpiadi di Barcellona 1992 e ad Atlanta 1996 arrivò 25ª. I dubbi che il doping fosse stato applicato in maniera scientifica su tutta la rappresentativa cinese, già molto forti sul piano vasca di Roma, sono stati confermati pochi mesi dopo, quando la maggior parte delle nuotatrici venne squalificata perché trovata positiva all’uso di ormoni e testosterone.

Egerszegi ha raccolto tutto, compreso il suo deludente quinto posto nei 100, interpretandolo come un segnale, un invito a non lasciare ancora le competizioni.

Forse non valevo l’oro, ma perdere in quel modo mi ha fatto cambiare idea.

Con queste parole pronunciate nei mesi successivi ha prolungato ufficialmente la sua carriera di altri due anni, per arrivare fino ad Atlanta 1996.

Non è mai semplice, per un atleta che ha già metabolizzato il ritiro, ributtarsi con testa e muscoli nel proprio sport ed ottenere risultati apprezzabili. Egerszegi non solo si è presentata ad Atlanta con la preparazione fisica e mentale giusta per vincere l’oro, ma lo ha fatto mettendo a segno la gara perfetta, quella giusta per consegnarla definitivamente alla leggenda.

Nei 200 dorso, con il tempo di 2’07”83, ha inflitto alla seconda classificata il maggior distacco della storia in una gara da 200 metri, 4,15 secondi, un’infinità. Adesso il palcoscenico per ritirarsi era quello giusto:

Ora posso ritirarmi, sento di aver concluso la missione.

ha dichiarato dopo Atlanta alla, si fa per dire, veneranda età di 22 anni.

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Seoul 1988

Tra i suoi soprannomi, quello della fidanzata d’Ungheria era il più utilizzato in Italia, dove fu talmente amata e stimata da comparire ripetutamente nella classifica degli atleti dell’anno stilata da La Gazzetta dello Sport. Il suo sorriso innocente, la precocità con la quale arrivò alla ribalta internazionale ed anche il suo fisico – 174 cm per 57 kg – minuto ed aggraziato erano qualità che la facevano amare a tutti i livelli.

Ma in Ungheria Krisztina Egerszegi era per tutti Egérke, cioè topolino. Le origini di questo nomignolo, oltre all’assonanza con il cognome, sono da ricercarsi sempre nella giovane età e nel fisico piuttosto gracile, per il quale inizialmente gli avevano sconsigliato la carriera agonistica. “Invece ho iniziato giovanissima, i risultati sono arrivati fin da subito” ha dichiarato in un’intervista, “anche se ogni volta miglioravo, pensavo che prima o poi mi sarei fermata”.

Topolino è diventato presto il modo i cui gli ungheresi si riferivano a lei, con un’accezione affettuosa e famigliare, sicuramente sentimentale. Per comprendere appieno la fortuna e l’impatto che questo nickname ha avuto nella cultura magiara dobbiamo tornare a Seoul 1988, quando Egerszegi debuttava nel mondo del nuoto ad altissimi livelli.

Il muro di Berlino iniziava a scricchiolare e, nonostante in Ungheria ci fu una delle transizioni più dolci dell’ex blocco sovietico verso la democrazia, anche a Budapest e dintorni si respirava aria di cambiamento. Proprio nel 1988 János Kádár, capo del partito socialista in carica ininterrottamente dal 1956 e riconosciuto come il leader più liberale tra quelli dell’est, venne per la prima volta sostituito da un rappresentante della corrente ancor più riformista e democratica, propesa alla libertà di economia e di parola.

In questo clima, la televisione di stato trasmetteva le immagini degli atleti magiari a Seoul ed il nuoto, particolarmente atteso e sentito, faceva la parte del leone. In campo maschile, l’Ungheria poteva contare su Tamás Darnyi, fenomenale e dominante mistista imbattuto sui 200 e 400 per un intero quadriennio. Darnyi rappresentava al meglio l’esempio di dedizione al lavoro, di attaccamento ai colori nazionali e di abnegazione profondamente radicato nel paese. Non era per niente facile scalfire un mito del genere nell’immaginario del popolo ungherese che forse, quando ha conosciuto Krisztina Egerszegi raccontata dalla storica voce di Tamás Vitray, si è trovato talmente spiazzato da innamorarsene perdutamente.

Gyere Egérke! Gyere kicsi lány! (Vai topolina! Vai piccolina!)

L’urlo del commentatore televisivo è entrato nel linguaggio comune in Ungheria, è arrivato al cuore di un popolo che si riconosceva in Darnyi ma sognava con la Egerszegi, una nazione fortemente attaccata alla propria tradizione ma anche immensamente curiosa di conoscere il mondo là fuori. L’oro nei 200 dorso, arrivato sconfiggendo due atlete della DDR, lanciò una bambina di 14 anni nell’olimpo dello sport ed un’intera nazione verso l’occidente.

Egerszegi diventò la più giovane campionessa olimpica di sempre nel nuoto.

Barcellona 1992

Se a Seoul ha incantato l’Ungheria, è nel quadriennio che portava a Barcellona che Krisztina ha stupito il mondo intero.

In un’età che, solitamente, vede le atlete alle prese con le pari categoria, lei ha consolidato la sua posizione di leader del nuoto mondiale, vincendo nel 1991 due ori iridati a Perth (100 e 200 dorso) e tre ori europei a Vienna (100 e 200 dorso, 400 misti).

Alle Olimpiadi spagnole, era ormai chiaro come non si trattasse di un exploit singolo di un’atleta in stato di grazia, ma di un fenomeno destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del nuoto. Egerszegi non deluse le aspettative, dominando 100 e 200 dorso ed imponendosi anche nei 400 misti, battendo allo sprint finale la cinese Lin Li, favorita della vigilia.

Quell’esultanza quasi accennata ed il suo timido sorriso baciato dal sole sul podio di Barcellona sono indimenticabili, così come la cuffia azzurra e la tuta larga, con le maniche tirate su, segno di un nuoto d’altri tempi, forse meno attento alla forma ma sicuramente pieno di sostanza.

Il VIDEO Krisztina Egerszegi – ‘The Little Mouse’ | Barcelona 1992 Olympics dei tre ori olimpici.

L’eredità sportiva

Quel 2’06”62, record del mondo durato quasi 17 anni, è già un biglietto da visita di un certo valore.

C’è voluta Kirsty Coventry – con l’aiuto del superbody – per migliorarlo di 23 centesimi nel 2008.

Ma c’è molto di più nella sua eredità sportiva: al momento del ritiro definitivo, Krisztina Egerszegi era la più giovane campionessa olimpica, l’unica donna ad aver vinto 5 ori alle Olimpiadi e l’unica ad averni vinti 3 nella stessa edizione.

Condivide tuttora con Dawn Fraser l’incredibile primato di tre ori consecutivi nella stessa gara, pareggiato – e migliorato – da Michael Phelps, che ne ha vinti quattro nei 200 misti.

È stata nominata per sette volte atleta dell’anno in Ungheria, per tre volte nuotatrice dell’anno dalla FINA ed è stata insignita – nel 2001 – dell’Olympic Order dal CIO e – nel 2013 – dell’Ordine di Santo Stefano, la massima onorificenza ungherese.

A lungo, anche dopo il suo ritiro, oltre ad essere un mito assoluto in patria è rimasta il metro di paragone più alto per qualsiasi ragazza che si sia affacciata al mondo del nuoto con qualche ambizione.

Alle rivali lasciava le briciole, mentre l’Ungheria sognava grazie alla sua fidanzata, anzi alla sua Egérke.

Foto copertina: www.olympic.org