Un testimonial dal passato.

L’indizio dato la settimana scorsa dal Commissioner è tanto succulento quanto vago, perché se è vero che con la tecnologia NASA le SuperOlimpiadi ci hanno già fatto parlare con diversi miti del nuoto degli anni che furono, è altresì vero che i nomi iniziano a scarseggiare.

Pur potendo in teoria pescare in un immenso mare di personaggi, chi c’è ancora da chiamare per valorizzare il progetto che stiamo vivendo?

Il collegamento inizia e per la prima volta l’immagine del Commissioner ci arriva a colori. La camicia bianca, un po’ larga, ha sul taschino il logo ufficiale della manifestazione, mentre dal polsino spunta un ingombrante orologio d’oro. Il suo volto, nella penombra come accade per i testimoni sotto protezione nei grandi processi, sembra affusolato e magro, mentre si intravedono degli ingombranti occhiali da sole.

Il passato ci sta aiutando, in questo progetto rivoluzionario, a creare uno show che sia piacevole per il pubblico e, non lo nascondo, vendibile agli sponsor. Ma è giunto il momento di usare il passato per creare un futuro migliore. In questo, noi delle SuperOlimpiadi, non vogliamo tirarci indietro.

Dopo un lungo sospiro, il Commissioner continua:

Abbiamo la responsabilità etica e morale di dare il nostro contributo alla costruzione di un futuro migliore, per noi e per i nostri figli. Per questo, oggi facciamo parlare una leggenda del nuoto,

Enith Brigitha, la prima donna di colore a podio nelle Olimpiadi.

Per questo, oggi facciamo parlare una leggenda del nuoto, Enith Brigitha, la prima donna di colore a podio nelle Olimpiadi.

La sua è una testimonianza doppiamente importante, perché è una storia simbolo di tutto quello che lo sport dovrebbe rappresentare.

I valori di emancipazione, di uguaglianza sociale, di rispetto degli avversari, di competizione sana e pulita. Enith ha vinto un bronzo che vale oro per tanti motivi e la ringraziamo per essere qui con noi oggi.

Non credo ci sia molto da aggiungere, quindi passiamo direttamente alle prime semifinali di oggi, quelle dei 100 farfalla uomini.

Il nostro Piero Codia è nella prima delle due ed all’ingresso saluta timidamente la tribuna. Fa molto piacere vederlo tra i grandissimi della distanza, con Michael Phelps da una parte e Rafa Muñoz Pérez dall’altra. Piero segue il treno dei migliori e stampa un bellissimo 50”64 accompagnato però da un quinto posto che non ci fa stare tranquilli. La beffa arriva puntuale pochi minuti dopo, quando Kristof Milák chiude al quarto posto nella semi successiva, nuotando solo 2 centesimi meglio del nostro Piero.

Mi dispiace ma è stato un onore” dice Codia prima di scomparire. La magra consolazione per lui è che i finalisti sono davvero di altissimo livello: Čavić Milorad, Crocker Ian, Dressel Caeleb, Le Clos Chad, Milák Kristóf, Muñoz Pérez Rafael, Phelps Michael, Schooling Joseph Isaac.

Passiamo alle semifinali dei 100 rana donne, gara dai risvolti davvero interessanti, nelle quali sono impegnate una quantità esagerata – sette! – di americane. Nessuna sorpresa tra le eliminate, le finaliste sono davvero le più forti: Efimova Yulija, Hardy Jessica, Ji Liping, Jones Leisel, Meili Katie, Meilutytė Rūta, King Lilly, Soni Rebecca.

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E di puro spettacolo si tratta, perché la gara è davvero stellare. Un Michael Phelps concentratissimo sembra determinato a non farsi scappare la vittoria, come successo qualche settimana fa nella doppia distanza. Ma in vasca c’è chi lo ha già battuto (Schooling) e chi lo ha messo in difficoltà come non mai (Čavić ).

Al via però, il più reattivo è Caeleb Dressel, che nel fondamentale del tuffo+apnea è una spanna sopra tutti. Nel nuotato, Milorad Čavić mangia velocemente terreno, fino a toccare ai 50 in un surreale 22”69. Il serbo ha due decimi di vantaggio su Dressel e mezzo corpo su tutti gli altri: visivamente la gara sembra già chiusa.

Ma la seconda vasca ci racconta una storia diversa, perché nonostante l’azione del campione allenato da Andrea Di Nino non sembra perdere in efficacia, Dressel e Phelps inseriscono una marcia in più. La rimonta del kid di Baltimora è impressionante, sembra mettere il serbo nel mirino e dare tutto per lasciarselo alle spalle. Nonostante il duello tra i due sia quello agonisticamente e narrativamente più interessante, devo dire che l’azione di Dressel fa paura.

Alla fine è il californiano a trionfare, per Phelps e Čavić ci sono gli altri gradini del podio.

Phelps è sorridente e abbraccia Le Clos, Schooling guarda il suo idolo con ammirazione, Čavić saluta il pubblico e anche Crocker se la ride.

Sembra la sagra dell’amicizia e tocca a Dressel parlare:

Una sensazione fantastica, insieme alla ISL è il nuoto del futuro. Go Cali Condors!

Il main event di oggi sono i 100 rana donne, gara che, visto le quattro presenze in finale, assomiglia molto ad un super trial USA.

La lotta per scoprire chi sarà la migliore inizia con un primo 50 fulminante di Jessica Hardy, che alla virata è appaiata a Lily King, entrambe a 29”80. Poco dietro la sorprendente giovanissima Rūta Meilutytė, che con una frequenza spaventosa insidia da vicino la coppia di testa.

Nel secondo 50 esce la Efimova, che come al solito è passata a rilento ma ha una progressione che sembra inesorabile. La russa procede con la sua rimonta, sorpassando prima Katie Meili e poi Jessica Hardy, ma nello sprint finale con la Meilutytė deve cedere di solo un centesimo.

Lily King vince e rivolge il “Mutombo finger” alla Efimova per i suoi coinvolgimenti in storie di doping, mentre Rūta sembra sorridere come non la vedevamo fare da tempo.

Sì, sono felice, adesso il mio coach mi prenderà un gelato al cioccolato…

dice la lituana d’argento.

Per il primo posto nel medagliere, non sembra esserci più storia, ma nelle posizioni seguenti la lotta è ancora molto aperta.

Il Commissioner a colori sembra gongolare e ne ha motivo: è stata una giornata davvero storica alle SuperOlimpiadi.