Nonostante siamo ormai alla quarta settimana di gare, le SuperOlimpiadi non smettono di emozionarci e stupirci.

In un momento storico così lontano dalla vita che conoscevamo, questo sogno ci sta aiutando a ricordare perché amavamo tanto questo sport e ci da speranza per un futuro nel quale apprezzeremo di più ciò che abbiamo, tenendocelo stretto.

Il collegamento internazionale interrompe i miei pensieri, e la sagoma del Commissioner ci saluta dalla penombra.

Come promesso, ci annuncia che anche questa settimana abbiamo una sorpresa.

Sarete in diretta con un giovane nuotatore dalle grandi ambizioni, del quale si parlerà sicuramente molto in futuro e che gareggerà nella giornata odierna.

Al termine dell’intervista, vi girerò il video integrale, che in via del tutto eccezionale potete far vedere al vostro pubblico.

Per una volta, rinuncio alle parole e vi propongo direttamente le immagini.

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I ritmi serrati dell’evento non mi lasciano molto tempo per tornare operativo, così mi ritrovo ad ammirare l’ingresso delle ragazze che devono nuotare la finale dei 400 stile mentre ho ancora la bocca spalancata dallo stupore.

Il collega di ESPN ed ex olimpionico Rowdy Gaines, in collegamento dall’America, mi risveglia con il suo urlo: “Let’s go Italy!”.

Devo dire che ha tutte le ragioni del mondo, perché mi riprendo appena in tempo per vedere la nostra Federica Pellegrini entrare in vasca. I pyros dell’ingresso lasciano dietro lei una fiammata che sembra una scia, proprio come la coda infuocata di un’araba fenice che rinasce dalle sue ceneri.

Il suo sguardo, serio e concentrato sotto gli occhialini, intimorisce come sempre ma probabilmente cela anche un po’ di emozione. Rebecca Adlington e Joanne Jackson, che le stanno accanto, la guardano a fatica, mentre Ariarne Titmus le dà un timido low-five. Alla corsia 1, è immensa la nostra gioia nel rivedere Camille Muffat.

Lo starter dà il segnale e le otto finaliste partono all’unisono. La prima vasca le vede abbastanza allineate, ma già dal secondo 50 le posizioni sembrano più nette, come in una scacchiera. Davanti a tutte, un’indemoniata Katie Ledecky stampa un passaggio dopo l’altro, senza dare tregua alle rivali. La sua fuga rende però interessante la lotta per le posizioni d’onore, con Leah Smith che da del filo da torcere ad Ariarne Titmus fino a metà gara.

Nella sesta vasca, però, succede ciò che da italiani speravamo: la nostra Fede risale e punta la Smith, bruciandola mentre respira dalla sua parte. A vederla, non sembra affatto che la Divina sia a secco (perlomeno ad alti livelli) dai 400 da più di sei anni e la sua bracciata è fluida e potente come nei giorni migliori. Il sole illumina la sua corsia e in sottofondo sembra di sentire l’urlo del Foro Italico, che in quell’estate di undici anni fa ha ammirato estasiato le sue imprese.

Alla fine Fede è terza e porta a casa la seconda medaglia per l’Italia. L’oro va alla Ledecky e l’argento alla Titmus, che stranamente sembra sorridere molto di più dell’americana.

La piccola intervista post gara è di quelle che emozionano, perché la parola va a Camille Muffat (settima):

Che bello, era da tempo che non provavo una sensazione così. Vi voglio bene.

Anche noi, Camille.

Dopo una finale così intensa e ricca di emozioni, il main event della serata prevede un’altra gara da paura: i 400 misti maschili.

Il maxi schermo posto dopo l’ingresso inquadra da vicino i volti dei protagonisti mentre si incamminano alla rispettiva corsia. Lo sguardo che fa più impressione, è quello di Michael Phelps: si tratta di un’espressione totalmente diversa rispetto a quella dell’intervista che abbiamo visto ad inizio sessione, più consapevole ed anche più incazzata. La determinazione del Baltimore’s Kid si vede anche nel passaggio dei primi 100 metri, a delfino, quando precede l’eterno rivale Ryan Lochte di un decimo (54”92 contro 55”02).

Nonostante Lochte abbia nel dorso la sua carta vincente, dopo la frazione a pancia in su è ancora dietro a Phelps ma anche a Tyler Clary, che a metà gara vira in testa davanti a tutti.
Clary 1’56”14
Phelps +0.35
Lochte +0.72

Come spesso succede, la rana scombina le carte e rimescola le posizioni del gruppo. Accade infatti che Clary cede rovinosamente, penalizzato da un passaggio troppo avventato, e viene pian piano inghiottito dal gruppo.

Riemergono così Phelps e Lochte, con quest’ultimo che a 100 metri dal termine si prende la posizione di testa.
Lochte 3’06”53
Phelps +0.52
Kalisz +0.72

Lo stile libero, però, è nettamente a favore di Phelps, che già ai 350 ha completamente recuperato e vira in testa di 9 centesimi. L’ultima vasca è una sentenza senza appello: le resistenze di Lochte si sgretolano e Phelps prende il largo, vincendo con un vantaggio di un secondo abbondante.

Phelps esulta con forza e mostra l’indice alla folla, mentre Lochte sorride e abbraccia Kalisz per un podio tutto a stelle & strisce. Il quarto americano Clary, crollato, chiude settimo, mentre ai piedi del podio ci sono i due giapponesi Hagino e Seto.

Curiosamente, la terza ed ultima nazione rappresentata in questa finale è l’Ungheria, che piazza Cseh al sesto e Verrasztó all’ottavo posto.

È proprio László, idolo di noi europei, a poter parlare dopo la gara:

Il livello è altissimo, non pensavo di prendermi quasi tre secondi da Michael. È un alieno.

Al termine di questa quarta giornata il medagliere torna ad avere un volto famigliare, con gli USA che staccano la Svezia e tentano la prima fuga. L’Italia è a centro classifica.

Il saluto del Commissioner è criptico: “Non abituatevi troppo bene”.