L’avvertimento del Commissioner – “Non abituatevi troppo bene” – ha risuonato nella mia testa per tutta la settimana.

Cosa avrà voluto dire?

Certo, non aspettarsi sempre di più da un evento che, ogni settimana, ci sta deliziando con gare senza tempo ed avvenimenti impensabili, è davvero difficile.

Mi è capitato, per esempio, di sognare nelle scorse notti, e la mia fantasia mi faceva gareggiare direttamente con i miei idoli. Ho capito che non era realtà solo perché, invece che prendermi una vasca di distanza, combattevo per la vittoria fino alla fine.

Ma quando la sigla del collegamento internazionale è finita, il Commissioner ha preso la parola dal suo studio oscuro.

Come dicevo, non sempre sarà possibile offrirvi uno spettacolo omogeneo. La tecnologia con la quale stiamo lavorando, però ci permette alcuni miglioramenti.

Uno di voi, oggi, verrà invitato in uno studio per intervistare un campione.

Nemmeno il tempo di digerire la news, che il Commissioner urla: “Italia!”. Mi si gela il sangue.

Immediatamente mi trovo in una stanza con davanti un signore sulla quarantina, pettinato benissimo, che mi ricorda vagamente qualcuno. È vestito con una camicia azzurra ed ha un sorriso coinvolgente. Lo guardo per bene e capisco finalmente con chi ho a che fare.

Nelle cuffie, una voce metallica mi dice: “Hai 5 minuti.”.

Quella persona è Mark Spitz, deciso a riprendere le competizioni all’età di 41 anni. Questa è la mia intervista.

Per i più scettici, ho anche una foto che mi ritrae con lui.

Spero che il mostrarvela non pregiudichi la mia posizione nei confronti delle SuperOlimpiadi.

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Tornato alla mia postazione, non ho nemmeno il tempo di rifiatare che parte la prima finale di giornata, i 400 misti donne.

Vi dirò la verità, la prima parte di gara è andata via in un soffio, perché mi sentivo ancora in uno stato a metà tra l’onirico e lo psichedelico.

Mentre rimugino, Katinka Hosszú ha già preso il largo e sembra non voler dare spazio a nessuna rivale. L’Iron Lady tenta di mettere più terreno possibile tra lei e le rivali, ammazzando la gara come solo lei sa fare nei suoi momenti di splendore fisico e mentale. Nella lotta per il podio, faccio il tifo per Stephanie Rice, atleta che da sempre mi ha fatto sognare con le sue gare ed il suo sorriso. L’australiana sembra non avere problemi, ed a 100 metri dalla fine ha un vantaggio di più di un secondo su Kirsty Coventry e di due secondi e mezzo su Ye Shiwen.

Hosszú 3’24”40
Rice 3’27”25
Coventry 3’28”46
Ye Shiwen 3’29”75

Poi succede l’inspiegabile.

La cinese sembra avere una marcia in più, ma non per modo di dire. Il suo stile libero somiglia a un motoscafo che si fa strada tra le zattere e il distacco con le rivali diventa sempre più sottile. La prima a cadere è la Coventry, che ai 350 è già quarta.

Stephanie Rice resiste e cerca di far valere il mezzo secondo che ha di margine, ma tutto è inutile. Ye Shiwen non solo la passa, ma riesce a darle un secondo di distacco; il suo ultimo 100, nuotato in 58”68 (29”75, 28”93), è già nella storia.

Dubbi? Sospetti? Stupore?

Ce ne parla Kirsty Coventry:

In Alabama mi alleno con gli uomini, ma vi giuro che un’onda così non l’ho mai presa in vita mia. Mi ha smontata.

Così l’Ungheria sale a due ori e si porta a pari con la Svezia nel medagliere generale, mentre fa rumore la mancanza di atlete statunitensi da podio (Katie Hoff soltanto ottava).

Per il main event della serata mi sono completamente ripreso, anche perché so che in acqua ci sarà il mio idolo di tutti i tempi, Ian Thorpe.

Si tratta della finale dei 400 stile libero, gara nella quale lo squalo australiano ha saputo incantare il mondo ad inizio carriera. Thorpe entra dallo stage accolto da un boato incredibile, e solo ora mi accorgo che la tribuna somiglia in modo impressionante a quella di Sydney 2000. Insieme a lui anche i Grant Hackett e Mack Horton, che guarda i due connazionali con un volto a dir poco stralunato. Una volta che gli 8 si sono schierati dietro i blocchi, Horton scuote la testa in maniera vistosa. Tutti sappiamo con chi ce l’ha.

La partenza di Thorpe è la migliore, e il campione australiano prova a fare gara di testa, seguito da Sun e da Hackett. Così ai 100:
Thorpe 53”02
Sun Yang 53”59
Hackett 53”69

Poi dietro qualcosa si muove e il tunisino Oussama Mellouli sembra avere la spinta migliore. Ai 200 metri si ritrova vicinissimo a Thorpe:
Thorpe 1’49”57
Mellouli 1’50”44
Sun Yang 1’50”52

Ai 300 metri, il terzetto di testa consolida le posizioni: Thorpe continua col suo ritmo ondulato dando la solita impressione di lentezza, mentre Mellouli e Sun si scannano bracciata dopo bracciata. L’altro cinese Zhang Li si fa sotto timidamente per la lotta al podio.
Thorpe 2’45”43
Mellouli 2’46”29
Sun Yang 2’46”64
Zhang Li 2’47”15

Improvvisamente, quasi a fare il paio con la gara precedente, la situazione si ribalta. Thorpe non sembra più avere il controllo totale della situazione, mentre risalgono prepotentemente sia Sun Yang che, soprattutto, Paul Biedermann. Il tedesco, con il superbody di poliuretano, inserisce le gambe ed aumenta la frequenza, concludendo il cento con un impressionante 52”90 (27”13, 25”77), meno di tutti gli altri rispetto anche al passaggio dei primi 100 metri.

Poco dopo il tocco, Thorpe e Biedermann si girano quasi all’unisono verso il tabellone, uno ruotando a destra e l’altro a sinistra. I loro sguardi, rivisti in slow motion, sembrano speculari. È stata una gara eccezionale, incredibile, emozionante, finita con un distacco talmente basso da farla sembrare sceneggiata da degli autori di Hollywood.

Richiesto a gran voce dal pubblico, Ian Thorpe concede un saluto in mondovisione:

Sono contento, più di così non potevo fare. Ora mi concentro sui duecento.

Senza volerlo, Thorpe ci ha svelato la sua presenza anche nella distanza minore, facendomi sussultare sulla mia sedia.

Il Commissioner, nel frattempo, ci saluta, lasciandoci con un nuovo, misterioso, indizio:

Il nuoto diventerà uno sport da cinema.