Per definizione, un visionario è qualcuno che riesce a vedere qualcosa con la propria mente laddove gli altri non arrivano, ma è anche un paranoico vittima di allucinazioni visive.

Saper collocare le SuperOlimpiadi in uno solo di questi due scenari non è possibile, ma la definizione di visionario è quanto di più calzante ci sia per il Commissioner, il capo del progetto che in queste settimane ci sta facendo di nuovo sognare.

Viviamo in un periodo storico nel quale i desideri di molti di noi sono cambiati, insieme alle nostre priorità, piegati da una situazione mondiale che solo qualche mese fa ci sarebbe sembrata una barzelletta di pessimo gusto. Ma grazie all’esperienza delle SuperOlimpiadi sto imparando a sognare di nuovo e, nel tentativo di prepararmi alle più improbabili ed impensabili situazioni, provo ad avvicinare la mia mente a quella del Commissioner e fare come ci aveva chiesto sette giorni fa.

Ho pensato ripetutamente ad un  che non homito del nuoto avuto la possibilità di conoscere e l’unico nome che mi è rimbalzato in testa è quello di Carlo Pedersoli, Bud Spencer.

Mentre pronuncio il suo nome davanti al mio computer, la magia superolimpica si ripete, Bud Spencer appare sugli schermi e dice:

Qui ora sono tutti professionisti, io non mi allenavo e vincevo.

Non so davvero cosa chiedergli, perché la mia emozione supera di gran lunga la mia capacità di parlare.

Mi viene in mente la cosa più stupida possibile e gli dico: “Bud, la mela!

Ecco la sua risposta…

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Ma prima ci sono gli uomini, in una gara che è tutt’altro che scontata. Basti pensare che tra i partecipanti ci sono 4 campioni olimpici di specialità, Michael Phelps, Yannick Agnel, Sun Yang e Ian Thorpe. L’arena, che somiglia molto al Foro Italico di Roma, sembra impazzire per lo squalo australiano, e devo ammettere che non ci metto molto a farmi trasportare dal tifo per quello che, come ho già più volte confessato, è il mio atleta preferito di sempre.

Thorpe è coperto interamente dal suo costumone a maniche lunghe, concentrato e serio, ma Phelps, Izotov e Biedermann hanno i superbody in poliuretano. Lochte e Rapsys, divertiti, si danno una pacca sulla spalla, mentre Sun Yang ha le scarpe gialle, dello stesso colore dei suoi denti.

La gara però, non regala le emozioni che speravamo alla vigilia.

Biedermann parte velocissimo e sembra fin da subito in controllo della situazione. Nonostante Phelps stia nuotando lo stile libero migliore della sua carriera, ampio e potente, l’orca di Halle risica pochi decimi ogni vasca, e costruisce un successo che festeggia sedendosi sulla corsia della vasca romana. Gli spettatori sulle tribune sono in piedi per la sua prestazione, mentre Phelps sputa l’acqua come da suo solito, anche se sembra strano che si debba accontentare dell’argento.

La lotta per il bronzo è iniziata con Ryan Lochte favorito, ma il californiano ha ceduto subito dopo il primo 50, lasciandosi sfilare in fondo al gruppo e chiudendo ottavo. Ne ha approfittato Yannick Agnel, che con una prorompenza quasi spaventosa si è portato a soli 18 centesimi da Phelps per conquistare il bronzo. Il più deluso è Sun, che a favore di telecamera ha urlato un confuso: “You lose, I win”.

Il mito Thorpe è giunto quinto e le sue parole sono un po’ più che di circostanza:

Tutti qui mi hanno ringraziato per aver cambiato il nuoto per sempre. Io penso che sia il nuoto ad aver cambiato me, sono io a ringraziare.

Nemmeno il tempo di bere un bicchier d’acqua, che mi ritrovo Yannick Agnel nel riquadro Zoom accanto al mio, intento a commentare per i media francesi il main event di stasera: poteri delle SuperOlimpiadi. So che anche i transalpini hanno grandi speranze per questa finale, ma all’improvviso è come se mi sentissi gli occhi di tutti i colleghi addosso.

Sovrastata da un immenso tricolore proiettato dal maxischermo, Federica Pellegrini entra sul piano vasca. Il segno degli occhialini sulla fronte, il pugno sul petto, quel tatuaggio che spunta sul collo: tutto è pronto per la gara che ha consacrato lei ed ha unito una nazione intera per quindici anni, i 200 stile libero.

A posto… via!

Quando mai Fede ci ha fatto star tranquilli? Dentro di noi abbiamo sempre saputo che era la più forte, ma i racconti delle sue gare sono un crescendo di palpitazioni, un climax di emozioni che ha il suo apice in quella magica accoppiata tra terza e quarta vasca, quando punta dritto l’avversaria più vicina e la infilza come solo una fiorettista saprebbe fare.

Ma prima? Nel primo 100? Solo sofferenze.

Ed infatti ai 50 metri Fede è ottava. Comanda di un soffio Taylor Ruck, seguita da Sjöström e Titmus, ma non bisogna temere il peggio.
Ruck 26”82
Sjöström 26”84 +0.02
Titmus 26”90 +0.08

A metà gara, la classifica cambia faccia e le tre che erano in testa scivolano giù dal podio. Allison Schmitt sembra averne più di tutte, ma occhio a Katie Ledecky che ha nel secondo 100 la sua forza.
Schmitt 55”38
Ledecky 55”43 +0.05
Pellegrini 55”60 +0.22

Chi altri ha la seconda parte di gara irresistibile?

Lo sapete già, ma occorre spiegarlo meglio. Ai 150 metri la Schmitt non vuole mollare, ma Federica Pellegrini le mangia un centimetro dopo l’altro; alla virata sono quasi appaiate.
Schmitt 1’24”35
Pellegrini 1’24”38 +0.03
Ledecky 1’24”55 +0.20

L’ultimo 50 è una cavalcata trionfale, durante la quale l’impressione è che le rivali siano semplicemente più deboli di Fede, sia di fisico che di mente. La sua bracciata si fa più frequente, la respirazione ogni due, le gambe accelerano, ci sono tutti i segnali che, oggi come in molte altre occasioni, determinano la fine delle speranze altrui.

Quando la gara termina, lo Stadio è un tripudio per la più grande duecentista di sempre.

È bellissimo, nuotare questo tempo in questa piscina davanti al mio pubblico, è un sogno che si avvera.

Federica si gira, cerca le parole per descrivere l’emozione del momento, ma le vengono solo lacrime, le stesse che ora stanno rigando le mie guance.

Quel che ha da dire il Commissioner, mi scuserete, non lo comprendo, perché sono troppo intento a realizzare che l’Italia sta festeggiando il suo primo oro SuperOlimpico ed il medagliere ci sorride.