Alla vigilia della terza giornata, ci sono ancora molti chiaroscuri che aleggiano sulle Superolimpiadi.

Se oramai abbiamo capito che si tratta di una sfida tra i migliori interpreti all-time di ogni specialità, meno semplice è afferrarne la natura reale e lo scopo. La sensazione è che sia una prima, grande, prova che la NASA sta attuando per arrivare a definire la tecnologia dei viaggi spazio-temporali, un business che rappresenterebbe un vero e proprio crack economico finanziario ma anche sociale.

Quando noi delle testate accreditate abbiamo cercato di porre il quesito, il Commissioner ha tagliato corto e, attraverso la sua sagoma nella penombra, ha ribadito: “Non confermo né smentisco”.

In attesa che ci venga detto qualcosa di più, cercherò comunque di raccontarvi la terza giornata mettendo nero su bianco lo stupore che i miei occhi continuano ad avere nel momento in cui la magia si compie.

Di vera magia si è trattato quando, come anticipato in chiusura della seconda giornata, il collegamento con il day 3 è iniziato in maniera davvero stupefacente.

Non s’è vista la solita vasca olimpionica, più o meno riconoscibile, ma una spiaggia con la sabbia chiara ed un sole caldo nello sfondo. Ad un centinaio di metri di distanza dalla riva, alcune teste ondeggiano per alcuni minuti insieme ai flutti, fino a quando qualcosa cambia.

Uno di loro inizia a nuotare nella direzione della corrente per poi ergersi su di una lunga tavola di legno. Nonostante il suo equilibrio sembri instabile, la sua corsa a cavallo dell’onda è lunga e si interrompe solo quando decide di tuffarsi in acqua, abbastanza vicino alla riva. Uscendo dall’acqua, la sua sagoma imponente si avvicina sempre di più alla telecamera, fino a quando il primo piano ne rivela l’identità:

Aloha! Buone Superolimpiadi a tutti.

Quello che abbiamo visto è davvero inspiegabile, per rendere meglio l’idea, direi che si avvicina molto a questo video d’annata.

Senza ulteriori spiegazioni, il collegamento internazionale si trasferisce (ora sì) in piscina, dove ci sono già pronti davanti ai blocchi i primi otto semifinalisti dei 100 rana uomini.

Mentre le due semi si disputano veloci, il Commissioner si collega per dirci che il misterioso personaggio che ci ha salutato era proprio Duke Kahanamoku, l’inventore del surf e pluricampione olimpico; apprendiamo anche che, di testimonial eccezionali, ce ne saranno molti altri nelle prossime settimane ed ognuno di loro, a detta del Commissioner, ci lascerà a bocca aperta.

Nel frattempo la lista dei qualificati alla finalissima dei 100 rana ci giunge in ordine alfabetico:

DUBOSCQ Hugues – KAMMINGA Arno – PEATY Adam – RICKARD Brenton – SYMANOVIC Ilya – VAN DER BURGH Cameron – WILBY James – YAN Zibei

Tra gli eliminati, c’è purtroppo anche il nostro Nicolò Martinenghi, autore di un ottimo 58”75. Ci permettono di chiedergli le impressioni a caldo: “Tra un anno sarà un’altra storia.”

Passano veloci anche le semifinali dell’altra gara in programma, i 100 farfalla donne, che non vedono azzurre in gara.

Le qualficate alla finalissima:
IKEE Rikako – LIU Zige – MACNEIL Margaret – MCKEON Emma – SCHIPPER Jessicah – SJÖSTRÖM Sarah – VOLLMER Dana -WORRELL Kelsi

Escluse molte big, tra le quali anche una delusissima Inge De Bruijn alla seconda eliminazione dopo quella dei 50 stile.

La campionessa olandese, prima di disapparire, riesce a dirci: “Non ci posso credere, c’è qualcosa che non mi torna”.

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Lo starter ci mette quell’attimo in più a dare il via che basta per amplificare l’unica vera difficoltà dell’inglese, cioè la partenza. Per il resto la gara è un assolo che ha dell’incredibile: Peaty è l’unico sotto i 57 secondi, mentre gli altri sono tutti sopra i 58. Symanovic e van der Burgh hanno provato a stargli dietro al passaggio, ma nella vasca di ritorno la progressione dell’inglese è stata devastante.

All’uscita dall’acqua, Peaty alza il dito al cielo e dice:

Questa è per te, Alexander.

Mentre gli uomini svaniscono, la presentazione delle donne ci introduce all’ultima gara della giornata.

Le ragazze sono tutte molto concentrate, ad eccezione di Kelsi Worrell che sembra discutere con il giudice arbitro per avere sul tabellone il cognome da sposata, Dahlia.

Risolta anche questa piccola diatriba, la gara ha inizio e la più veloce fuori dai blocchi è Rikako Ikee. La giovane giapponese vira ampiamente in testa a metà gara, ma Sarah Sjöström la segue a 11 centesimi di distanza.

Nel secondo 50, Margaret MacNeil si lancia in una progressione insostenibile, con la quale passa dall’ottava posizione fino alla scia della svedese. Sjöström però resiste e riesce a toccare davanti, aggiudicandosi il secondo oro in tre giornate di Superolimpiadi.

Sono distrutta, pensavo di non farcela ed invece…

Questa la breve dichiarazione della campionessa che chiude le trasmissioni per il day 3.

Mentre appare la sagoma del Commissioner che ci saluta con la mano scura e ci lascia, dalla penombra, con un’altra magia: la Svezia in testa al medagliere.

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4