Nonostante ci sia assolutamente vietato fare domande fuori dai canali standard, in settimana ho provato a contattare qualche collega estero per chiedere quale fosse l’anticipazione che il Commissioner ha rivelato prima del termine della scorsa giornata. Totalmente rapito dalla vittoria di Federica Pellegrini, mi sono completamente perso la news, con l’aggravante che sia stato chiesto ai media di non divulgare nulla.

Mi trovo quindi completamente spaesato e sprovvisto di informazioni, quando il Commissioner manda in onda un filmato dichiarando che, senza l’intervento della NASA e del progetto SuperOlimpiadi, le manifestazioni di nuoto avrebbero presto preso questa deriva.

Qui si tratta di chiarire due aspetti fondamentali:

1) la FINA è in crisi e sta cercando i tutti i modi di trovare la via per far esplodere il nuoto come fenomeno di massa
2) sì, quello che avete visto è successo per davvero.

Confesso che, tutto sommato, non mi dispiace affatto un format nel quale Sun Yang nuota tra le paperelle giganti, ma devo altrettanto ammettere che le SuperOlimpiadi sono un prodotto nettamente più interessante.

Detto ciò, ci ributtiamo nell’attualità per una giornata totalmente dedicata ai 100 dorso.

Le semifinali femminili iniziano, come sempre, improvvisamente, mentre i colleghi cinesi sembrano ancora estasiati dalla visione di Sun Yang, tanto che uno di loro si gira verso di me e, conoscendo il mio debole per l’atleta, mi dedica un plateale segno di “pollice su”.

Tutto ciò mi fa perdere le semifinali femminili, qui di seguito le qualificate per una finalissima davvero interessante: Baker Kathleen, Franklin Melissa, Hosszú Katinka, Masse Kylie, Smith Regan, Seebohm Emily, Spofforth Gemma, Zueva Anastasija.

Fuori dai giochi la rivelazione dello scorso inverno Minna Atherton, che si fa intervistare dentro la propria corsia.

“Prefersico la ISL”, dice, e sparisce.

Anche le semi maschili volano via e devo dire che per una volta avrei indovinato i finalisti ad occhi chiusi: Grevers Matthew, Irie Ryōsuke, Lacourt Camille, Larkin Mitchell, Murphy Ryan, Peirsol Aaron, Plummer David, Xu Jiayu.

Inutile rivelarvi che tiferò per Irie, con Xu come jolly. Tra gli eliminati, parla Kolesnikov, stuzzicato dal collega spagnolo che gli chiede della catenina:

“Non me la tolgo, rassegnati. E comunque i tuoi li batto anche con la zavorra.” Che caratterino.

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Siamo quindi giunti alla prima finale di giornata, quella dei 100 dorso donne, per la quale l’attesa è tutta nordamericana, visto che tre finaliste vengono dagli Stati Uniti ed una dal Canada.

All’ingresso delle protagoniste, la sensazione è che ci sia una ragazza che, al di sopra delle altre, nuota per il puro piacere di nuotare, ed è Regan Smith. Certo i suoi 18 anni la aiutano e la leggerezza di aver tutto il tempo per dimostrare la sua forza è un bel vantaggio, ma mi stupisce da subito il piglio con il quale si tuffa e parte a tutta, incurante che attorno lei ci siano medaglie d’oro olimpiche e mondiali ben più affermate.

A metà gara, il vantaggio della Smith è di un decimo su Kathleen Baker e poco più su Anastasija Zueva. Il ritorno non da spazio a rimonte e per Regan Smith è un trionfo. È lei l’unica sotto i 58 secondi, mentre l’argento va alla Baker che si ferma a 58 netti. La lotta per il terzo gradino del podio è vinta dalla solare canadese Kylie Masse, che brucia allo sprint la coppia di gommate SpofforthZueva.

Non capita spesso, ma oggi Katinka Hosszú è ottava. Le sue espressioni non sono per niente felici:

Parlerò con Shane, la gara non mi è piaciuta.

Che strano.

Pochi secondi e ci ritroviamo gli uomini all’ingresso, accompagnati da pyros e musica altissima, pronti per una finale davvero di livello incredibile. Il più concentrato sembra Xu Jiayu, mentre gli americani, ben quattro, si guardano tra di loro e se la ridono. Sarà una bella beffa se l’oro non dovesse essere a stelle&strisce.

I primi 50 sono confusionari e incerti, la schiuma tra le corsie è tanta ed i ragazzi passano quasiinsieme, distaccati tra loro da pochi decimi. Davanti c’è il terzetto Murphy, Xu, Plummer, con Larkin appena dietro.

La seconda vasca è una lotta senza quartieri tra Ryan Murphy e Xu Jiayu che, una bracciata dopo l’altra, notano quasi all’unisono e sembrano destinati a toccare insieme. Ci vogliono alcuni istanti per decretare il vincitore perché, a occhio nudo ma anche al replay, sembrano davvero toccare la piastra nel medesimo istante.

La giuria assegna infine la vittoria all’americano, dandogli un centesimo in meno del cinese, mentre il bronzo va a un mai domo Peirsol, che è riuscito a rimontare fino quasi al punto di arrivare insieme alla coppia di testa. Irie ottavo, ma bellissimo.

A furor di popolo, Camille Lacourt saluta il pubblico e lancia un bacio alle tribune: “à bientôt, je t’aime nager”.

Mancano solo tre giornate alla conclusione di questa SuperOlimpiadi ed il medagliere inizia a prendere una piega che ci è alquanto famigliare.

I saluti del Commissioner mi trovano, stavolta, attento:

Un grande testimonial, settimana prossima, ci parlerà dal passato. Preparatevi.

Siamo nati pronti, boss.