Negli ultimi 7 giorni, il mio telefono è diventato rovente.

Forse non era chiaro dalla conferenza stampa inaugurale, che effettivamente era sembrata piuttosto vaga e fantasiosa, ma la prima giornata delle SuperOlimpiadi ha fugato ogni tipo di dubbio. Siamo entrati ufficialmente nel futuro dello sport.

Purtroppo, l’accordo di segretezza ed esclusiva firmato con il Commissioner non mi permette di rilasciare ulteriori dichiarazioni ed impressioni oltre a quelle che leggete qui, su Corsia4. Ma credetemi, a tempo debito, l’unico modo per rendere onore a quanto sta accadendo sarà facendo un film, o una serie tv, o un documentario di quelli che vanno tanto di moda adesso.

Per il Day 2, il Commissioner ci aveva promesso tre gare e tre gare abbiamo avuto. La conferenza stampa pre evento è, al solito, sbrigativa e puramente informativa.

Vedremo i 200 dorso uomini, i 200 rana donne ed i 200 farfalla uomini.

Solo finali a 8, qualche parola dai protagonisti e poi, alla fine, un annuncio che definisce “shock”.

Ma andiamo con ordine.

Uno stacco musicale ci introduce alla piscina che, lo vedo subito, non è la stessa dell’altra volta. Siamo all’aperto, ed un bel sole estivo scalda le tribune che contornano tre dei quattro lati della piscina. Una voce rimbombante dall’eco fastidioso ci fa capire che siamo in Spagna, il tutto mi ricorda fortemente Barcellona 1992.

I giudici di corsia, seduti sulle sedie di plastica con i cappellini in testa e gli occhiali scuri, sembrano delle statue di marmo. Non si destano nemmeno quando spuntano, uno ad uno, tutti i partecipanti alla finale dei 200 dorso maschili ed è strano perché lo spettacolo di apparizione è davvero incredibile.ù

Ci sono quattro americani: Lochte, Peirsol, Murphy e Clary, che si guardano come stralunati perché si stanno probabilmente chiedendo come sia possibile che tutti nuotino nella stessa finale.

Il più arrabbiato per questa anomalia è il cinese Xu Jiayu, che è anche l’unico a dire qualcosa: “美国人!我会让你付” (americani! Ve la farò pagare). Ma il tempo stringe, ed i fischi prolungati del giudice arbitro in giacca rossa fanno entrare gli atleti in acqua.

Xu sembra voler dare seguito alle sue parole: la cuffia gialla del dorsista orientale è nettamente la più avanzata al passaggio ai 50 metri, solo Mitchell Larkin e Ryan Murphy sembrano potergli stare dietro.

A metà gara, il cinese è ancora in vantaggio netto ma alle prese con il rientro di Rylov.
Xu 54”59
Rylov 54”78 +0,19
Murphy 54”87 +0,28

Poi succede qualcosa di inaspettato: tutta la seconda parte del gruppo risale e come un’enorme onda inghiottisce prima Xu, poi Rylov ed infine Murphy, che a 50 metri dalla fine era ancora in seconda posizione.

Gli autori dell’incredibile rimonta sono Ryan Lochte, che chiude al terzo posto, e l’elegantissimo Ryosuke Irie, che si porta a casa l’argento con un 100 di ritorno da 56”90. Ma davanti a tutti si pone Aaron Peirsol, con l’incredibile tempo di 1’51”92.

Le sue parole sono luminose, da buon californiano:

Ringrazio il Commissioner per l’incredibile opportunità. Il sole di Barcellona mi ricorda molto quello di Roma 2009.

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Neanche il tempo di godermi la stretta di mano tra i miei due dorsisti preferiti, che le loro sagome scompaiono e la vasca sembra già pronta per il prossimo evento. Devo ammetterlo, i 200 rana donne sono tra le gare che attendo di meno, visto che il livello medio degli ultimi tempi non è di certo entusiasmante. Comunque, vedendo le finaliste all’ingresso, credo che lo spettacolo possa essere interessante. Il mio tifo personale va a Rebecca Soni, un’atleta della quale ho sempre ammirato il grande sorriso e la positività, dimostrata anche nei momenti peggiori. Proprio lei è l’intervistata del pre gara: “Darò tutto fino alla fine, come sempre”.

Ma la gara, fin dai primissimi metri dopo lo start, prende una via diversa, diciamo nord europea. Nel mondo che noi conosciamo, Rikke Møller Pedersen ha vinto, nonostante l’innegabile talento, la miseria di tre medaglie tra Mondiali ed Olimpiadi. Come spesso è stata in batterie e finali, anche oggi sembra inarrestabile e domina la gara dal primo all’ultimo passaggio. Dietro di lei sembrava potersi piazzare Annamay Pierse che, però, non regge il rientro nell’ultima vasca della buona parte delle concorrenti e, soprattutto, di quella Efimova che ha fatto del passaggio lento un marchio di fabbrica ben poco invidiabile.

La nostra Soni si deve accontentare del bronzo. Parola alla turca Gunes, quarta di sei centesimi: “Dove ci troviamo?”.

Sparite le raniste, devo dire che ho avuto un po’ di nostalgia perché era da molto che non si vedeva un 200 così, diciamo almeno 7 anni. Ma non c’è tempo per i ricordi, perché è subito tempo del main event di giornata, i 200 farfalla uomini.

Nella solita apparizione di grandi campioni, il Commissioner ci ha dato una chicca: Laszlo Cseh, Chad Le CLos e Michael Phelps sono entrati insieme, sorridenti ed abbracciati, come nella foto di quel famoso podio che tutti ricordiamo.

Il loro gioire spensierato si spegne nel momento in cui vedono che, nelle corsie tra loro, ci sono i ben più giovani Milak e Seto, concentrati e seri sotto i loro occhialini scuri. Dalle corsie laterali, i veterani Korzeniowski e Matsuda si godono la scena, come dei genitori che osservano da lontano – ma non troppo – i propri figli giocare.

La gara però è tutto tranne che un gioco. Kristóf Milák si mette davanti da subito e Phelps, che non ha nel primo 50 la sua arma migliore, subisce la sorpresa ungherese.

Ai 100 metri, il Kid di Baltimora si rifà sotto e tocca alla pari col giovane rivale.
Milak 52”88
Phelps 52”88
Seto 53”36 +0,48

Proprio quando tutti pensano che sia arrivato il momento di Phelps, Kristóf Milák aumenta la frequenza e le sue bracciate affondano nell’acqua come delle pale nel fango. Phelps inclina la testa in modo impercettibile, ma non può nulla contro il ritorno del magiaro (57”85) e si deve accontentare dell’argento. Per il bronzo, Seto beffa Cseh e Le Clos, che forse avevano già capito tutto fin dall’inizio.

Phelps viene intervistato, ma la sua mascella è talmente spalancata che non riesce a proferire parola e scompare, dissolvendosi in migliaia di pixel. Ci restano le impressioni di Milák, al quale il collega ungherese chiede se si sente in qualche modo appagato: “Non mi conoscete ancora bene. Io voglio di più”.

Ci arriva immediatamente il medagliere e le notizie sono due.

La prima è che gli USA, dopo l’assenza della prima giornata, salgono direttamente al primo posto provvisorio. La seconda è che ci sono sei nazioni a quota un titolo, cosa davvero strana ed inusuale per una grande manifestazione.

Ma queste SuperOlimpiadi di normale hanno davvero poco, ed il Commissioner ce lo ricorda con il suo annuncio finale:

Nella prossima giornata, avremo un’esibizione straordinaria prima delle due gare in programma. Preparatevi.

Non so se saremo mai pronti.

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4