Come annunciato durante la Conferenza Stampa di ieri, il nuoto è stato rivoluzionato.

Cercherò attraverso le parole di descrivervi al meglio quanto ho appena visto con i miei occhi ed ascoltato con le mie orecchie, ma so già che fallirò.

Quindi prima di iniziare vi chiedo un aiuto: dimenticate quanto visto finora, scordatevi le finali olimpiche, i record del mondo, le premiazioni e gli inni. Abbandonate per qualche minuto le vostre certezze e godetevi il viaggio.

Come ci aveva promesso il Commissioner, una piccola conferenza stampa è stata organizzata appena prima dell’inizio della giornata inaugurale delle SuperOlimpiadi. Le parole provenienti dalla sua sagoma nella penombra ci hanno svelato i primi particolari.

Oggi vedremo i 1500 stile libero maschili ed i 50 stile libero femminili.

Come sapete, per i 1500 abbiamo invitato i migliori 8 e sarà una finale diretta. Per i 50, ci sono le migliori 16 e faranno semifinali e finale.

Ogni nuotatore, al suo ingresso in vasca, qualora lo volesse è autorizzato a dire una frase di presentazione. Dopo la gara, invece, verranno selezionati solo alcuni atleti ai quali potrete rivolgere una domanda.

Il vostro collegamento si interromperà automaticamente al termine dell’evento.

Buon divertimento.

Uno stacchetto musicale porta l’immagine all’interno di un’arena gremita di gente.

C’è qualcosa di familiare in questo stadio, che ha un soffitto a trame intrecciate molto caratteristico. Mi ricorda il Water Cube di Pechino. O forse lo è.

La grafica ci annuncia che la prima gara della serata saranno le semifinali dei 50 stile donne.

Lo stage di ingresso è imponente e rimanda in loop le immagini di ogni nuotatore che viene presentato. Quando la voce dello speaker pronuncia il nome dell’atleta, un flash accecante invade l’arena. Sembra che i nuotatori si materializzino all’istante, come se fossero teletrasportati. Le semifinaliste fanno il loro ingresso, in rigoroso ordine alfabetico.

ALSHAMMAR Therese – BLUME Pernille – CAMPBELL Bronte – CAMPBELL Cate – DE BRUIJN Inge – HALSALL Francesca – HERASIMENIA Aliaksandra – IKEE Rikako – KAMENEVA Mariia – KROMOWIDJOJO Ranomi – LENTON Libby – LIU Xiang – MANUEL Simone – SJÖSTROEM Sarah – STEFFEN Britta – TORRES Dara – VELDHUIS Magdalena

La sensazione generale è che ognuna di loro sia perfettamente in linea con l’evento, in completa trance agonistica.

Nessuna dice nulla, si svestono in fretta e la semifinale vola via liscia. Tra le eliminate, Inge De Brujin è l’unica che parla, dopo aver nuotato in 24”13: “Strano, pensavo di aver fatto il record del mondo”.

Per la finalissima, si qualificano:

ALSHAMMAR Therese – BLUME Pernille – CAMPBELL Cate – HALSALL Francesca – KROMOWIDJOJO Ranomi – SJOESTROEM Sarah – STEFFEN Britta – VELDHUIS Magdalena

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Si passa velocemente alla finale dei 1500 stile maschili, la gara da noi più attesa. La Federnuoto ha in mattinata comunicato che, a fronte dell’invito formalmente ricevuto, ha permesso a Gregorio Paltrinieri di partecipare.

Questi i finalisti:

HACKETT Grant – HORTON Mack – JAEGER Conor – MELLOULI Oussama – PALTRINIERI Gregorio – ROMANCHUK Mykhailo – SUN Yang – WELLBROCK Florian

Un giornalista australiano prova a chiedere come mai ci sia Sun Yang, squalificato per otto anni dal TAS di Losanna, tra i convocati.

Il Commissioner interviene escludendo il collega dalla diretta, in quanto era stato chiaramente specificato di parlare solo nei momenti riservati alle interviste. Il Commissioner ha comunque chiarito che, nonostante i partecipanti abbiano coscienza del presente, nessuno di loro è ancora fisicamente incappato in nessuna squalifica.

Horton è l’unico che ha voluto dire qualcosa: “Se lui va sul podio, io non salgo”.

Si parte con la gara e Paltrinieri è, come sempre, leggermente arretrato. Il più veloce è Grant Hackett, con il suo body lungo fino alla caviglia, che ai 100 vira in testa. Gli resiste solo Mack Horton, Sun e gli altri sono a più di un secondo.
Hackett 54”19
Horton 54”93 +0,74
Sun 55”80 +1,61

Ai 200 cambia poco: Grant si lancia in un passaggio suicida in 1’52”45 e nessuno lo segue a meno di un secondo.

Siamo ai 400: il passaggio di Hackett gli sarebbe valso il quinto posto ai mondiali di Fukuoka (arrivò secondo dietro Thorpe). Dietro di lui si riavvicina uno scatenato Mack Horton, seguito a ruota da Sun. Paltrinieri, staccato di circa 2 secondi, sembra voler mantenere il suo passo e non strafare.
Hackett 3’50”18
Horton 3’50”65 +0,47
Sun 3’51”50 +1,32

Sun si riavvicina sempre di più. Ai 700 metri avviene quello che Mack Horton non vorrebbe: il cinese lo passa a doppia velocità e si mette alla caccia di Hackett. Horton stringe i denti, ma Sun ne ha di più (sia di denti, che di forze). Agli 800, Hackett vira con un tempo che lo avrebbe visto quarto ai mondiali di Budapest 2017.
Hackett 7’44”47
Sun 7’45”45 +0,98
Horton 7’46”07 +1,38

Ma è giunto il momento di Gregorio Paltrinieri, che come un martello continua a stampare un 29 basso dietro l’altro, ed ai 1000 metri passa in terza posizione. Nelle retrovie, Horton subisce lo sgarro numero due: superato anche da Mellouli ora si deve giocare la quinta piazza, per la quale è in lotta anche Jaeger.
Hackett 9’41”78
Sun 9’43”10 +1,32
Paltrinieri 9’43”62 +1,84

Il piano di Hackett, sfiancare gli avversari fin da subito, sta funzionando e la vittoria sembra ormai cosa fatta. Ma qualcosa, improvvisamente, va storto. Succede che Gregorio Paltrinieri ha la costanza di un pendolo, un metronomo umano. 29 secondi e poco: questo ci mette l’italiano a percorrere ogni vasca. Ai 1200 supera Sun. Ai 1400 Hackett se lo vede sfilare accanto ed inizia a pensare che, forse, qualcosa non sta andando come previsto.
Paltrinieri 13’37”35
Sun 13’37”53 +0,18
Hackett 13’37”89 +0,54

Gli ultimi 100 metri ci diranno la verità: chi è il più forte?

Tutti sono al top della loro forma, tutti usano le loro armi. Quella di Greg è la costanza, così come quella di Grant. Ma nessuno ha fatto i conti con il finale di gara del cinese. Hackett nuota le ultime 2 vasche in 56”67, Paltrinieri in 56”69; Sun fa 53”49, ultimo 50 metri in 25”68. Ecco come finisce.

Nemmeno il tempo di vedere il sorriso di Greg mentre si sdraia sulla corsia né l’urlo di Sun che sbatte le mani sull’acqua che gli atleti scompaiono tutti, come spenti improvvisamente da un interruttore.

L’unico che rimane è Grant Hackett, al quale chiediamo le impressioni: “Penso ancora di essere il più forte, questi ragazzini non hanno la mia stoffa”.

Ci resta la finalissima dei 50 stile donne, che ci coglie impreparati mentre ancora stiamo realizzando quanto appena successo.

Al via, la più reattiva è Cate Campbell, che parte come una scheggia impazzita e nei primi 15 metri sembra non avere rivali. Nella fase centrale di gara risale Britta Steffen, decisamente la più potente del parterre, aiutata anche dal costume gommato così come la Alshammar e la Veldhuis.

Il finale, però, è tutto di Sarah Sjoestroem, che negli ultimi cinque metri sembra davvero inserire un’altra marcia. L’oro è superolimpico suo.

Come prima, tutte le ragazze scompaiono quasi subito.

Resta solo Ranomi Kromowidjojo, sorridente come sempre. “Mi sento volare, è una specie di sogno”.

Queste le sue parole, le ultime che sentiamo prima che l’organizzazione ci mandi il medagliere aggiornato.

Prima di chiudere, il Commissioner ha salutato tutti dalla penombra.

“Ci vediamo tra qualche giorno, con un programma di tre gare.”

Foto: Fabio Cetti | Corsia4