Con l’ultimo appuntamento di Doha – 7/9 novembre – si è conclusa la FINA World Cup 2019.

Cate Campbell al femminile e Vladimir Morozov al maschile sono stati i vincitori di questa edizione che, nonostante si sia svolta – novità di questa edizione – in vasca da 50, non ha di certo brillato per spettacolarità ed emozioni, risentendo, perlomeno dal punto di vista mediatico, del contraccolpo della International Swimming League e delle sue grandi intenzioni di cambiamento.

Il format storico della competizione professionistica organizzata dalla FINA è rimasto il medesimo delle ultime stagioni, con programma completo, un totale di sette tappe suddivise in tre cluster – Middle East, Europe e Asia – ed una classifica finale data dai punti ottenuti lungo tutta la manifestazione.

Vlad Morozov sale a tre vittorie e raggiunge Cameron van der Burgh, Chad Le Clos resta solo al comando con quattro trionfi.

Tra le donne, irraggiungibile Katinka Hosszú con cinque vittorie consecutive.

Il roster dei partecipanti ha compreso nomi storici, come Katinka Hosszú, Zsuzsanna Jakabos, Vladimir Morozov e Michael Andrew, ma anche qualche piccola novità, come la vincitrice al femminile Cate Campbell – al primo trionfo in carriera – o il lituano Danas Rapšys e l’olandese Arno Kamminga, che hanno completato il podio maschile alle spalle del campione russo.

I vincitori Morozov e Campbell sono gli atleti che si sono impegnati nettamente di più in questa stagione di World Cup, lo dice il totale punti (333 e 357 punti), con la sola Hosszú in scia (312 punti).

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Molti di questi atleti, come prevedibile, hanno scelto di sdoppiarsi e sfruttare la possibilità data dal calendario di nuotare sia in World Cup che in ISL, confermando, anche in una stagione delicata come quella olimpica, la volontà di gareggiare di più e intraprendere una strada professionistica a tutto tondo.

Altri, al contrario, hanno optato per scelte più nette: Sarah Sjöström, vincitrice delle ultime due edizioni di World Cup, ha quest’anno rinunciato a favore della ISL, così come Ranomi Kromowidjojo e Mitchell Larkin, sempre tra i protagonisti della manifestazione FINA ma quest’anno assenti.

Dopo un 2018 di magre soddisfazioni, anche qualche italiano è tornato a gareggiare e vincere in World Cup. Appena dopo i mondiali di Gwangju, Nicolò Martinenghi e Santo Condorelli hanno partecipato alle tappe del primo cluster, Tokyo (dove c’era anche Federica Pellegrini), Jinan e Singapore, gareggiando sull’onda dell’entusiasmo lasciata dalla rassegna iridata (Martinenghi ha vinto i 50 rana di Singapore).

Ilaria Cusinato, prima di concludere la sua breve esperienza con il gruppo di Shane Tusup, ha partecipato alle tappe di Budapest e Berlino con morale apparentemente alto e discreti risultati. Arianna Castiglioni è stata infine grande protagonista della tappa di Kazan, dove ha vinto i 100 rana (1’07”59) ed è giunta seconda nei 50 (31”10).

Se è vero che il fattore prestazioni è rimasto leggermente in secondo piano, l’unica curiosità che rimane legata alla World Cup è relativa al prize money. Anche quest’anno, la FINA ha distribuito un montepremi totale di 2,5 milioni di dollari: borse da 1,5 k$ per i vincitori di singole distanze gara e rispettivamente 150, 100 e 50 k$ di premio finale per i primi tre della classifica generale.

Inutile constatare che, così come per la prima edizione della ISL, i premi in denaro siano la vera benzina che alimenta il motore degli atleti.

Ci sono quindi nuotatori che hanno scelto la strada del professionismo come faro della loro carriera, continuando, nonostante lo scetticismo di molti addetti ai lavori, a gareggiare con elevata frequenza, spostandosi da una piscina all’altra e conciliando questo calendario con quello degli allenamenti.

La regina di questo movimento, Katinka Hosszú, ha guadagnato, dal 2015 al 2019, più di un milione di dollari soltanto di premi dalla FINA World Cup. Come tutti i precursori, c’è chi la comprende e chi la ostracizza, ma i risultati, numeri alla mano, sono dalla sua parte, sia dal lato economico che da quello tecnico.

Chiusa un’edizione, si pensa già alla prossima e molti interrogativi aleggiano sulla FINA World Cup. Il circuito, almeno così come lo abbiamo conosciuto finora, potrebbe risentire di un contraccolpo di immagine e di partecipazione che, alla lunga, sarebbe addirittura deleterio.

Quale sarà il format giusto per il futuro di questa manifestazione?

Vasca lunga o corta?

È giusto contrapporsi alla ISL oppure sarebbe più intelligente concordare un calendario alternato e gestibile per gli atleti?

Il coinvolgimento massiccio dei giovani, affiancati ad uno sparuto numero di veterani, può essere una scelta intelligente?

Basteranno gli incrementi dei premi in denaro a tenerla in vita?

Il futuro della FINA World Cup è decisamente incerto.

World Cup 2019 Calendario - CLICK per aprire

#1 02/04.08 – Tokyo (JPN)
#2 08/10.08 – Jinan (CHN)
#3 15/17.08 – Singapore (SGP)
#4 04/06.10 – Budapest (HUN)
#5 11/13.10 – Berlin (GER)
#6 01/03.11 – Kazan (RUS)
#7 07/09.11 – Doha (QAT)

Foto copertina: FINA