È stata un’edizione insolita, quella degli Assoluti Open 2019, che si è svolta a Riccione tra il 12 ed il 14 dicembre.

Al posto dei soliti Campionati Invernali, la Federazione Italiana Nuoto ha proposto una formula semi trials, con gare in vasca lunga, batterie al mattino e finali al pomeriggio (condensate in 3 giorni) e soprattutto possibilità di qualificarsi per l’Olimpiade di Tokyo 2020, nuotando però un tempo decisamente basso.

La tabella tempi limite, appositamente studiata per l’occasione, aveva criteri talmente restrittivi da riportare, in certi casi, crono che portano direttamente alla finale Olimpica, se non addirittura al podio.

In pochissimi, tra gli azzurri, potevano vantare un personale più basso di tale tabella, mentre per il resto del gruppo la speranza, per centrare la qualificazione già a dicembre, era di nuotare abbondantemente sotto il proprio personale. La nazionale italiana, reduce da una settimana a Glasgow per gli Europei in vasca corta e da un inizio di stagione impegnativo e denso di gare (tra le quali la nuova ISL), si presentava all’evento in cerca di miracoli.

Solo in quattro sono riusciti nell’impresa.

Come anticipato solo in 4 si sono già assicurati il biglietto per Tokyo 2020: due di loro, Quadarella e Paltrinieri, sono rispettivamente campioni mondiale ed olimpico della distanza; una è campionessa europea, Panziera, e l’ultimo, Nicolò Martinenghi, ha dovuto addirittura infrangere il record italiano per riuscire nell’impresa.

Chi ci è andato vicino, come Burdisso e Restivo, fa parte comunque dell’élite mondiale ed a marzo, con un tempo limite meno selettivo, avrà la chance di potersi qualificare, esattamente come i grandi campioni, Detti e Pellegrini, arrivati a Riccione non al top della forma.

Ne esce una nazionale comunque forte, in grado di recepire le sfide che il DT e la Federnuoto le pongono e rimettere le cose nella giusta prospettiva.

Anche nel confronto con le recenti edizioni degli Assoluti Primaverili, questi Campionati non sfigurano per niente.

In sei casi, tre maschili e tre femminili, il vincitore ha nuotato il miglior tempo delle ultime 5 edizioni, ovvero dal 2016 preolimpico.

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È stato un campionato più qualitativo che quantitativo, con meno società accreditate, meno iscrizioni gara rispetto ai recenti Assoluti Primaverili e l’assenza, da regolamento, di staffette nel programma.

Per la prima volta nella storia, in ogni finale femminile c’è stata almeno un’atleta nata dal 2000 in poi, mentre tra i maschi sono sempre meno le gare che non presentano atleti del “nuovo millennio”.

Lo svecchiamento del gruppo è sensibile, nonostante ci siano ancora diversi atleti degli anni ’80 a resistere tra i migliori in Italia.

La finale più giovane è quella dei 200 misti donne (18.38 anni di media), la più vecchia i 100 e 200 stile donne (24.88).

Foto: Fabio Cetti | Corsia4