5 ori olimpici, 11 titoli mondiali, 23 record del mondo ed un’infinità di altri successi e primati: Ian Thorpe è indubbiamente uno dei più forti e vincenti nuotatori di sempre.

Quando Thorpie parla, il mondo del nuoto ascolta, e non potrebbe essere altrimenti, visto la caratura del personaggio. Così, dopo aver detto la sua sulla tattica di gara perfetta per i 200 stile libero, Ian Thorpe ha rivelato quale sia il più grande rimpianto della sua carriera agonistica.

A sorpresa, non si tratta né della mancata qualificazione ai Giochi di Londra 2012 né della sconfitta subita nei 200 stile a Sydney 2000, quando fu Pieter van de Hoogenband a precederlo per la delusione del pubblico di casa.

Se c’è una cosa che mi dispiace, è non essermi accorto di quanto stavo andando forte.

Così ha dichiarato a Swimming World il campione australiano, riferendosi ai 400 stile dei Giochi del Commonwealth 2002, quando stabilì l’impressionante record del mondo di 3’40”08.

A quei campionati nuotavo 7 prove, ed ero più concentrato sull’evento in generale che sulla gara.

Mi sono accorto di quanto fossi andato veloce solo all’arrivo, quando ho guardato il tabellone.

Si tratta di una rivelazione alquanto sconvolgente, se consideriamo che quel crono è rimasto il migliore al mondo fino al 2009, quando Peter Biedermann è riuscito a migliorarlo di 1 centesimo, aiutato però dai costumoni tecnologici. Quella di Manchester 2002 rimane quindi la miglior prestazione di sempre in tessuto, anche se, va detto, Thorpie non nuotava esattamente con il costumino della domenica.

Nonostante quanto da lui dichiarato, nel rivedere la gara viene difficile pensare che Thorpe non fosse concentrato anche sul crono. Innanzitutto, la prestazione è stata condizionata pesantemente dalla lotta con Grant Hackett, che ha tentato di mettere in difficoltà il compagno di squadra soprattutto nei primi 100 metri. Hackett ha addirittura azzardato un passaggio (52”98) più veloce nei primi 100 metri – fatto alquanto stano, considerando la sua propensione al mezzofondo – virando con 4 centesimi di vantaggio, ma ha poi dovuto cedere al ritmo del rivale che era semplicemente insostenibile.

Sembra strano che Thorpe, che dice di non aver spinto fino in fondo, una volta messo in sicurezza il risultato e tenuto a bada Hackett, non abbia deciso di rallentare ma abbia addirittura nuotato un 200 di ritorno veloce di più di un secondo rispetto, ad esempio, alla finale olimpica di Sydney 2000 (quando concluse con un tempo di poco superiore, 3’40”59). Proprio nella fase conclusiva, quando la distanza dal rivale è ormai incolmabile, Thorpe avrebbe potuto abbassare la frequenza di braccia e gambe, ed invece non l’ha fatto. Sembra quindi che l’australiano abbia cercato la prestazione fino all’ultimo.

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L’unico possibile rimpianto di una gara quasi perfetta, potrebbe essere il tocco all’arrivo, quando Thorpe ha preferito scivolare in totale tranquillità con il braccio destro piuttosto che azzardare un’altra bracciata e giungere con più spinta alla piastra. Anche la posizione del capo – leggermene alzato, quasi alla ricerca del tabellone ancor prima di aver concluso la gara – tradisce una certa premura di conoscere il tempo finale.

È ragionevole pensare che Thorpe stesse cercando la prestazione in quello che è stato uno degli ultimi 400 di livello della sua carriera, in una manifestazione, i Giochi del Commonwealth del 2002, nella quale abbiamo forse assistito al Thorpe più dominante di sempre (6 ori e 1 argento, nei 100 dorso).

Al termine della stagione 2002, l’abbandono del suo mentore Doug Frost per sposare il progetto di Tracey Mendez ci ha restituito un Thorpe meno fenomenale nei 400, ma con un livello di base che gli ha permesso di essere comunque vincente (l’oro ad Atene 2004 è arrivato con 3’43”10).

Il record del 2002 è l’ultimo dei 5 di Thorpe nei 400 stile in vasca lunga, gara che si sposava come nessun’altra alle sue caratteristiche acquatiche: negli 800 era fenomenale ma ha spesso dichiarato di non digerirli completamente, mentre nei 200, per quanto li amasse, ha dovuto condividere la scena con un atleta dalle caratteristiche opposte come VDH, che lo ha anche battuto.

Proprio nei 400 stile, Thorpe è diventato il più giovane campione del mondo (a Perth 1998) e il più giovane primatista mondiale (nel 1999 a nemmeno 17 anni) di sempre ed è rimasto imbattuto praticamente per tutta la carriera (dal 1998 al 2004).

In molti hanno provato a spingersi verso e oltre il record di Thorpe, ma solo Paul Biedermann è riuscito nell’impresa.

Mettendo a confronto i passaggi delle tre gare, si può riconoscere distintamente il cambiamento dei tempi e delle dinamiche di gara.

L’unico a condurre una gara classica è Thorpe, che nuota il secondo 200 di 94 centesimi più lento rispetto al primo. Sun Yang e soprattutto Biedermann utilizzano il negative split, ovvero nuotano più velocemente la seconda parte di gara: il cinese ha un differenziale di 90 centesimi e il tedesco addirittura di 1”97. Ciò che impressiona di più della gara di Biedermann è l’ultimo 50, nuotato in 25”77: è stata la vasca più veloce di tutte le sue otto, compresa la prima. Il 400 di Thorpe è invece molto più regolare con parziali sui 50 stabili tra il 27 alto e il 28 basso.

La straordinarietà di Thorpe sta anche nel fatto che le sue prestazioni, a distanza di 20 anni, sono ancora difficilissime da replicare. Gli appartengono 4 dei primi 10 tempi di sempre nei 400 stile ed una modernità tecnica che continua a fare scuola anche a distanza di due decenni (penso per esempio alle apnee ma anche alla fase subacquea della sua bracciata).

Nonostante il suo nome non sia più in vetta al mondo dei 400 stile, Ian Thorpe resta il più grande interprete di sempre dei 400 stile.

Foto: KidsNews.com.au