Ed eccoci al terzo appuntamento dell’edizione speciale della nostra rubrica statistica che ci accompagnerà fino ai prossimi Giochi Olimpici.

Abbiamo inaugurato Tokyo 2020 Special con la gara regina – i 100 stile libero – abbiamo proseguito con 100 dorso, passiamo quindi ai 100 rana una distanza speciale per l’Italia, scopriamo insieme perchè.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Andiamo…

I 100 rana fanno il loro ingresso nel programma olimpico a Città del Messico 1968, diverso tempo dopo gli storici 200 metri e preceduti anche dai 400, presenti in ben 2 edizioni dei Giochi.

Ci sono un totale di 26 campioni olimpici, 13 maschi e 13 femmine in una specialità relativamente giovane – almeno dal punto di vista olimpico – che però è già nettamente comandata dagli Stati Uniti, vincitori di 7 ori, 4 maschili e 3 femminili.

Le nazioni più vicine sono Gran Bretagna e Giappone, che tra i maschi seguono ad un solo oro di distanza, mentre tra le femmine – escludendo la DDR – ci sono diverse nazioni che inseguono a quota 1 oro.

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I Campioni Olimpici

Il 1968 fa parte di un’altra era natatoria, e lo dimostra il tempo – 1’07”10 – con il quale Don Mckenzie si è aggiudicato il primo titolo olimpico della distanza a Città del Messico.

Passando ai tempi più recenti, è curioso notare che, per ben tre edizioni consecutive – da Atlanta ’96 ad Atene 2000 – il vincitore ha nuotato un tempo vicino ai 60 secondi netti, senza mai però infrangere la barriera del minuto; ci ha pensato Kosuke Kitajima, nel suo storico bis olimpico di Pechino 2008, a nuotare addirittura sotto i 59 secondi.

Quella dei 100 rana maschili è una delle finali olimpiche con la più alta percentuale di world record: a Rio de Janeiro, Adam Peaty è stato il settimo campione olimpico (su 13) a mettere a segno il record del mondo per aggiudicarsi l’oro.

Per l’Italia, i 100 rana sono una distanza che evoca un ricordo particolare, quello del primo oro olimpico nella storia del nuoto azzurro, vinto da Domenico Fioravanti a Sydney 2000.

Come per gli uomini, anche tra le donne ci sono più di 10 secondi tra la prima campionessa olimpica, la jugoslava Durdica Bjedov, e la campionessa uscente Lilly King, che a Tokyo proverà a diventare la prima a vincere due ori in questa distanza.

L’unica atleta in grado di migliorare il record del mondo nella finale olimpica fu la statunitense Catherine Carr, che a Monaco 1972 abbassò il WR di ben 8 decimi di secondo.

La Curiosità

Parlando di unicità, è stato davvero singolare quanto accaduto alla lituana Rūta Meilutytė a Londra 2012.

Arrivata in Inghilterra da quindicenne e semisconosciuta, Ruta si è tuffata nella batteria dei 100 rana e, con una nuotata dal ritmo insostenibile, ha fermato il cronometro a 1’05”56, stabilendo il primo tempo di tutto il parterre. Il nuovo record nazionale lituano è durato solo 9 ore: nelle semifinali del pomeriggio stesso, la ragazza dell’est si è migliorata fino a 1’05”21, entrando in finale con il primo tempo e da favorita d’obbligo. Il giorno successivo nuotavano al suo fianco atlete del calibro di Rebecca Soni, la campionessa in carica Leisel Jones e la russa Efimova, ma Ruta si è fatta largo con il piglio e la sfrontatezza dell’esordiente, nuotando 1’05”47 e vincendo uno storico titolo olimpico.

La sua carriera è continuata con titoli mondiali e record del mondo, ma si è lentamente spenta col passare del tempo e la progressiva perdita di quel ritmo frenetico che riusciva a mantenere a Londra e negli anni immediatamente successivi. Ruta si è recentemente ritirata – dopo aver saltato per tre volte consecutive il controllo antidoping – rivelando al mondo che quei successi così precoci le avevano, in realtà, provocato dei problemi psicologici che la stavano per condurre alla depressione.

Tokyo 2020

Il recente dominio di Adam Peaty, che oltre ad essere il campione in carica ha inanellato 3 ori mondiali consecutivi (2015-2017-2019), rende quello dei 100 rana maschili il pronostico più scontato in vista di Tokyo 2020. Il campione britannico non ha solo comandato la rana veloce degli ultimi anni, ma la ha letteralmente rivoluzionata, portando il record del mondo in vasca lunga a 56”88. Per rendere meglio l’idea, non c’è nessun altro atleta al mondo che ha nuotato la distanza sotto i 58 secondi, il che rende interessante la lotta per i piazzamenti. Shymanovich, Wilby, Kamminga, Sakci, Yan Zibei, Chupkov ed il nostro Nicolò Martinenghi sono tutti atleti che hanno nuotato nell’ultimo anno sotto i 59 secondi e comporrebbero una splendida finale dove, dietro a Peaty, tutto potrebbe succedere.

Anche al femminile, in realtà, le sensazioni della vigilia vanno tutte verso la conferma della campionessa in carica (e vincitrice degli ultimi due mondiali) Lilly King, che ha dimostrato di non soffrire le pressioni nemmeno quando ad insidiarla c’è l’odiata rivale Efimova, alla quale in carriera è sempre sfuggito l’oro olimpico. La lotta dietro non può escludere Martina Carraro, bronzo a Gwangju ed autrice di una crescita cronometrica e di personalità davvero esponenziale. La primatista italiana dovrà prima sudarsi la qualificazione agli Assoluti di Riccione: oltre ad Arianna Castiglioni siamo tutti curiosi di vedere se Benedetta Pilato avrà già digerito i 100 e riuscirà nell’impresa di ottenere uno dei due posti disponibili per Tokyo.

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4