Inauguriamo con questo articolo un’edizione speciale per la nostra rubrica statistica che ci accompagnerà fino ai prossimi Giochi Olimpici.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Si parte!

Se i 100 stile libero sono considerati la specialità regina del nuoto, la loro finale olimpica è di certo il momento con il più alto tasso di tensione, quello dove in palio c’è il titolo più ambito. Mettersi al collo l’oro in questa gara significa entrare di diritto nell’élite dello sport acquatico.

La storia dei 100 stile alle Olimpiadi è lunghissima ed ha inizio già nell’edizione inaugurale, quella del 1896, quando i dieci eroici partecipanti si sfidarono nelle acque del porto di Atene. Da allora, i 100 stile libero maschili si sono sempre disputati ad eccezione delle edizioni del 1900 – a Parigi si disputarono i 200, i 1000 ed i 4000 – e del 1904 –  a Saint Louis ci si sfidò sulle distanze in iarde – mentre le donne, ammesse ai Giochi nel 1912 a Stoccolma, hanno sempre disputato la gara.

Sono state assegnate quindi 50 medaglie d’oro, 26 maschili e 24 femminili.

Medagliere Olimpico – 100 stile libero

Fin dagli albori della disciplina, gli Stati Uniti sono indubbiamente la nazione leader del nuoto mondiale, ed hanno dominato – con cicli alterni – anche la gara regina. Alle altre nazioni vanno, in questo caso, le briciole, a partire dall’Australia, ferma a 8 ori, seguita dall’Olanda a quota 5.

In realtà all’Australia andrebbero assegnati un oro e due argenti in più, che però vanno all’Australasia, ovvero la squadra riunita delle nazioni oceaniche che partecipò ai Giochi del 1912 (in questa classifica non contiamo l’oro del 1904, perché si disputarono i 100 yarde).

Gli Stati Uniti sono al comando anche delle classifiche per sesso, ed in entrambi i casi la seconda forza è l’Australia.

Tra i maschi, i dolphins sono campioni in carica con Kyle Chalmers, ma la distanza dagli USA è di ben 9 ori, il che significa che, vincendo tutte le edizioni olimpiche dei 100 stile maschi da Tokyo in poi, la patria dei canguri raggiungerebbe gli statunitensi nel 2048.

Tra le donne, con l’oro a Rio di Simone Manuel – ex-aequo con Penny Oleksiak – gli USA allungano a 4 il vantaggio sull’Australia, che non ha saputo sfruttare al meglio la favorita della vigilia, Cate Campbell.

I migliori risultati dell‘Italia, che non è mai riuscita a salire su un podio olimpico dei 100 stile, sono i quinti posti di Marcello Guarducci a Montréal 1976 (51”70) e Filippo Magnini ad Atene 2004 (48”99).

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Solo quattro nuotatori sono riusciti a compiere l’impresa per due volte. L’ultimo in ordine di tempo è stato Pieter van den Hoogenband, olandese vincitore di Sydney 2000 e Atene 2004, che nel 2008 a Pechino mancò il podio per soli 8 centesimi. Prima di lui, lo Zar Alexander Popov dominò gli anni ’90 – oro sia a Barcellona ‘92 che ed Atlanta ’96 – e centrò l’argento a Sydney 2000, stabilendo il record di medaglie olimpiche nella specialità.

Per trovare un altro bicampione olimpico dei 100 stile dobbiamo tornare indietro agli anni ‘20, quando Johnny Weissmuller, il Tarzan cinematografico, si aggiudicò le edizioni di Parigi 1924 e Amsterdam 1928, scendendo per la prima volta sotto i 60 secondi in una finale olimpica.

Ma il più grande interprete dei 100 stile olimpici di tutti i tempi fu Duke Kahanamoku, meglio conosciuto come “The Big Kahuna”, l’inventore e primo praticante – insieme ad una schiera di Hawaiani tra i quali anche il fratello Samuel – del surf moderno. A lui va attribuita anche l’impresa di bissare l’oro olimpico nei 100 stile a ben 8 anni di distanza: Duke vinse nel 1912 a Stoccolma e nel 1920 ad Anversa, mentre nel 1916 le Olimpiadi assegnate a Berlino non si svolsero a causa della Prima Guerra Mondiale. Ma The Big Kahuna sfiorò l’oro anche nell’edizione del 1924, piazzandosi secondo dietro solo a Weissmuller (e davanti al fratello Samuel), diventando così il primo uomo ad essere salito sul podio olimpico dei 100 stile per tre volte eguagliato poi nel 2000 da Popov.

A Rio 2016 abbiamo avuto il primo oro olimpico ex-aequo nei 100 stile libero: l’americana Simone Manuel e la canadese Penny Oleksiak si sono aggiudicate il titolo, a sorpresa, battendo atlete ben più favorite dai pronostici, come Sarah Sjöström, Cate Campbell o la campionessa del 2012, Ranomi Kromowidjojo. Le due campionesse ora detengono anche il record olimpico, che a Rio fu migliorato in ogni turno dalle eliminatorie alla finale.

Nella storia delle Olimpiadi, solo una donna è stata capace di bissare il successo nella gara regina, e si tratta di Dawn Fraser, non a caso riconosciuta come una delle nuotatrici più forti di sempre. La velocista australiana ha vinto addirittura tre edizioni consecutive, Melbourne ’56, Roma ’60 e Tokyo ’64, in quest’ultima occasione scendendo anche – prima nella storia – sotto i 60 secondi.

Tokyo 2020

Nonostante sia ancora presto, non è così impossibile fare qualche pronostico per la 32ª edizione dei Giochi.

In campo maschile, ad esempio, sembra chiaro che il favorito per la vittoria finale sia Caeleb Dressel, campione mondiale in carica e dominatore assoluto della velocità negli ultimi anni. Il campione in carica, Kyle Chalmers, è tornato a farsi vedere ai Mondiali di Gwangju dopo un periodo di assenza dalle scene, ed ha conquistato un argento che lo rilancia ad alti livelli dopo l’operazione al cuore alla quale si è sottoposto. Se dovessi giocarmi un outsider, alla data attuale non escluderei Alessandro Miressi, che a Glasgow sembra essersi lasciato alle spalle un’annata meno soddisfacente di quanto si sperava dopo i risultati del 2018, anche se il nome che potrebbe davvero sorprendere tutti è quello dell’ungherese Nándor Németh.

In campo femminile, le campionesse in carica hanno avuto percorsi differenti. Penny Oleksiak non si è più ripetuta, perlomeno nei 100 stile, sui livelli di Rio 2016, ed ha concentrato le sue migliori prestazioni nei 200 e nelle staffette, ma è ancora molto giovane (classe 2000) e un suo ritorno proprio ai Giochi non è da escludere. Simone Manuel, al contrario, ha vinto i Mondiali sia nel 2017 che nel 2019 rimanendo imbattuta nella distanza, ed è la favorita per la vittoria anche a Tokyo. La concorrenza non si scosta molto da quella di quattro anni fa, con Cate Campbell e Sarah Sjöström – ultime due primatiste mondiali – che possono contare su una grande costanza di risultati senza però il picco necessario per la vittoria. Tra le outsider, in forte ascesa la britannica Freya Anderson, classe 2001, che sembra poter impensierire un po’ tutte ed ha già dimostrato, agli Europei di Glasgow, di saper mettere la mano davanti nel momento che conta.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4