Nel settimo appuntamento dell’edizione speciale della nostra rubrica statistica che ci accompagnerà fino ai prossimi Giochi Olimpici, continuiamo l’analisi delle gare da 200 e dopo il doveroso debutto con lo stile libero, passiamo al dorso una specialità che ha in dote due medaglie olimpiche per l’Italia entrambe al maschile e conquistate negli anni ’90.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Andiamo…

La storia dei 200 dorso alle Olimpiadi è abbastanza recente, ma non per questo priva di spunti, personaggi e racconti interessanti.

Se escludiamo la prima, seppur storica, apparizione maschile ai Giochi del 1900, gli uomini si sono affrontati sulla distanza per la prima volta nel 1964 e le donne solo quattro anni più tardi. Abbiamo quindi 15 atleti tra i maschi e 14 tra le femmine che possono fregiarsi dell’oro olimpico nei 200 dorso.

Gli Stati Uniti dominano anche questa graduatoria, forti soprattutto di ben 9 ori maschili; anche tra le femmine gli USA sono in testa, seguite a ruota dai tre ori ungheresi e dai due a testa per DDR e Zimbabwe.

In questa classifica è presente anche l’Italia, con due medaglie di bronzo, entrambi maschili, ottenute in due edizioni consecutive. La prima, a Barcellona 1992, è stata frutto dell’incredibile rimonta di Stefano Battistelli, che a pochi metri dall’arrivo sembrava completamente fuori dai giochi ma che è riuscito a recuperare fino ad aggiudicarsi il suo secondo personale podio a cinque cerchi. La seconda, ad Atlanta 1996, è stata vinta con un po’ di rimpianti da Emanuele Merisi, che si presentava all’appuntamento olimpico con il miglior tempo dell’anno ma che nella finale è stato di poco preceduto dalla coppia di statunitensi Bridgewater-Schwenk.

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I Campioni Olimpici

Il primo storico oro appartiene ad un tedesco, Ernst Hoppenberg: il suo tempo (2’47”0) è rimasto record olimpico per 64 anni, per il semplice fatto che i 200 dorso furono reinseriti nel programma gare solo a Tokyo 1964.

Il grande Roland Matthes è l’unico bicampione di specialità, mentre John Naber, campione nel 1976, è l’autore della prima prestazione sotto i 120 secondi nella storia.

L’incredibile striscia di vittorie statunitensi dura da Atlanta 1996, Olimpiade dalla quale gli USA portano a casa ininterrottamente sia i 100 che i 200 dorso maschili.

Tra le donne ci sono due grandissime campionesse che nei 200 dorso olimpici hanno trovato una particolare consacrazione.

Krisztina Egerszegi, la “fidanzata d’Ungheria” è riuscita nell’impresa di eguagliare la mitica Dawn Fraser e vincere tre ori individuali consecutivi nella stessa distanza, coronando così una carriera che la fa entrare di diritto nella storia dello sport.

La sua erede è stata sicuramente Kirsty Coventry, la ragazza dello Zimbabwe che si trasferì negli States per allenarsi e per sfuggire al regime del suo paese natale. La Coventry strappò il record del mondo proprio alla Egerszegi, ma si fermò a due ori olimpici consecutivi (a Londra 2012 fu sesta).

Dopo la breve ma brillantissima parentesi di Missy Franklin, che nei 200 dorso a Londra 2012 ha nuotato forse la miglior gara in carriera, a Rio de Janeiro Maya Di Rado ha negato, per soli 6 centesimi, la possibilità a Katinka Hosszú di portare a casa quattro ori olimpici, mantenendo il titolo negli States.

La Curiosità

Ernst Hoppenberg era nato a Brema nel 1878 ed era un predestinato del nuoto.

Da ragazzo imparò a nuotare grazie alle possibilità che la sua città forniva, da una parte l’unica piscina, l’impianto coperto del quale il padre era direttore, e dall’altra il vicino fiume Weser. Ma a 22 anni non ancora compiuti un altro fiume, la Senna, diede lui il pass per entrare di diritto nella storia del nuoto.

A Parigi le gare di nuoto si svolsero sulle distanze dei 200, 1000 e 4000 metri a stile, oltre che nei 200 metri a squadre e nel nuoto subacqueo e ad ostacoli, specialità mai più ripresentate ai Giochi successivi. Ma furono i 200 dorso la gara più innovativa, che per la prima volta proponeva uno stile diverso dallo stile libero in una distanza che, 64 anni dopo, sarebbe diventata evento stabile del programma olimpico.

Hoppenberg, già campione tedesco nei 100 stile e campione olimpico sempre a Parigi nella staffetta, si fregiò anche dell’oro individuale nei 200 dorso. Morì 37 anni dopo a causa di un incidente stradale, ma rischiò la vita anche in occasione di quella gara: gli ufficiali dovettero salvarlo dalle acque della Senna mentre lui, a quanto pare, stava per soffocare a causa della perdita della dentiera.

Questo non gli impedì però di entrare nella storia diventando il primo campione olimpico nella storia del dorso.

 

Tokyo 2020

2’03”35: questo è il tempo incredibile con il quale Regan Smith ha vinto la semifinale dei mondiali di Gwangju. In finale le è bastato qualche decimo in più per regolare una concorrenza che, alla vigilia, non aveva fatto i conti con la ragazzina americana e si è dovuta accontentare delle briciole. Tempi di questo genere sono, alla data attuale, inarrivabili per la totalità delle pretendenti che, al netto di miglioramenti esponenziali, partono per il Giappone con l’argento come obiettivo massimo. Escludendo la Smith, il miglior tempo del 2019 lo ha nuotato Margerita Panziera, che è chiamata a Tokyo per gareggiare da protagonista dopo il mezzo passo falso dei Mondiali (quarta con un tempo un secondo più alto del suo personale). La veneta avrà tutt’altro che vita facile, con una schiera di rivali che hanno tempi simili al suo, tra le quali Kylie Masse, Kaylee McKeown, Taylor Ruck e l’emergente Minna Atherthon, lanciata quest’inverno dalla ISL.

La situazione al maschile è leggermente più incerta, con Evgeny Rylov, campione del mondo sia nel 2017 che nel 2019, che per continuità di rendimento e tempi è in vantaggio sulla concorrenza. Ma l’anno olimpico, come risaputo, porta a grandi ritorni, tra i quali ci sarà sicuramente quello di Ryan Murphy, campione in carica, e dell’australiano Mitchell Larkin, sempre che non decida di darsi definitivamente ai misti. In zona podio troveremo anche Xu Jiayu e, almeno spero, Riosuke Irie, per il quale la medaglia in casa – nei 200 meno improbabile che nella distanza più breve – sarebbe davvero il coronamento di una carriera.

 

Foto: Fabio Cetti | Corsia4