Ottavo appuntamento dell’edizione speciale della nostra rubrica statistica che ci accompagnerà fino ai prossimi Giochi Olimpici, continuiamo l’analisi delle gare da 200 e concentriamoci sulla rana una specialità che per il nuoto azzurro riporta alla memoria l’indimenticabile doppietta – oro e bronzo – di Domenico Firovanti e Davide Rummolo a Sydney 2000.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Andiamo…

Quella dei 200 rana è una delle gare storiche del nuoto mondiale e fa parte fin dagli albori del programma olimpico.

La doppia distanza dello stile più tecnico è ai Giochi dal 1908 per i maschi e dal 1924 per le femmine e ci sono un totale di 47 medaglie d’oro olimpiche: 25 maschi e 22 femmine.

In questa nostra analisi delle specialità olimpiche, capita davvero spesso che gli Stati Uniti siano in testa ad una classifica di medaglie, ed i 200 rana non fanno eccezione. Ma ciò che capita davvero raramente è che gli USA siano insediati così da vicino come in questa occasione. La nazione protagonista di questo “affronto” sportivo è il Giappone che, grazie alla vittoria a Rio de Janeiro di Rie Kaneto, ha raggiunto gli USA per numero di ori (9) e si trova al secondo posto solo per aver meno argenti.

Tra i maschi, è proprio la patria del Sol Levante ad avere la testa della graduatoria (6 ori vs 5), mentre le posizioni si invertono tra le donne (4 ori vs 3). Al terzo posto generale, un’altra grande potenza tecnica, l’Ungheria, seguita a ruota dal terzetto Australia, URSS e Gran Bretagna.

L’Italia si trova in classifica grazie alla strepitosa ed indimenticabile doppietta (oro e bronzo) dei ranisti a Sydney 2000, mentre bisogna tornare indietro a Barcellona 1992 per trovare una donna in finale: Manuela Dalla Valle, settima.

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In più di 100 anni di storia olimpica, i 200 rana hanno subito rivoluzioni regolamentari, tecniche e cronometriche, restando sempre una distanza dal fascino assoluto.

Il primo campione olimpico fu un inglese, Fred Holman, che nella piscina da 100 metri di White City chiuse le due vasche in 3’09”2. Il campione in carica, Dimitriy Balandin, ci ha messo oltre un minuto in meno per vincere a sorpresa dalla corsia laterale il primo, storico, oro nel nuoto del Kazakistan.

Dei sei campioni olimpici in grado di nuotare anche il world record in finale fu David Wilkie, oro nel 1976, il più stupefacente: migliorò il record del mondo di più di 3 secondi. Nella storia centenaria di questa distanza, ci sono stati due bi-campioni olimpici, ed entrambi vengono dal Giappone: Yoshiyuki Tsuruta (1928 e 1932) ed il suo erede, Kosuke Kitajima (2004 e 2008).

Ma i 200 rana sono terra di grandi storie, come quella del messicano Felipe Muñoz, profeta in patria a Città del Messico, o quella di Victor Davis, canadese strepitoso vincitore nel 1984 che ci ha tragicamente lasciati nel 1989, investito da un’auto nella sua Montréal. Anche se la storia che più ci piace ricordare è quella di Domenico Fioravanti, forse il più talentuoso dei ranisti moderni e anche il primo uomo ad effettuare la complicata doppietta 100-200 rana nella stessa olimpiade.

Anche tra le donne più di un minuto distanzia la campionessa originale, Lucille Morton, dalla campionessa in carica, Rie Kaneto. L’unica cosa che accomuna le due (e tutte le altre campionesse) è l’aver gareggiato in una vasca da 50 metri, solo che nel 1928 a Parigi nella Piscine de Tourelles fu la prima volta in assoluto.

La gara più incredibile si disputò a Montréal 1976, quando le otto finaliste, che appartenevano a sole tre nazioni, si classificarono in maniera perfettamente ordinata: le sovietiche tutte sul podio, poi le tre tedesche della DDR ed infine le due inglesi.

Rebecca Soni, oltre ad essere l’unica donna in grado di ripetersi nella conquista dell’oro in questa distanza, è la detentrice del record olimpico ed ha nuotato il world record in occasione di entrambi i suoi ori: Pechino 2008 e Londra 2012. Prima di lei vinse un’altra americana, Amanda Beard, ex bambina prodigio del nuoto mondiale proprio come l’ungherese Ágnes Kovács, oro a Sydney 2000.

La Curiosità

Quella di Sydney 2000 fu un’Olimpiade speciale per noi italiani.

Il nuoto azzurro toccò in quell’occasione il suo apice, regalandoci soddisfazioni immense e dando il via ad un movimento che ancora oggi beneficia dell’onda positiva iniziata proprio di quei giorni magici. Il podio dei 200 rana ne è l’emblema assoluto.

Sul gradino più alto un fiero Domenico Fioravanti, dominatore della gara con una rana stilisticamente perfetta, abbraccia Davide Rummolo, incredibile bronzo di un atleta che all’Olimpiade non doveva nemmeno partecipare. I due azzurri sono avvolti in un tricolore e cantano commossi l’inno di Mameli insieme, probabilmente, ad una nazione intera.

Accanto a loro c’è un omone rasato a zero, sorridente come non mai, che si gode il suo meritatissimo argento. Si tratta di Terence Parkin, allora ventenne, che sudafricano è di acquisizione perché in realtà nativo dello Zimbabwe. Mentre tutta l’Italia guarda, giustamente, ai due gioielli della rana, Terence, non udente dalla nascita, dà al mondo intero una lezione di vita ergendosi ad esempio per tutte le persone, normodotate e diversamente abili.

Tokyo 2020

Sarà arrivato il momento per Yuliya Efimova di vincere l’unico alloro che le manca in carriera? La contestatissima campionessa russa proverà, dopo aver perso un po’ a sorpresa a Rio, a confermare la striscia che la vede vincitrice ai mondiali da due edizioni consecutive (2017 e 2019, dopo che aveva già vinto nel 2013). Molto dipenderà dalla sua condotta di gara e da quando deciderà di far partire la micidiale progressione che, solitamente, le regala la vittoria. Intorno a lei c’è una situazione che, ormai da qualche anno, è tra le meno in evoluzione del piano vasca, con tempi non irresistibili che si sono stabilizzati intorno ai 2’20”. L’americana Annie Lazor, che ultimamente è la migliore in patria, deve prima passare attraverso la dura selezione dei Trials, dove troverà almeno altre tre specialiste in grado di qualificarsi (compresa, forse, Lilly King); per la sudafricana Tatiana Schoenmaker e la canadese Sydney Pickrem, invece, ci vorrà un salto di qualità se l’obiettivo dovesse essere il titolo. L’insidia meno attesa, per la Efimova, potrebbe arrivare da casa, dove sta crescendo Evgeniia Chikunova, campionessa europea junior nel 2019 e già autrice di prestazioni interessanti.

La situazione tra i maschi è meno scontata di quanto possa sembrare. Ad un primo sguardo, Anton Čupkov sembra il più quotato per la vittoria, in quanto autore di uno strepitoso record del mondo nella finale di Gwangju 2019. Ma l’anno scorso anche Ippei Watanabe e Matthew Wilson hanno nuotato tempi sotto i 2’07” ed è più che lecito attenderseli in gran forma per l’assalto all’oro olimpico. Tra gli outsider, occhio ad Arno Kamminga, in ascesa dopo le ottime prestazioni in vasca corta, ma anche ad un romantico ed orgoglioso ritorno del campione in carica Balandin che, vale la pena ricordarlo, nel 2020 compie solo 25 anni.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4