Sesto appuntamento dell’edizione speciale della nostra rubrica statistica che ci accompagnerà fino ai prossimi Giochi Olimpici, dopo aver analizzato le gare veloci, dai 50 stile alle quattro specialità sui 100 metri, passiamo ai 200 e iniziamo con lo stile libero, la distanza che finora ha dato il maggior numero di medaglie olimpiche all’Italia.

SwimStats Tokyo2020 Special ci racconterà la storia di ognuna delle gare olimpiche del nuoto, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Scopriremo i protagonisti di ogni specialità, le curiosità che contraddistinguono ogni stile e distanza e i favoriti per la prossima XXXII Olimpiade di Tokyo2020.

Siete pronti per questo viaggio nella storia del nuoto? Andiamo…

Nonostante siano una delle gare più spettacolari e riconoscibili del nuoto in vasca, i 200 stile libero fanno parte in pianta stabile del programma olimpico soltanto dal 1968.

In realtà la prima apparizione ufficiale fu alle Olimpiadi di Parigi 1900, quando 26 uomini, tra i quali anche il nostro Paolo Bussetti, si sfidarono nelle gelide acque della Senna. A vincere fu l’unico Australiano, Fred Lane, che si mise dietro niente di meno che la leggenda ungherese Zoltan Halmay, appena 45 minuti dopo aver vinto anche la gara di nuoto ad ostacoli. Il suo tempo, 2’25”2, rimase record olimpico per 68 anni, fino a quando, a Città del Messico 1968, il suo connazionale Michael Wenden vinse in 1’55”2 raccogliendone idealmente l’eredità. Lane morì appena un anno dopo, lasciando l’Australia ancora in testa al medagliere di questa specialità olimpica.

Le cose, nel frattempo, sono cambiate e gli Stati Uniti hanno preso il dominio anche di questa classifica, nella quale sono primi con tre ori di vantaggio sull’Australia. Il pareggio tra i maschi – 3 ori a testa, ma USA con più argenti – non basta agli Aussie, perché tra le donne gli States comandano con 5 ori a 2.

I 200 stile sono la specialità nella quale l’Italia ha il miglior palmarès olimpico, composto da tre medaglie totali, una per colore. Il bronzo è di Massimiliano Rosolino, che a Sydney 2000 arrivò nella scia di van den Hoogenband e Thorpe, mentre l’oro e l’argento sono di Federica Pellegrini – Pechino 2008 e Atene 2004 – che ha in archivio anche due delusioni (quarta a Rio 2016 e quinta a Londra 2012).

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Per l’Italia, i 200 stile sono anche la gara del grande rimpianto di Giorgio Lamberti, recordman mondiale per 11 lunghi anni con lo storico 1’46”69 nuotato a Bonn nel 1989, che però in carriera ha sempre mancato l’appuntamento a 5 cerchi.

Così come tra gli uomini, nemmeno tra le donne c’è stata una campionessa in grado di fregiarsi di due ori nei 200 stile.

Ci è andata vicina Federica Pellegrini che nel 2004 fu beffata da Camelia Potec ma che nel 2008 stupì il mondo e fece innamorare l’Italia con il primo oro femminile azzurro nel nuoto.

In questa classifica c’è anche l’unica medaglia d’oro olimpica del Costa Rica, quella vinta da Claudia Poll a Atlanta 1996, dopo che la sorella Silvia vinse l’argento – prima medaglia di sempre per la sua nazione – sempre nei 200 stile a Seul 1988.

Dopo un digiuno che durava dal 1992, gli States si sono aggiudicati le ultime due vittorie, a Londra con Allison Schmitt e a Rio con Katie Ledecky.

La Curiosità

Grazie alla loro capacità di riunire campioni tra loro differenti in un’unica specialità, i 200 stile sono da sempre una distanza affascinante e ricca di spunti.

Il podio di Atene 2004, da questo puto di vista, è l’esempio perfetto: c’è il fenomeno del mezzofondo che ha deciso di puntare sui 200 – l’australiano Thorpe, c’è il più grande interprete dell’accoppiata 100-200 della storia l’olandese VDH e c’è il poliedrico mistista che si presta, con successo, alla specialità il kid di Baltimore Phelps.

A Sydney 2000, Pieter van den Hoogenband aveva scioccato una nazione intera mettendo la mano davanti all’idolo di casa Ian Thorpe, super favorito della vigilia e già oro nei 400. Quattro anni più tardi, un Thorpe cambiato e più maturo, si dedica ai 200 per prendersi la rivincita sul rivale olandese e rinforzare la sua eredità come grande della storia del nuoto. Entrambi si devono difendere dagli attacchi di un giovane arrembante Michael Phelps, pronto in ogni caso a raccoglierne l’eredità.

Ne viene fuori una delle gare più belle di tutti i tempi, con Thorpe che riesce nella duplice impresa di vincere e di mettere nella stessa istantanea – tutti sorridenti e soddisfatti – tre dei più grandi campioni di sempre.

Leggi anche lo speciale in due parti: Storie di Nuoto: la SFIDA del secolo, i 200 stile di… e Storie di Nuoto: la SFIDA del secolo, i 200 stile di… Atene 2004 | Parte II

Tokyo 2020

A livello mondiale, i 200 stile libero maschile sono una delle distanze che attraversano il periodo meno brillante. Basti pensare che il record del mondo è fermo alla gomma di Biedermann (1’42”00 a Roma 2009) e che nessuno, dal 2012 ad oggi, ha nuotato un tempo migliore del campione di Londra, Yannick Agnel. La rivalità tra Sun Yang e Danas Rapsys ha ravvivato la scena nel recente passato, con il cinese sempre vincente (oro a Rio 2016 e negli ultimi 2 Mondiali), ma che ha rischiato la sconfitta a Gwangju (Rapsys è stato squalificato ma aveva vinto). Gli USA non hanno trovato, nel dopo Phelps-Lochte, un erede stabile tanto che alla 4x200 manca l’oro pesante dal 2013. Per le posizioni a podio, terrei d’occhio il giapponese Matsumoto, che sarà sicuramente pronto a onorare al meglio l’Olimpiade di casa.

Sto cercando di stilare questi pronostici lasciando da parte la scaramanzia e ragionando solamente con numeri, risultati e sensazioni reali. Detto ciò, non posso di certo escludere Federica Pellegrini dal ventaglio di nomi che puntano all’oro dei 200 stile. Dalla sua parte ci sono gli ultimi due, incredibili, ori mondiali, conquistati quando ormai era da molti data sul viale del tramonto agonistico, oltre che la solita determinazione, la capacità di creare intorno a sé le condizioni perfette per condurre la gara a modo suo. A Tokyo, i riflettori saranno inevitabilmente puntati su di lei in quella che, verosimilmente, sarà la sua ultima chance olimpica. Intorno alla fuoriclasse veneta, le pretendenti non mancheranno, a partire dalla campionessa uscente Katie Ledecky, per passare da Ariarne Titmus, Emma McKeon, Siobhan Haughey e la giovane cinese Yang Junxuan.

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4